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25 anni dopo l'11 settembre, i veleni di Ground Zero uccidono ancora
Oggi 09-09-26, 02:55
AGI - Nei mesi drammatici che seguirono gli attacchi al World Trade Center, ai newyorkesi fu ripetutamente assicurato che l'aria intorno alle torri crollate era respirabile e sicura. Ma dieci mesi dopo, le autorità sanitarie continuavano a trovare tracce di amianto fino a 800 metri di distanza. Lo rivelano i registri della qualità dell'aria che il New York Times ha potuto esaminare prima della loro pubblicazione. Oltre 170mila pagine di rapporti e corrispondenza tra funzionari municipali conservati per oltre vent'anni in 68 scatole, di cui il sindaco Zohran Mamdani ha ordinato la pubblicazione online in vista del 25esimo anniversario degli attacchi. I documenti offrono uno spaccato dei mesi convulsi successivi agli attacchi, quando gli amministratori di New York cercavano di trovare un equilibrio tra la ripresa della città, il timore del terrorismo e la presenza persistente di sostanze tossiche. I documenti pubblicati da Mamdani Rappresentano solo una frazione dei rapporti sulla qualità dell'aria raccolti nell'area di Ground Zero. E sebbene comprendano anche alcuni memorandum interni, tra cui il cosiddetto "Harding memo", nel quale la città discuteva della propria potenziale responsabilità legale legata alla qualità dell'aria dopo l'11 settembre, ne mancano molti altri, documenti presumibilmente assenti. Ma, anche se in maniera frammentaria, i documenti sembrano rafforzare l'idea che ai newyorkesi sia stato detto di tornare nella zona di Ground Zero prima che fosse realmente sicuro farlo, esponendo potenzialmente lavoratori e residenti a sostanze tossiche pericolose. Si ritiene che negli anni successivi agli attacchi siano morte più persone per malattie collegate all'11 settembre di quante ne siano morte il giorno stesso degli attentati. La pubblicazione dei documenti mette fine a un contenzioso avviato da 9/11 Health Watch, un'organizzazione di advocacy che aveva fatto causa per ottenere la divulgazione dei documenti. Le informazioni potrebbero aiutare coloro che si sono ammalati negli anni successivi all'11 settembre nelle richieste di risarcimento ai fondi federali destinati alle vittime. L'amianto nell'edificio a Ground Zero I documenti relativi al 15 di John Street, un edificio situato a meno di un miglio dal World Trade Center, offrono uno spaccato delle prolungate, convulse e spesso confuse operazioni di bonifica che ebbero luogo intorno a Ground Zero. Ancora 10 mesi dopo l'attacco, l'amianto era presente dappertutto: sul cornicione, sul tetto, sui cavi elettrici esterni. Una lettera inviata nel febbraio 2002 al Dipartimento per la Protezione Ambientale della città da una residente di New York mostra quanto le persone si sentissero isolate e spaventate in quel periodo. Una residente del 333 di Rector Place descrisse quelli che, a suo giudizio, erano stati numerosi errori commessi dai funzionari della città e dall'amministratore del suo edificio nei tentativi di rimuovere amianto e altri contaminanti dai locali. I dati sull'amianto in tutta Lower Manhattan Una bozza di documento contenente i dati raccolti dal Dipartimento per la Protezione Ambientale della città elencava località in tutta Lower Manhattan nelle quali, in alcuni campioni di polvere, i livelli di amianto avevano superato le soglie di pericolosità. Un altro documento, non datato, elenca campioni dell'aria ambiente nei quali i livelli di amianto risultavano anch'essi superiori ai limiti accettabili. Un audit del novembre 2001, preparato da una società privata e trasmesso all'EPA federale sulla base dei dati raccolti dalle autorità della città e dello Stato di New York, mostrava altri risultati preoccupanti ed evidenziava che la concentrazione nell'aria di benzene, sostanza cancerogena, continuava a registrare picchi nei pressi dell'area dove sorgevano le torri e che la concentrazione di amianto nella discarica di Fresh Kills, a Staten Island, era aumentata dopo gli attacchi. Ma l'incertezza sulla qualità dell'aria all'interno degli edifici residenziali e commerciali di Lower Manhattan suscitava già all'epoca preoccupazione tra esponenti politici come il deputato Jerrold Nadler, democratico di Manhattan, il cui collegio elettorale all'epoca comprendeva Ground Zero. In un'intervista rilasciata questa settimana, Nadler ha ricordato di aver cercato di convincere le amministrazioni Giuliani e Bloomberg a rendere pubbliche tutte le informazioni che avevano raccolto sulla qualità dell'aria intorno al luogo degli attacchi. "Sapevano quale fosse la qualità dell'aria e sostanzialmente non fecero nulla", ha detto. "Sospetto che l'unica cosa che importasse loro fosse riaprire Wall Street e che della salute delle persone che si trovavano laggiù non gliene importasse un accidente". Le rassicurazioni dell'EPA In effetti, funzionari cittadini e federali, soprattutto Christine Todd Whitman, all'epoca amministratrice dell'EPA, rassicurarono gli americani sul fatto che l'aria intorno a Ground Zero fosse sicura da respirare. Whitman in seguito si è scusata. La corrispondenza tra Deutsche Bank, che aveva sede al 130 di Liberty Street, e il Dipartimento per la Protezione Ambientale della città riferisce di analisi condotte tra settembre 2001 e aprile 2002, che rilevarono in tutto l'edificio polvere di amianto in concentrazioni superiori alla soglia dell'1% considerata pericolosa, oltre alla presenza di contaminanti organici cancerogeni, metalli pesanti, funghi e batteri. L'edificio sarebbe stato in seguito demolito.
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