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Estero Europa
Serbia e Bulgaria, trema l'Unione europea: tam tam a urne aperte
Oggi 25-10-26, 11:04
Oggi due elezioni cruciali nei Balcani. Sono elezioni parlamentari anticipate in Serbia: Paese che non è nella Nato e neanche nella Ue, anche se ha da tempo una richiesta di adesione. Sono elezioni presidenziali in Bulgaria che, invece, nella Ue e nella Nato ci sta da tempo. Ma sono entrambi Paesi slavi e ortodossi, oltre che confinanti fra di loro e con storiche simpatie per la Russia. In Serbia, in particolare, si torna alle urne per rinnovare i 250 deputati dell’Assemblea Nazionale dopo quasi due anni di proteste contro la corruzione guidate dagli studenti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49450176]] Il ritorno alle urne era una delle principali richieste del movimento nato in seguito al crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad che nel novembre 2024 causò la morte di 16 persone: una tragedia che divenne un simbolo della corruzione politica nella società serba e che portò in piazza centinaia di migliaia di persone. Il 27 settembre Aleksandar Vucic si è dimesso dall’incarico da presidente che ricopriva dal 2017 e che avrebbe potuto mantenere fino al prossimo maggio, e non potendo correre per un terzo mandato presidenziale si è riproposto come primo ministro. Lo era già stato, tra 2014 e 2017. Ora dice di volersi «candidare come un uomo comune, come uno del popolo». Lo sfida una singolarissima “Studentska lista” (Lista studentesca – Gli studenti vincono), che non ha indicato un candidato premier, e con cui si profila un serrato testa a testa. Vucic è invece è a capo della lista elettorale della sua formazione populista e nazionalista di destra, il Partito Progressista Serbo, al potere ormai dal 2012, ed è nella coalizione Serbia Unita assieme all’estrema destra filo-russa del Partito Radicale Serbo di Vojislav Šešelj. Ma ci sono in tutto 18 liste, tra cui sette rappresentative di minoranze etniche. Tra i partiti minori c’è una coalizione nazionalista guidata dagli ex-comunisti del Partito Socialista che potrebbe potenzialmente fare da alleata esterna di Vucic. Vari partiti di opposizione di centro-sinistra hanno deciso invece di non presentarsi alle urne per non disperdere voti e farli confluire verso gli Studenti, ma correrà invece separatamente l'alleanza “Serbia Europea”, che potrebbe allearsi con stessi Studenti dopo il voto. In Bulgaria, invece, se nessuno tra i 27 candidati riuscirà ad avere una maggioranza assoluta con un’affluenza oltre il 50% degli aventi diritto, il primo novembre ci sarà il ballottaggio tra i due più votati. Secondo i sondaggi, la sfida dovrebbe essere tra la filo-russa Ilijana Jotova, presidente in carica sostenuta dagli ex-comunisti del Partito Socialista e da Bulgaria progressista del primo ministro Rumen Radev, e Andrey Gyurov, ex primo ministro liberale ed europeista e ex-vicegovernatore della Banca Nazionale. Sono elezioni presidenziali regolari, a cinque anni di distanza dalle precedenti. Ma sulla poltrona di presidente c’è un nome diverso da quello uscito dalle urne: lo scorso anno Radev era stato confermato per un secondo mandato ma lo scorso gennaio a sorpresa si è dimesso per partecipare alle elezioni parlamentari di aprile: a prendere il suo posto, dal 23 gennaio 2026, è stata la vicepresidente Ilijana Jotova, ora presidente in carica, mentre Radev è diventato primo ministro.
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