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"In mare 13 ore al giorno, ma il gasolio si mangia gli incassi": i pescatori allo stremo in Puglia
Oggi 24-10-26, 13:31
I pescatori pugliesi sono allo stremo. E il caro gasolio rischia di dare il colpo di grazia a uno stile di vita che avvicina sempre meno giovani e che in alcuni casi non viene più tramandato. A Mola di Bari resistono 60 pescherecci, circa 200 lavoratori e rispettive famiglie. Hanno deciso di fermare le attività, esponendo striscioni e chiedendo un tavolo di confronto alla Regione. Uno di loro è Dario Martinelli, 43 anni, in prima linea nella protesta in solidarietà alla mobilitazione degli autotrasportatori e degli agricoltori. "Ormai il 70 per cento dell'incasso finisce direttamente nelle spese, tra gasolio e i costi del personale. A noi non resta nulla. Non ce la facciamo più e stiamo sopravvivendo". Il prezzo del gasolio per i pescatori italiani oscilla attualmente intorno a 1,30 euro al litro, con un rincaro del 100% rispetto a inizio 2026. "La flotta cittadina - spiega nel video Nicola Parente, pescatore da oltre 50 anni - si è quasi dimezzata nell'ultimo decennio. Tante imbarcazioni vanno in perdita, ma si cerca sempre di onorare gli stipendi degli equipaggi a discapito dell'impresa stessa". Il disagio riguarda tutte le marinerie - Santo Spirito, Bari, Molfetta, Manfredonia, Monopoli, Gallipoli, Trani e Bisceglie, Vieste - che denunciano l'imposizione di regolamenti europei pensati per i mari del Nord con una applicazione rigida e indiscriminata. "Sono nato in mare ma a mio figlio non tramanderò quest'arte. Non ci sarà una terza generazione, forse siamo gli ultimi", conclude Dario Martinelli - di Daniele Leuzzi
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