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Marco Rizzo, la mossa del compagno può far vincere il centrodestra
Oggi 25-10-26, 02:31
Avevamo lasciato il compagno Marco Rizzo ai ferri corti con Roberto Vannacci, dopo un breve idillio tra i due. Era la penultima puntata. L’ultima, l’ex militante del Pci, fondatore del Partito comunista (Pc) e ora di Italia domani (e tante altre cose in mezzo) ha iniziato a scriverla ieri. La storia finirà con lui candidato alle elezioni politiche con la sua piccola sigla. Da solo? Forse. Ma ci sono voci, a palazzo Madama, che dicono di no: Rizzo potrebbe portare alla causa del centrodestra quello “zero virgola” che alla fine, in un sistema che assegna il «premio di governabilità» a chi arriva primo superando il 42% dei voti, può fare la differenza. Gli indizi vanno in questa direzione. Di sicuro, per ora, ci sono le poche righe apparse ieri nelle pieghe del sito del Senato: «Il 23.10.2026 la componente Civici Marche assume la nuova denominazione “Italia domani - Marco Rizzo”». L’annuncio sarà dato «nella seduta n. 468 del 27.10.2026». Significa che Rizzo, ora, ha il suo micro-gruppo parlamentare. Per l’esattezza una componente del gruppo Misto, a palazzo Madama, dove basta un solo eletto per averla, purché sia collegata a una lista che si è presentata alle elezioni del 2022. In questo caso il protagonista è un personaggio noto: l’81enne Antonio Guidi, ex forzista e ministro per la Famiglia nel primo governo Berlusconi. Entrato in Fratelli d’Italia nel 2014, eletto in Senato come capolista in Umbria nelle liste di Fdi e a inizio legislatura “prestato” al gruppo «Civici d’Italia - Noi Moderati - Maie», che è parte del centrodestra. E ora, appunto, compagno d’avventura del compagno Rizzo. Per il 67enne torinese, la firma del meloniano Guidi vale oro. La nuova legge elettorale, infatti, alza da 1.500 a 6.000 le firme da presentare in ogni collegio plurinominale per candidare una lista. Una sfida proibitiva per tante nuove sigle. Ci sono, però, eccezioni per i partiti costituiti in gruppo parlamentare e per quelli che hanno una «componente politica di gruppo parlamentare» in almeno una delle due Camere. In pratica, per chi ha una componente nel Misto resta la vecchia assicella di 1.500 firme. Sono quelle che, grazie a Guidi, dovrà raccogliere Rizzo. Cui prodest? Di certo non a Vannacci. Un anno fa, di questi tempi, Rizzo annunciava che era stato «avviato un dialogo» con il generale, all’epoca ancora intruppato nella Lega, con il quale c’era «accordo su diversi punti programmatici». La suggestione rossobruna è durata poco. I due si sono lasciati male e ora il leader di Futuro nazionale è il bersaglio preferito di Rizzo. Dopo il voto a Reggio Calabria, ha sentenziato che «Vannacci non è assolutamente determinante per il centrodestra». Intanto Italia domani ha iniziato a prendere iscritti e dirigenti a Futuro nazionale. Un mese fa, a Sassari, in cinquecento hanno lasciato Fn per passare con Rizzo. Non è stato l’unico episodio. «Constatiamo un’emorragia dalle loro fila», ha gongolato Rizzo nei giorni scorsi, avvisando che «le nostre porte sono aperte». “Sgonfiare” Vannacci è un’operazione che certo non spiace alla destra di governo. E questa è la versione che filtra da Fdi. Ma altri assicurano che l’apporto di Rizzo potrebbe andare oltre. Come è successo alla Camera, dove occorrono tre deputati per creare una componente del gruppo Misto: Manlio Messina (ex Fdi) e Luca Sbardella (in Fdi sino al 9 ottobre) si sono uniti a Francesco Gallo, di “Sud chiama Nord”, per permettere al movimento siciliano di Cateno De Luca di presentarsi alle Politiche, alleato col centrodestra, raccogliendo il minimo delle firme. Come ha fatto Giuseppe Conte, prestando il suo senatore Luigi Nave ad Alessandro Onorato, che in questo modo potrà presentare le liste di “Progetto civico” raccogliendo 1.500 firme per collegio. E come si appresta a fare l’ex cossuttiano Rizzo. Di sicuro non per andare a sinistra, per correre da solo o in coalizione si vedrà. Comunque a beneficio del centrodestra.
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