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“La sera a Roma” è il nuovo film di Enrico Vanzina
26-10-2026, 14:55
Il Maestro questa volta dà un taglio diverso al suo cinema e mette in scena un film giallo in stile hitchcockiano, costruendo una storia sulla suspense e sul punto di vista visivo. Il protagonista è Federico (Massimo Ghini), un affermato giornalista, che, alla richiesta di un noto broker della finanza che vuole fargli incontrare un giovane attore pronto ad entrare nel mondo del cinema, decide di invitarlo a casa sua. Ma poche ore dopo il ragazzo viene ucciso. Ed è qui che inizia una storia fatta di paura, di tensione, di cose non dette. Quelle mezze verità, unite alle delusioni, mischiano le “carte” della vita di un uomo, in un susseguirsi di sequenze che portano al successo un film ben scritto e ben girato. Vanzina segna un'altra vittoria. Maestro Vanzina, presenta il film tratto dal suo libro “La sera a Roma”. Ma ciò che è molto interessante è la forza che mette in ogni scena. A cosa ha puntato? “Alle fragilità umane attraverso le bugie e i segreti che ci sono in questa storia. Perché Roma è così!” Per esempio? “Una città di fascino, in cui convivono l'aristocrazia e la gente comune. Il mio film non è moralista, ma spesso è il mondo dello spettacolo ad essere spietato. Mi piace il genere, ho cominciato con un giallo che riguarda la mia vita”. Spietato... la parola giusta. Quindi, lei è passato dalla commedia al giallo creando un film molto incisivo. Ma esiste ancora questa nobiltà romana di cui parla? “Sì, esiste. Il film può sembrare una critica feroce, mentre io sono pazzo del melodramma romano, appartiene molto al mio modo di scrivere”. Questo film che ha presentato è davvero forte, intelligente e capace di mettere in mostra vizi e virtù di gente che vive in modo diverso: cosa l'ha convinta? “L'idea di raccontare un piccolo giallo ambientato nella Capitale. Il protagonista è Massimo Ghini nei panni di Federico, un bravo giornalista. La storia si intreccia con tanti attori del cast, tra cui Carlo Buccirosso e Luca Ward”. Maestro Vanzina, lei è riuscito, da solo, a mantenere alto il nome dei Vanzina. Figlio del grande Steno e fratello di Carlo, con cui ha realizzato le più belle comedy all'italiana, ora continua da solo, ma ha l'amore del pubblico. Cosa ricorda di suo padre Steno e di suo fratello Carlo? “I ricordi sono tanti. Ho sempre ammirato mio padre Steno e mio fratello Carlo. Ricordo i film di Totò che faceva mio padre, e quel titolo: Ma mi faccia il piacere... Erano anni interessanti, sinceri. Ma la commedia non è morta, il cinema italiano è indimenticabile perché ha raccontato il Paese, oggi ucciso dalle piattaforme”. Chi ama il cinema riconosce i meriti. C'è ancora quel ristorante che portava il nome Steno e Carlo? “Sì, c'è, si chiama ancora ‘Steno e Carlo’. Non ci sono più loro, ma il menù è rimasto sempre lo stesso”. Tra i comici, oggi chi apprezza di più? “Zalone è il migliore in assoluto”. Nel suo film si parla di un giornalista... Qual è la forza che può legare ad un giornale? “La forza di un giornalista è di rimanere indipendente, specie se la passione diventa vita”
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