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Quando il tatuaggio trasforma una cicatrice: la storia di Federico e Silvia
Oggi 17-09-26, 10:31
Dai Musei Vaticani alle grandi convention internazionali, Federico Costantini ha fatto del freehand tattoo la propria cifra artistica. Tra i suoi lavori anche quelli sulle cicatrici, che possono diventare il punto di partenza per costruire un nuovo rapporto con il proprio corpo. Ci sono cicatrici che raccontano una storia e persone che, a un certo punto, decidono di cambiarne il significato. Non cancellandole, ma trasformandole. È anche da qui che nasce una parte del lavoro di Federico Costantini, tatuatore che utilizza il disegno sulla pelle per costruire immagini intorno ai segni lasciati da interventi, malattie o esperienze difficili. Il suo percorso artistico comincia lontano dagli studi di tattoo: Costantini ha infatti lavorato come restauratore ai Musei Vaticani, esperienza che ha contribuito a formare il suo approccio al disegno e alla materia. Negli anni ha fatto del freehand tattoo, realizzato direttamente sulla pelle a mano libera, uno dei tratti distintivi del proprio lavoro. Oggi lavora tra Pomezia, New York, Los Angeles e l’Asia, partecipando alle principali convention internazionali anche come giudice. Una carriera che lo ha portato a confrontarsi con alcuni dei più importanti studi e professionisti del settore e a ottenere riconoscimenti nelle categorie Best Realistic, Best Cover Up, Best of Day e Best of Show. Ma alcuni dei suoi lavori vanno oltre la tecnica. Quando il tatuaggio interviene su una cicatrice, l’obiettivo non è soltanto coprire un segno: per chi lo sceglie può diventare un modo per riappropriarsi di una parte del proprio corpo e attribuirle un significato nuovo. È quello che il tatuaggio ha rappresentato per Silvia Torricelli. Insegnante di inglese e pianista, Silvia ha affrontato circa vent’anni fa un tumore al seno. Nel febbraio del 2025 è poi arrivato il dolore più grande, con la perdita del figlio. L’incontro con Federico arriva quasi per caso, in una fase particolarmente difficile. Al primo appuntamento Silvia si presenta con una convinzione precisa: «Da oggi la mia vita deve cambiare». Da quell’esperienza prende avvio un nuovo percorso creativo. Poco dopo Silvia recupera alcuni scritti risalenti agli anni della malattia, li rielabora e li trasforma in un libro, pubblicato prima in italiano e poi anche in inglese. Tatuaggio, musica e scrittura diventano così linguaggi diversi dello stesso percorso: non cancellare ciò che è accaduto, ma provare a trasformarlo. Ed è forse qui che il lavoro di Costantini trova uno dei suoi significati più profondi: la cicatrice resta parte della storia, ma l’immagine costruita intorno ad essa può diventare l’inizio di un capitolo nuovo.
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