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Pedro Sanchez oggi cade? La bomba catalana sulla testa del premier
Oggi 02-10-26, 09:52
La bomba catalana esplode tra le mani di Pedro Sanchez. Con chiavi, fischietti, coperchi e cucchiai, perché il rumore delle pentole arrivi fin dentro il Congresso spagnolo: centinaia di persone hanno partecipato ieri sera a una caceroladadavanti al municipio di Madrid e analoghe manifestazioni si sono tenute in numerose città di Spagna, da Barcellona a Cordoba, per chiedere ai deputati di approvare i decreti varati dal governo Sanchez per l'emergenza abitativa. E la protesta cresce in Puerta del Sol, nel cuore della capitale spagnola, dove da sabato migliaia di persone sono accampate, dopo lo sfratto dell'87enne Maricarmen Abascal, per rivendicare il diritto alla casa. Il problema, però, è politico. In migliaia si sono riversati nella piazza dopo il 'no' giunto nella notte del partito indipendentista Junts di Catalunya, i cui 7 deputati sono decisivi per la fragile maggioranza della coalizione progressista Psoe-Sumar in Parlamento. Il partito presieduto da Carles Puigdemont, in un comunicato ha annunciato che non convaliderà i provvedimenti. E ha chiesto al governo di ritirarli - a poche ore dal dibattito in Parlamento, previsto oggi alle 11 - sostenendo che le misure, così come sono, "provocheranno l'effetto contrario": meno offerta di affitti e prezzi ancora più alti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49247637]] L'esecutivo, però, non intende retrocedere. "Questo un governo non farà un passo indietro nella sua lotta per il diritto alla casa", ha scritto il premier Sanchez in un post riversato su X. "I decreti che abbiamo presentato servono per frenare la speculazione, facilitare l'accesso alla prima casa, favorire gli affitti accessibili e frenare gli sfratti, come abbiamo visto oggi nel caso di Macarena a Barcellona", ha scritto Sanchez, in riferimento allo sospensione dello sgombero di una donna nel quartiere Sant Andreu, proprio grazie all'entrata in vigore dei provvedimenti, pubblicati sul Bollettino Ufficiale dello Stato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49263395]] "E' arrivata l'ora della vertà. Pp, Vox e Junts devono scegliere: o stanno con la maggioranza sociale o con gli speculatori", scrive il premier. "Il loro voto li ritrarrà davanti a intere generazioni", sottolinea. Una sfida politica diretta a Junts, dopo mesi di negoziati e dopo che la forza indipendentista aveva già bocciato nei mesi scorsi - votando assieme alle destre - un precedente decreto di misure per la casa. Il voto odierno, secondo molti analisti, diventa così un passaggio decisivo per la tenuta dell'esecutivo. Podemos, il Partito nazionalista basco e Coalicion Canaria, altre forze decisive per la maggioranza, hanno confermato il sostegno al primo decreto, con il grosso delle misure, mentre il secondo - con il rinnovo automatico dei contratti di affitto - presenta un quadro più incerto. E intanto cresce il clamore della piazza, con il Sindicato de Inquilinas, promotore delle proteste, che fa già appello allo sciopero generale.
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