s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
Al via negli Stati Uniti il processo contro Meta. Ecco perché potrebbe cambiare i social
Oggi 19-08-26, 07:47
Meta ha "attirato" bambini e adolescenti su Instagram e Facebook, nascondendo i rischi legati all'uso delle piattaforme, oppure ha affidato ai propri team il compito di individuare e correggere i problemi legati a un utilizzo eccessivo? È attorno a queste due ricostruzioni opposte che si è aperto martedì a Oakland, vicino a San Francisco, il primo processo federale contro il colosso dei social media. "Meta, una delle aziende più grandi e potenti al mondo, ha condotto una campagna per ingannare e fuorviare i suoi utenti, i legislatori, gli insegnanti e i genitori", ha accusato Megan O'Neill, vice procuratrice generale della California, rivolgendosi alla giuria chiamata a esaminare il caso fino alla fine di settembre. La difesa di Meta "Non c'è alcun dubbio sul fatto che Meta abbia riconosciuto che alcune persone possano avere difficoltà a gestire l'uso dei social media e abbia cercato di sviluppare strumenti per aiutarle", ha replicato Paul Schmidt, avvocato del gruppo. La procuratrice ha però liquidato queste misure come "barriere di carta velina", sottolineando che appena lo 0,2% degli adolescenti ha effettivamente utilizzato la funzione "fai una pausa". Già condannata due volte quest'anno in procedimenti legati all'impatto delle sue piattaforme sui minori, Meta affronta ora la causa promossa da quattro Stati americani, che chiedono quasi 200 miliardi di dollari di sanzioni e modifiche sostanziali a Facebook e Instagram. California, Colorado, Kentucky e New Jersey sono in prima linea nel processo, nell'ambito di un'azione avviata nel 2023 da 29 procuratori generali contro il gruppo di Menlo Park. Il procedimento rientra nel più ampio contenzioso aperto negli Stati Uniti contro le grandi piattaforme social. Nel mirino sono finiti anche TikTok, Snapchat e YouTube, citati in giudizio da famiglie, distretti scolastici e amministrazioni statali per i presunti effetti dannosi dei loro servizi sui minori. Il precedente più famoso Il precedente a cui molti guardano è quello dell’industria del tabacco. Nel 1998 le quattro maggiori aziende produttrici di sigarette raggiunsero un accordo per chiudere le cause intentate da decine di Stati americani, diventato da allora un caso di riferimento. Da allora hanno versato oltre 176 miliardi di dollari e continuano a pagare circa 9 miliardi l’anno. "Nessuna azienda, per quanto ricca, influente o convinta di essere intoccabile, dovrebbe potersi mettere al di sopra della verità, della legge e dei nostri figli", ha dichiarato ai media Lori Schott, che ha manifestato davanti al tribunale insieme ad altre madri. Le donne accusano i social media di aver compromesso gravemente la salute mentale dei loro figli. Di cosa è accusata Meta L'attacco all'aziende di Zuckerberg si articola su tre fronti: Meta avrebbe nascosto i rischi delle sue piattaforme per gli adolescenti, progettato alcune funzionalità per spingerli a trascorrervi più tempo e raccolto dati di bambini sotto i 13 anni senza il consenso dei genitori, in violazione della legge federale. La difesa respinge invece l'ipotesi di un inganno sistematico e sostiene che il caso riguardi, più semplicemente, un disaccordo sul modo in cui Meta ha affrontato e cercato di correggere i problemi delle sue piattaforme. I procuratori hanno aperto il confronto mostrando alla giuria documenti interni nei quali alcuni dipendenti riconoscevano che determinate funzionalità "sfruttano le debolezze della psicologia umana". "Questo documento è stato scritto da persone la cui missione è assicurarsi che Facebook non causi alcun danno", ha replicato Paul Schmidt, descrivendo team incaricati di "individuare i problemi e lavorare per risolverli". Emblematico lo scontro sui filtri di Instagram che simulano interventi di chirurgia estetica. Secondo l'accusa, Meta li aveva inizialmente sospesi e aveva consultato esperti che ne avevano raccomandato il divieto, salvo poi ripristinarli nel 2020 per decisione di Mark Zuckerberg, dopo che il fondatore era stato informato del loro impatto sulla crescita della piattaforma. La difesa offre una ricostruzione opposta: in assenza di prove solide sulla loro pericolosità, avrebbe prevalso la tutela della libertà di espressione. I procuratori generali accusano inoltre Meta di ricorrere a una strategia diversiva. "Si aggrappano a ogni appiglio", ha dichiarato in conferenza stampa il procuratore generale della California, Rob Bonta. A chiudere la prima giornata di udienza è stata la testimonianza di Arturo Bejar, ex ingegnere di Meta diventato una delle figure di riferimento nella battaglia delle famiglie contro il gruppo. Al momento della sua assunzione, ha raccontato, in azienda dominava lo slogan "Move fast and break things", "muoviti velocemente e rompi le cose": "Bisognava mettere i prodotti nelle mani degli utenti il più rapidamente possibile; di conseguenza, le considerazioni sulla sicurezza passavano in secondo piano". Cosa succede ora Gli otto giurati emetteranno un verdetto consultivo tra fine settembre e inizio ottobre. Ma sarà la giudice Yvonne Gonzalez Rogers, nota per aver sanzionato Apple e arbitrato il recente processo tra Elon Musk e OpenAI, a decidere da sola. Mark Zuckerberg è il testimone di punta annunciato, ma non confermato. La sua prima comparizione davanti a una giuria, a febbraio a Los Angeles, si era conclusa con una condanna storica, contro cui Meta ha fatto appello.
CONTINUA A LEGGERE
5
0
0
