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Lavoro, Casasco: solo attraverso la crescita possiamo aumentare i salari
Oggi 08-10-26, 12:58
“La libertà delle parti sociali e la responsabilità del rapporto contrattuale tra associazioni datoriali e organizzazioni sindacali rappresentano un pilastro fondamentale della nostra democrazia. È un principio riconosciuto dalla stessa Costituzione che attribuisce un ruolo centrale alla rappresentanza sindacale e alla contrattazione collettiva. Metterlo in discussione significa indebolire un sistema che negli anni ha garantito diritti, salari e tutele ai lavoratori”. Così Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento economia, intervenendo al convegno “Salario giusto, lavoro vero: linee d’indirizzo, modelli a confronto e prospettive strategiche per la crescita delle retribuzioni in Italia”, promosso dal Dipartimento Lavoro di Forza Italia alla Camera dei Deputati. “La sinistra – ha proseguito - continua a proporre un salario minimo per legge, ignorando che i contratti sottoscritti dalle principali associazioni di categoria, a partire da Confindustria, e dalle organizzazioni sindacali prevedono già trattamenti economici e normativi che vanno ben oltre la semplice retribuzione oraria. Grazie alla libera contrattazione si è potuto costruire un sistema di garanzie che comprende anche previdenza complementare e assistenza sanitaria integrativa, strumenti fondamentali per rispondere a bisogni che lo Stato non sempre riesce a soddisfare. Nessuno nega che oggi i salari debbano recuperare potere d’acquisto, soprattutto a fronte dell’inflazione determinata anche dalle tensioni internazionali. Ma la risposta non può essere quella di comprimere l’autonomia delle parti sociali. Occorre piuttosto rafforzare la contrattazione collettiva. Il governo è già intervenuto con misure sul cuneo fiscale e contributivo per quasi 50 miliardi di euro, oltre all’accorpamento delle aliquote Irpef, che vale circa 5 miliardi nelle tasche dei cittadini. Ma non si può sempre intervenire con una leva fiscale e tenere i conti in ordine. Ora occorre fare un passo ulteriore, puntando sulla crescita economica attraverso una politica industriale capace di sostenere le imprese e gli investimenti. Serve un vero progetto industriale che orienti le risorse verso i settori in grado di fare da volano alla crescita, a partire dalle tecnologie avanzate. In questa direzione vanno l’estensione dell’iperammortamento fino al 2029, l’introduzione di una ACE 2 per le piccole e medie imprese sempre con un indirizzo ben definito e la rivalutazione dei cespiti aziendali. Strumenti per favorire gli investimenti, rafforzare la competitività e creare le condizioni per retribuzioni più elevate. Solo attraverso la crescita, infatti, possiamo aumentare strutturalmente i salari”, ha concluso.
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