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Protestanti contro cattolici, l'Irlanda trema di nuovo
Oggi 28-09-26, 08:53
La marcia unionista dell’Orange Order lungo Garvaghy Road a Portadown, arteria a schiacciante maggioranza cattolica e nazionalista, rappresenta da oltre due secoli uno dei simboli più divisivi del settarismo in Irlanda del Nord. Fondata nel 1795, l’organizzazione protestante e lealista considera le proprie sfilate celebrative una fondamentale espressione di identità culturale e diritto di passaggio; al contrario, la comunità repubblicana locale vive storicamente questi cortei triumfalistici come una deliberata provocazione. Oramai vietata dal 1998 dopo i sanguinosi scontri dell’era dei “Troubles”, la marcia torna oggi a scatenare la bufera per la prima volta dopo ventotto anni. L’Irlanda del Nord s’è svegliata con l’ombra del suo passato più buio a incombere sulle strade della contea di Armagh. E tutto perché la Parades Commission, l’autorità indipendente nata nel 1998 per regolamentare le manifestazioni controverse e allentare le spaccature comunitarie, ha ribaltato la sua storica linea di condotta autorizzando trentacinque membri dell’ordine a percorrere il tragitto in silenzio, senza bande musicali né sostenitori al seguito. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49246074]] La decisione ha innescato un’estenuante battaglia legale fino alle prime ore del mattino di ieri. Nella serata di sabato un giudice dell’Alta Corte di Belfast aveva temporaneamente bloccato il corteo chiedendo a tutti di fare un passo indietro sull’orlo del precipizio. Tuttavia, durante sbalorditive udienze notturne concluse solo alle due e quindici, la Corte d’Appello ha annullato l’ingiunzione per un errore di diritto, ripristinando il via libera formale alla sfilata per l’alba di domenica. Il pronunciamento ha scatenato la reazione immediata dei residenti. Sotto una pioggia battente, centinaia di persone si sono riversate in strada formando barriere umane e catene di solidarietà per sbarrare il passo, rievocando le drammatiche proteste degli anni Novanta. Di fronte alla presenza fitta dei manifestanti e al rischio concreto di disordini, il Police Service of Northern Ireland ha dovuto congelare la marcia, tenendo gli orangisti fermi all’altezza della chiesa di Drumcree. La vicenda ha inevitabilmente scosso le fondamenta dell’esecutivo locale basato sulla condivisione del potere. La prima ministra Michelle O’Neill, esponente dello Sinn Féin, è scesa personalmente in strada a Portadown a fianco dei residenti, definendo vergognosa la scelta di forzare la marcia e affermando che non si tornerà mai indietro al passato. Il premier irlandese Micheál Martin, già alle prese con la crisi calcistico-politica della sua nazionale che ieri è scesa in campo contro Israele in Nations League tra disordini, boicottaggi da parte di calciatori pro-pal e scontri ideologici con i tifosi, ha giudicato incomprensibile l'autorizzazione. Sul fronte opposto, il vicepremier unionista Gavin Robinson ha accusato la premier O’Neill di aver violato la legge sostenendo una protesta non autorizzata e ha chiesto che i politici presenti vengano perseguiti, mettendo a duro rischio la stabilità della coalizione di Belfast, mentre da Londra le autorità britanniche continuano a rivolgere accorati appelli alla calma.
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