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Se alla Germania fa gola l'atomica di Londra
Oggi 28-08-26, 11:14
In un quadro geopolitico che fa spavento, l’Europa accelera gli sforzi per affrancarsi dalla dipendenza militare ed energetico-strategica dagli Stati Uniti. Ideando soluzioni anche drastiche. Secondo quanto riporta il Telegraph, la Germania di Friedrich Merz sta valutando la possibilità di investire nel deterrente nucleare britannico Trident. L’obiettivo di Berlino è rafforzare l'ombrello atomico del Vecchio Continente senza dover sviluppare un proprio arsenale nucleare. Una fonte diplomatica tedesca ha rivelato con franchezza che «i responsabili politici si svegliano ogni mattina chiedendosi cosa diavolo faranno gli americani domani». Tra le opzioni sul tavolo c’è anche il supporto convenzionale a protezione delle infrastrutture critiche del Regno Unito, come la base sottomarina di Faslane in Scozia, dove la Germania potrebbe schierare batterie di difesa aerea Patriot. La Gran Bretagna mette già a disposizione della Nato il suo arsenale di circa 200 testate nucleari per la difesa dell’alleanza. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48890839]] LA COOPERAZIONE USA Ma sebbene il Regno Unito goda di piena autonomia nell’impiego delle proprie armi, non può costruirle, mantenerle o modernizzarle senza la cooperazione americana. Anche la nuova testata nucleare britannica Astraea viene sviluppata parallelamente al programma americano W93, nell’ambito di un piano di ammodernamento del deterrente nucleare del Regno Unito del valore di 80 miliardi di euro. Ciò è diventato motivo di preoccupazione a Berlino, che vorrebbe incidere di più per avere padronanza strettamente europea. L’esigenza di una maggiore indipendenza operativa è stata ribadita anche ieri a Bruxelles durante il vertice tra il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e il sottosegretario statunitense alla Difesa, Elbridge Colby. Rutte ha sottolineato la «necessità assoluta che Europa e Canada facciano di più nella Nato» e che il peso della sicurezza «sia ripartito in maniera più equa con gli Usa». Il riarmo europeo passa soprattutto attraverso lo sviluppo di nuove capacità tattiche e industriali autonome. Specie nei settori più scoperti: droni, con l’ausilio del know-how ucraino, e missili a lungo raggio, con l'iniziativa “European Long Strike Approach” (Elsa) promossa da Francia, Italia, Germania, Polonia, Regno Unito e Svezia e che mira a realizzare un missile da crociera comune da terra con gittata superiore ai 2mila chilometri. In questo contesto s’inseriscono molte delle ultime novità in cantiere presso la multinazionale Mbda, come il nuovo sistema d’arma da crociera “Land Cruise Missile System” (Lcm Mk-2), variante avanzata dello Scalp Naval con gittata oltre i mille chilometri, seeker IIR e tecnologie anti-jamming, operabile dal 2029 da lanciatori terrestri quadrupli. O come il drone a reazione “Deluge”, ideato per saturare le difese aeree nemiche, e il missile d’attacco “Crossbow”. I tre sistemi sono progettati per operare in sinergia in attacchi di precisione, con prime consegne a partire dal 2027. L’EREDITÀ DI DRAGHI La sfida della sovranità militare s’intreccia infine con la competitività economica continentale. Da Parigi, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha spronato le cancellerie a raccogliere l’eredità del rapporto Draghi: «Sulla sua scia, la nostra ambizione è fare dell’Europa un continente che produce, investe e protegge. Dobbiamo rimettere la capacità industriale al centro delle nostre azioni». Von der Leyen ha poi confermato la centralità delle risorse comunitarie: «Il prossimo bilancio sarà il braccio finanziario della nostra indipendenza. Con oltre 450 miliardi provenienti dal Fondo europeo per la competitività e da Horizon Europe sosterremo l’intera filiera. Non possiamo avere ambizioni senza i mezzi per finanziarle».
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