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Larissa Iapichino: "Ora salto libera. Duro il confronto con mamma"
Oggi 17-10-26, 13:36
Il numero uno del mondo, l’oro europeo, il record italiano portato a 7,12 metri in una stagione che l’ha consacrata ai vertici del salto in lungo. A 24 anni Larissa Iapichino ha conquistato risultati e certezze, ma soprattutto si è liberata di un peso: il confronto con mamma Fiona May, a lungo ingombrante, oggi diventato uno stimolo. Larissa, avrebbe mai immaginato di diventare numero uno? «La bambina che ero sarebbe fiera. Sognavo di essere ai vertici, ma immaginarlo davvero no. Sono felice di come ho affrontato paure e difficoltà. Ora viene il difficile: restare prima. Mio padre (Gianni Iapichino, ex astista e suo allenatore ndr) e il team hanno creduto in me più di me stessa». Il momento decisivo del 2026? «Il 7,12 di Eugene, quando ho battuto il record italiano. Lì nel 2022 non mi ero qualificata per la finale mondiale. Mi sono presa una rivincita e un pezzetto di storia. Un passaggio di testimone simbolico: l’eredità era di mamma, ora spetta a me portarla avanti. E so di poter saltare ancora più lontano». Il paragone con mamma Fiona May le è pesato? «In passato mi ha un po’ schiacciato. Ero piccola, sensibile, accusavo le critiche quando deludevo le aspettative. Crescendo è diventato uno stimolo. Mamma mi sprona verso nuovi traguardi». E papà Gianni Iapichino come allenatore? «Sono fortunatissima. Ha allenato anche mia madre, è il mio primo sostenitore. Di lui mi fido completamente. Mamma mi aiuta con le sensazioni della gara. La mia identità è la sintesi dei loro valori». Che cosa ha scoperto di sé con il percorso psicologico? «Ho imparato a riconoscere il mio talento e a non avere paura di essere “troppo”. Sono molto critica con me stessa, riservata. Ora comincio a sentirmi più libera di esprimermi a 360 gradi». Sinner si è fermato per curare il ginocchio. Ha fatto bene? «Lo appoggio totalmente, deve prendersi il tempo necessario per tornare al massimo. Anch’io dopo l’infortunio del 2021 ho interrotto la stagione e saltato le Olimpiadi. La salute viene prima della prestazione: bisogna sapersi fermare». Los Angeles 2028 è nei suoi pensieri? «È presente, ma ancora lontana. Prima c’è il 2027 con i Mondiali all’aperto di Pechino». Lei, Furlani, Sinner, Antonelli, Battocletti: tanti campioni oltre al calcio. Che cosa racconta questa generazione? «Una bellissima generazione di sportivi. C’è spazio per tutti e possiamo stimolarci a vicenda. Seguo il calcio, tifo per la Nazionale e non vedo contrapposizioni. Tra atleti serve empatia: conosciamo la pressione e siamo d’esempio ai giovani». La Generazione Z è davvero fragile come viene descritta? «Abbiamo dimostrato il contrario, superando l’isolamento del Covid e vivendo in un contesto economico instabile. Dovremmo andare oltre gli stereotipi: abbiamo voglia di impegnarci». Chi è Larissa lontana dalla pedana? «Una ragazza normale. Amo l’arte, la lettura e la fotografia, studio Giurisprudenza. Mi rende felice stare con le persone che amo, anche nei momenti più semplici... che scontati non sono mai».
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