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Sinner, "ecco perché ha scelto Norman". Cosa si dice nel circuito
Oggi 08-11-26, 10:35
Il post-Darren Cahill stimola i commenti e le "profezie" di molti esperti e appassionati di tennis: l'addio di Jannik Sinner al mitico coach australiano e la scelta di affiancare a Simone Vagnozzi un ex big della racchetta come lo svedese Magnus Norman rappresenta infatti la novità più elettrizzante della prossima stagione sottorete, una stagione che per l'ex numero 1 al mondo italiano rappresenterà quella del riscatto dopo una prima parte di 2026 entusiasmante (record di vittorie consecutive nei Masters 1000, trionfo a Wimbledon) e una seconda frustrante a causa dell'infortunio al ginocchio che lo ha relegato ai bax (senza dimenticare il ko agli Australian Open e il crollo fisico al Roland Garros). Secondo Fabio Della Vida, storico manager e talent scout intervistato da Fanpage, bisogna partire da una premessa: "Se nasci pecora muori pecora, in campo ci va il giocatore". Come dire: l'allenatore conta, ma fino a un certo punto. Norman e Cahill, spiega poi, hanno "un sacco di cose in comune. Sono bravissimi tutti e due, ma veramente bravi. Sono coach veri, non quelli finti, come ce ne sono tanti in giro per il mondo. Entrambi non hanno un ego, lasciano esprimere il giocatore di tennis. Quando Sinner prese Darrenfui contento perché si parlava anche di McEnroe, Becker, e così via. Ma Boris per esempio ha un carisma che avrebbe potuto offuscare quello di Sinner. Magari Jannik vinceva e dicevano: 'Perché Becker ha detto questo, perché McEnroe ha detto quell'altro'. Invece Cahill e Norman sono delle persone normali. Norman è stato per una vita con Wawrinka, ma chi lo sapeva alla fine? Perché è uno che lavorava molto bene e basta. Non faceva conferenze stampa, non parlava, era molto modesto, stava nell'ombra ed è quello che serve a Sinner". Gli ex grandi campioni diventati coach "devono stare al posto loro, essere professionisti". Secondo Della Vida, inoltre, "credo anche che sia stato proprio Cahill a consigliare Sinner di prendere Norman. Di questo non sono sicuro perché non seguo più Darren come una volta, ma l'ho sentito dire nell'ambiente e pur non sapendo se effettivamente sia così direi che ha molto senso. Sono persone molto simili che capiscono il tennis, insegnano e hanno qualcosa da dirti". Più scettico invece su una delle motivazioni rimbalzate nel circuito sulla scelta di Norman: quella di migliorare sul rosso per puntare tutto al Roland Garros. "Anche Cahill era un giocatore più d'attacco di Norman però anche Norman non giocava male a rete. Ma ripeto: sono due profili simili, persone molto tranquille che lavorano nell'ombra e che sanno stare zitte senza dire parole di troppo. Conoscono bene il tennis e sanno come farti giocare e dare il meglio. Poi dei coach si dice tutto, che siano bravi e tutto ma in realtà non contano più del 2%. Però se quel 2% ti fa vincere uno Slam allora conta molto".
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