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Estero
Merz è inamovibile ma resta senza popolo
Oggi 22-09-26, 10:35
Friedrich Merz ha aspettato vent’anni la rivincita su Angela Merkel, che nel 2002 gli tolse la guida dei deputati cristiano-democratici, e nel 2018, tornato in politica per prendersi il partito, prometteva di riportare la Cdu al 40% e di dimezzare l’AfD, l’estrema destra cresciuta negli anni della Merkel. Domenica il Meclemburgo-Pomerania anteriore, il Land sul Baltico che per 31 anni ha mandato l’ex cancelliera al Bundestag, ha dato alla Cdu di Merz il 4,9% e all’AfD il 38,2%, più del doppio di cinque anni fa. Rimasta sotto lo sbarramento del 5%, la Cdu esce per la prima volta da un Parlamento regionale e fa peggio del suo minimo storico, il 9% di Brema nel 1951. Domenica sera Merz è comparso in televisione per ammettere il disastro e ieri ha spiegato che le cause della sconfitta «vanno ben oltre la mia persona», la stessa persona che i dirigenti locali avevano tenuto alla larga dalla campagna, convinti che avrebbe fatto perdere altri voti. Nelle riunioni di partito, ha assicurato, nessuno ha messo in discussione il suo ruolo, ma «sappiamo che non riusciamo più a raggiungere ampie parti della popolazione», ha ammesso. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49195753]] A Berlino, dove la Cdu governava dal 2023, Merz si è accontentato di poco e ha definito «rispettabile» un risultato costato al partito un terzo dei voti. La capitale passerà quasi certamente alla Linke, che ha vinto con il 25,7% promettendo espropri ai grandi gruppi immobiliari: non per niente è l’erede della Sed, il partito che governava la Germania comunista. Sommando Linke e AfD, il cancelliere ha contato a Berlino oltre il 40% di voti per forze «distruttive, che mettono in discussione in nostro sistema politico parlamentare», e ha denunciato l’antisemitismo che dopo la strage di Hamas del 7 ottobre 2023 si manifesta nelle strade, «una vergogna per la Germania». Proprio la Linke ha dovuto difendersi da accuse di antisemitismo. Merz ha detto che resterà dov’è per garantire il «futuro democratico» della Germania e perché spera che la riforma delle pensioni, i sussidi di disoccupazione e le norme sul lavoro, che dovrebbero essere adottate nei prossimi mesi, portino consensi. Ma resta anche perché nessuno vuole il suo posto. I due nomi che circolano, Hendrik Wüst, governatore del Nord Reno-Westfalia, e il bavarese Markus Söder, hanno l’uno le regionali del 2027, l’altro la tessera della Csu, che parte della Cdu non vuole alla cancelleria, e un cambio al vertice passerebbe dai voti della Spd, con il rischio di un voto anticipato mentre l’AfD è prima nei sondaggi. Ben Hall, commentatore del Financial Times, si è chiesto quanto tempo resti al cancelliere, la cui popolarità è crollata in appena 16 mesi, nonostante «le scelte coraggiose su difesa e Ucraina». Secondo Hall, un leader diventato profondamente impopolare non si riprende quasi mai, tanto più se gli elettori gli rimproverano un difetto di carattere, come l’arroganza a Emmanuel Macron e l’indecisione a Keir Starmer. Merz, scrive Hall, è «altezzoso e goffo». Mentre la Cdu discute del proprio capo, gli estremi «distruttivi» hanno cominciato a parlarsi. In Sassonia-Anhalt, dove il 6 settembre l’AfD ha sfiorato la maggioranza assoluta con il 43,8%, ieri il Bsw, il partito fondato da Sahra Wagenknecht dopo essere uscita dalla Linke, ha accettato di votare un presidente del Parlamento regionale dell’AfD in cambio della vicepresidenza. È esclusa una coalizione, ma Bsw si asterrà quando il Parlamento eleggerà il governatore. Al terzo scrutinio, quando basta la maggioranza relativa, quell’astensione potrebbe consegnare il Land all’estrema destra. Il capo dell’AfD Tino Chrupalla ha lodato Bsw: è l’unico partito a rispetta le consuetudini parlamentari, ha detto. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49195310]] I rossobruni, d’altronde, si ritrovano sul gas russo a buon mercato, sul no alle armi all’Ucraina, sul no alle deroghe europee per il riarmo e sono accomunati dalle accuse di antisemitismo. Una saldatura che, di qua dalle Alpi, potrebbe illuminare l’allineamento fra Conte e Vannacci, che rivendica i «tantissimi punti in comune» con AfD e la cui destra, ha detto Alemanno alla convention di Futuro Nazionale, «o è sociale oppure non è». I due leader concordano sul gas di Putin, sulle armi a Kiev, sul no al riarmo europeo e pure in economia, dall’istituzione di un Fondo sovrano per finanziare infrastrutture ed energia ai bonus per le ristrutturazioni fino al voto contro il ddl antisemitismo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49194976]]
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