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"La traccia sul pedale?": come si difende Garofano (e cosa rischia adesso)
Oggi 29-09-26, 09:41
Dopo che la Procura di Pavia ha chiuso nuovamente le indagini su Andrea Sempio e sconfessato le analisi sul presunto dna di Chiara Poggi presente sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, Luciano Garofano è passato al contrattacco. Fu lui a coordinare le indagini dei Ris di Parma all’epoca dei fatti ed è poi stato lui, privatamente, a dare una consulenza alla difesa di Sempio nella nuova indagine, salvo poi lasciare l’incarico nel 2025. Di fronte alle accuse legate alle analisi del Dna che furono decisive nel processo ad Alberto Stasi, il generale dei Carabinieri in congedo difende il lavoro dei suoi uomini e respinge con forza l'ipotesi di manipolazioni o depistaggi. "Atti nascosti? È fantascienza. Ho la certezza granitica – ribatte - di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti. Non era e non è nel nostro costume". Garofano precisa di non aver materialmente eseguito le analisi. "Metto tutte le mani sul fuoco sull'onestà dei miei collaboratori che materialmente furono individuati dalla Procura di Vigevano per fare quelle analisi". Una presa di posizione che arriva dopo il comunicato della Procura di Pavia sulle "contro-analisi che avrebbero potuto scagionare Stasi già 19 anni fa". Secondo quanto riportato, sempre dalla Procura, il Dna ritrovato sui pedali della bicicletta era stato allora attribuito "oltre ogni ragionevole dubbio alla vittima", mentre successivamente era risultato negativo. Venerdì scorso Garofano è stato ascoltato per un'ora e mezza in Procura a Pavia come persona informata sui fatti. "Tutto — spiega al Corriere — si è svolto in un clima di massima collaborazione e serenità. Abbiamo parlato di tante cose e delle analisi di allora". Il generale esclude, almeno per quanto lo riguarda, l'ipotesi di un'iscrizione nel registro degli indagati: "Per quanto mi riguarda, lo escludo. Almeno fino a ora". E difende il metodo seguito dal Ris: "Va messo in chiaro — spiega — che tutte le attività all'epoca sono state eseguite nel contraddittorio tra le parti". Poi aggiunge: "Il Ris non ha omesso, non ha nascosto, non ha depistato". Infine la precisazione sui reperti: "Il profilo di Chiara su quei pedali c'era e nessuno lo può cancellare". E ancora: "I Ris, nel novembre 2025, li hanno consegnati ai pm. Ciò significa che in maniera trasparente tutto quello che c'era da consegnare è stato consegnato".
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