s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Mario Roggero umiliato ancora dalle toghe: l'ultimo schiaffo all'udienza
Oggi 10-09-26, 09:58
Cinquantasei giorni oggi. Sono cinquantasei giorni che Mario Roggero è chiuso dentro al carcere di Bollate. Cinquantasei giorni che non fa ritorno a casa, che non dorme nel suo letto, che non mangia al tavolo di casa sua, che vede le figlie quando gli orari delle visite parenti lo permettono. Che non gioca con i propri nipoti in giardino. Cinquantasei giorni che non si siede fuori la sera, come era solito fare, sotto al suo porticato, per far scivolare via pensieri e fatiche del giorno. Il gioielliere di Grinzane Cavour, 72 anni compiuti il 5 maggio scorso, è stato condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione - che per un ultra settantenne equivalgono all’ergastolo - perché reo di essersi difeso durante una rapina impugnando l’arma. Era il 28 aprile 2021. Due banditi morirono. Il 17 luglio scorso ha fatto il suo ingresso nel carcere alle porte di Milano. Che per quanto sia uno dei migliori d’Italia, è pur sempre un carcere. Regole restrittive, docce in comune, tempi dilatati e spazi limitati. Dove i minuti paiono ore, le ore paiono giorni, i giorni mesi. Dove manca la calma per pensare, e soprattutto gli angoli che prima a casa erano intimi, ora sono diventati condivisi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48713875]] L’estate Mario Roggero l’ha passata dietro le sbarre, e ieri al tribunale di Sorveglianza di Torino si è svolta l’udienza per discutere il differimento di pena, nell’attesa che si discuta la domanda di grazia, di cui - Libero è in grado di anticiparlo - è partita l’istruttoria. Il team difensivo di Mario Roggero ha dunque chiesto che il gioielliere possa andare ai domiciliari. Un’udienza durata quindici minuti a dir tanto, dove Roggero era collegato in videoconferenza dall’istituto penitenziario. Non ha parlato. Ha ascoltato. «Abbiamo discusso - dice il legale Stefano Marcolini a Libero - e i giudici si sono riservati, ora aspettiamo con pazienza la decisione nei prossimi giorni». Il tribunale infatti si è riservato. Mentre i pm vorrebbero lasciare Mario in galera: la procura generale, nella persona del dottor Avenati Bassi, ha infatti espresso parere negativo. Lo stesso magistrato, fa sapere Marcolini, «che, per ironia della sorte, aveva sostenuto l’accusa anche in appello. Noi abbiamo insistito sulle nostre richieste. Io avevo già depositato la memoria. Non ragiono mai in termini di speranza: la possibilità di accoglimento c’è». Per quanto riguarda i tempi di attesa, «ancora non si sa. Ma la pronuncia dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, speriamo prima del 16 settembre». In quella data di udienza ce n’è in programma un’altra, stavolta al tribunale di Sorveglianza di Milano, dove invece Mario parteciperà in presenza. Un’udienza sempre per un eventuale differimento di pena, e sempre nell’attesa che si discuta la domanda di grazia. Due udienze sulla stessa questione, conseguenza di un conflitto di Iriferti di quel maledetto intervento, finito con un bimbo di appena due anni e mezzo in terapia intensiva, attaccato per settimane all’ecmo della respirazione extracorporea e morto nel febbraio scorso, sarebbero stati modificati almeno tre volte. È l’avvocato della famiglia di Domenico Caliendo, Francesco Petruzzi, a raccontare la discrepanza che «apprendiamo dall’estrazione delle chat dai cellulari degli indagati». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48932228]] «Nelle prime due versioni», dice Petruzzi, «si legge che l’organo, estratto dal sistema di trasporto, appare congelato. Nessuna spiegazione, nessun responsabile. Nella versione definitiva, arriva la modifica decisiva: il contenitore viene aperto e nel mentre si inizia la cardiectomia. Ciò che era consequenziale diventa allora simultaneo. È esattamente il punto su cui questa difesa insiste da sempre: la cronologia proposta non regge il confronto con la scheda anestesiologica e con l’orario di clampaggio aortico. Il resto del verbale non cambia. Cambia solo il racconto dei minuti in cui il cuore è arrivato in sala. E cambia sempre nella stessa direzione, quella del falso e dello scaricabarile di responsabilità». Sono sette gli indagati per la tragedia del bimbo col “cuore bruciato”, il primario di Cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni sono anche stati sospesi temporaneamente dalla professione per falso. competenza nato proprio fra Torino e Milano a luglio scorso. Conflitto che sarà discusso l’11 novembre in Cassazione. Ancora non si capisce che cosa accadrà, nel caso in cui la Suprema Corte dovesse risolvere il conflitto in un modo o nell’altro. Ma in questo percorso a ostacoli, il team difensivo di Mario Roggero coordinato dal professor Sergio Novani con l’avvocato Marcolini procede delicatamente, passo dopo passo. Come è stata motivata la richiesta di differimento della pena? «Tutto è incentrato sulla domanda di grazia» spiega Marcolini. Dalla data della pronuncia della pena da parte della Cassazione, la legge stabilisce che ci siano sei mesi per poter eventualmente godere di un differimento della pena - che in sostanza significa posticipare l’inizio di una pena detentiva in attesa di altre decisioni, in questo caso la grazia. «Questi sei mesi scadono a gennaio - dice il legale -, quindi intanto ci siamo già mangiati una cinquantina di giorni, tra un rimpallo e l’altro. La richiesta principale comunque è il differimento della pena in attesa della decisione del Capo dello Stato sulla grazia. In subordine la detenzione domiciliare, sempre però in attesa della decisione del presidente Mattarella». E il caso Roggero sembra essere destinato a fare scuola, perché la richiesta di differimento della pena, pendente la domanda di grazia, deriva proprio da una norma del codice penale su cui non ci sono tanti precedenti, in giurisprudenza. «Anzi, non ce ne sono proprio - conferma il legale -. Ha senso perché, se poi arriva la grazia, intanto mi hai fatto scontare una pena che non doveva essere scontata». Intanto, dal carcere, Mario attende. Ora ha una stanza dove si occupa di contabilità. La moglie e le figlie vanno regolarmente a trovarlo. Sei ore al mese. E sono sfruttate tutte. Nella speranza che non ci sia più bisogno, e che prima possibile possa fare ritorno a casa.
CONTINUA A LEGGERE
4
0
0
Guarda anche
Libero Quotidiano
Mario Roggero fuori dal carcere, ore decisive. Ma è rissa sulle udienze
Libero Quotidiano
14:05
Prato, sequestrati 6.500 pacchetti di sigarette di contrabbando
Libero Quotidiano
13:56
Elezioni Midterm Usa, Trump "Se vinciamo 5.000 dollari a ogni americano"
Libero Quotidiano
11:46
Tajani su accordo Mercosur: Non solo valore economico, ma anche strategia politica
Libero Quotidiano
11:46
Kérastase torna a Venezia e firma gli hair look delle star
Libero Quotidiano
11:46
Nicola Fratoianni, "elenchi almeno 3 punti": la risposta con cui si copre di ridicolo
Libero Quotidiano
11:33
