Il Giornale (dalla fondazione sino al 1983 il Giornale nuovo) è un quotidiano nazionale italiano fondato a Milano nel 1974 da Indro Montanelli, il quale lo diresse ininterrottamente fino al 1994. Dal 1979 è proprietà della famiglia Berlusconi (dal 1992, di Paolo Berlusconi). È il decimo quotidiano italiano per diffusione (l'ottavo escludendo i quotidiani sportivi).
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La "missione" di Crew Dragon: attracco alla Stazione spaziale
Oggi 31-05-20, 17:35

La "missione" di Crew Dragon: attracco alla Stazione spaziale

Il viaggio dei primi uomini lanciati in cielo, nello spazio, da una compagnia privata è finito. La Crew Dragon, la navicella della SpaceX di Elon Musk, con a bordo i due astronauti della Nasa, Doug Hurley e Bob Behnken, si è agganciata in leggero anticipo alla Stazione spaziale internazionale (Iss), dove si trovano l'americano Chris Cassidy e i russi Anatoli Ivanishin e Ivan Vagner. L'attracco della capsula alla Stazione spaziale internazionale è avvenuto alle 16:16 ora italiana, a 422 chilometri dalla Terra all'altezza del confine tra Cina settentrionale e Mongolia. Seguirà un'ora di controlli per verificare che tutto sia andato per il verso giusto.Dopo otto ore di sonno, seguite alla lunga giornata del lancio avvenuto alle 21,22 italiane del 30 maggio, i due astronauti sono stati risvegliati dal centro di controlla a Terra con la canzone dei Black Sabbath "Planet Caravan". Sempre in mattinata i due hanno voluto dare un nome simbolico alla loro missione Demo2: l'hanno chiamata Endeavour, in onore di uno degli Space Shuttle e del modulo di comando dell'Apollo 15.La Nasa trasmetterà in streaming anche il momento in cui i due astronauti saliranno a bordo, dove saranno accolti dal connazionale Christopher J. Cassidy e, come dettto, dai due cosmonauti russi Anatoly Ivanishin e Ivan Vagner. Behnken e Hurley dovrebbero rimanere sulla stazione per alcune settimane. Alle 21.22 del 30 maggio - ora italiana - il razzo Falcon 9 è partito dalla rampa di lancio 39A di Cape Canaveral (Florida) e ha spinto in orbita la capsula Crew Dragon con dentro gli astronauti per lanciarli verso la Stazione spaziale internazionale (Iss) a 450 chilometri di distanza.Non succedeva da quasi dieci anni che un equipaggio venisse portato in orbita negli Stati Uniti ed è la prima volta in assoluto che avviene con una società privata. Il lancio è riuscito senza nessun problema. Dopo meno di dieci minuti di volo la Crew Dragon è entrata in microgravità mentre il razzo Falcon 9 è atterrato sulla rampa che era pronta ad accoglierlo. La base di Cape Canaveral è un luogo fondamentale per l'esplorazione spaziale statunitense. Da qui nel 1961 era partito il primo astronauta americano.Oltre ad essere la prima missione privata diretta verso la Stazione spaziale internazionale, Crew Dragon doveva essere anche la prima missione in cui il razzo che sostiene la spinta per la fase del lancio doveva tornare a terra. E così è stato. Il primo stadio del razzo Falcon 9 è atterrato sulla piattaforma "Of couse I still love you", frase romantica per un ritorno a casa. Certo, le simulazioni fatte erano state tante: 73 per la precisione. Tutto, per ora, è filato liscio.
Bianca Atzei: "La mia positività al coronavirus? Resta un msitero"
Oggi 31-05-20, 17:23

Bianca Atzei: "La mia positività al coronavirus? Resta un msitero"

Look nuovo e "bomba in arrivo". Bianca Atzei è tornata a lavoro più grintosa che mai. La musica, suo grande amore, sta passando uno dei momenti più bui della storia. L'emergenza da coronavirus ha messo k.o. il mondo dello spettacolo, fatto di assembramenti di pubblico e divertimento. Anche la cantante aspetta con trepidazione il momento in cui potrà tornare sul palco a cantare con i suoi fan. Ma nel frattempo non sta certo con le mani in mano e con un'energia travolgente ha raccontato il periodo della sua ripartenza a ilGiornale.it.Ciao Bianca come stai? Che facevi prima della telefonata?"Sto molto bene, grazie. Stavo facendo con il mio fidanzato (la Iena Stefano Corti, ndr) un lavoro sui social. Son contenta, perché vedi in qualche modo le ripresa in tutto, compreso in quel settore. Anche se si cerca ancora di stare il più possibile a casa. Le abitudini sono rimaste quelle della quarantena. Esco per esigenze di lavoro, per portare il cane fuori e fare la spesa".Bianca, su Instagram ti abbiamo già visto a lavoro. Nella foto avevi le cuffie, eri chiaramente in uno studio di registrazione e hai annunciato l'arrivo di una novità. C'è un grosso progetto in ballo?"Sì. È un progetto dove mi sono inserita. Ora ne faccio parte e sono molto contenta di questo. Ma non ti posso ancora svelare un granché..."Quanto tempo devono ancora aspettare i tuoi fan per sapere qualcosa in più?"Poco. Il brano uscirà a momenti. Intanto ho cambiato look. Sono tornata ai vecchi tempi in cui avevo i capelli più chiari. Questo progetto consentiva di sbizzarrirmi un po' e l'ho fatto. Amo giocare con i capelli. Ogni tanto ho bisogno di variare qualcosa di me e questo era uno di quei periodi".L'unica costante della tua vita è la musica..."Sì. Ti posso dire che la musica ha fatto parte della mia vita sempre, anche in quarantena. Ho cercato di stare vicino alle persone che mi seguono con delle dirette. Ne ho fatte poche, perché l'umore oscillava, non era sempre al massimo. Ma quando facevo le dirette mi sembrava di stare sul palco con tutti loro".Il governo ha annunciato che non ci saranno concerti quest'estate. Come l'hai presa?"L'ho presa abbastanza male, penso come tutti. Stare sul palco per me è la vita, la gioia più grande. Io faccio i concerti in piazza. Quindi i miei non sono stati solamente posticipati, non esisteranno. Ho perso un tour e per me è disarmante, visto che aspetto un anno per farlo. Ora si possono fare i concerti con mille persone, in piazze che ne contengono 10mila. Non è fattibile. Spero si sblocchi qualcosa".Pensi che la politica abbia fatto abbastanza per i lavoratori dello spettacolo?"Ne abbiamo parlato molto tra noi addetti e siamo tanti. Quando si parla di arte, si dice sia importantissima, ma non è stata veramente presa in considerazione. Sicuramente non è una questione facile, perché quando si parla di spettacolo, si parla di assembramento, di persone che sono unite per divertirsi".Ti immagini mai il momento in cui potrai tornare tra il tuo pubblico?"Sì. Sarà emozionante come sempre. Per il resto non lo so, mi lascio la sorpresa".Sono contenta di sentirti attiva. Solo poche settimane fa, hai detto di aver avuto il coronavirus e ci hai fatto spaventare..."Lo ha detto per primo il mio fidanzato, scherzando, perché diceva: 'Come è possibile che io sia negativo e tu abbia gli anticorpi'. In realtà abbiamo fatto il prelievo dal dito e il mio test è risultato positivo ma debolmente. Poi ho fatto gli esami del sangue che sono usciti negativi".Quindi non è certo?"Esatto. Per essere positivo, nel sangue dovrebbe esserci un certo numero di anticorpi. Fino a un valore di 1,4 sei negativo, superato questa cifra sei positivo. Io ho 0,85, quindi sono negativa. Se hai altri problemi al sistema immunitario, i risultati potrebbero uscire un po' alterati. Devo fare altre analisi del sangue la prossima settimana per escludere del tutto. Io ricordo di aver avuto un'influenza bruttissima a dicembre e di aver avuto dei sintomi del coronavirus. Ma all'epoca non si sapeva nulla. Ora infatti è risultato positivo debolmente. Comunque io, da un lato, avrei voluto avere sicuramente gli anticorpi... della serie ho superato il virus indenne".Non hai avuto paura, per te, per Stefano e i tuoi cari? Specie quando hai letto i primi risultati?"Per Stefano ho pensato che avesse la pellaccia dura. Stiamo sempre insieme quindi ci ha fatto molto strano che uno fosse negativo e l'altra lo avesse superato. Ma non ho avuto paura e non ho paura. Sono paranoica su tante cose, ma su questa no. Meglio così, perché già uno va in down perché si è ritrovato in una situazione molto difficile: eravamo obbligati a stare in casa senza poter far nulla. Io mi sono adattata molto, mi ha ricordato la mia esperienza sull'Isola dei Famosi".In cosa le due esperienze ti sono sembrate simili?"Erano due contesti diversi. Ma sicuramente in entrambi il tuo quotidiano non esiste più e le tue abitudini devono cambiare. Perdi degli stimoli, non hai più i pensieri che hai durante il giorno. Diciamo che ne hai uno unico".Però in questa quarantena avevi anche la compagnia di Mela, la tua cagnolina..."Sì. Avere lei è stato importante. Ma non solo durante l'isolamento. Come la musica, un cane ti aiuta sempre, sia quando sei felice, sia quando stai male. Ti aiuta a superare dei momenti. L'affetto che riescono a darti è stata per me una cura. In questa quarantena, sapevo di dover badare a qualcuno prima che a me stessa. Per dirti, do prima da mangiare a lei e poi mangio io".Tornando al virus... Come mai, anche se non avete avuto sintomi, tu e Stefano siete andati a fare il test?"Penso che sia doveroso e giusto farlo. Ci sono molti casi positivi che non hanno riscontrato nessun sintomo. Se fosse stato il nostro caso, ci saremmo messi in quarantena senza mai uscire. Era un messaggio che volevamo dare. Anche quando sono andata a fare le seconde analisi, non l'ho fatto tanto per escludere o sapere se avessi avuto il virus, ma per donare eventualmente il plasma. Se avessi rispettato tutti i requisiti, lo avrei fatto assolutamente".
Estero
Oggi 31-05-20, 17:18

SpaceX, Crew Dragon si è agganciata alla Stazione Spaziale

La NASA e SpaceX lanciano gli astronauti Robert Behnken e Douglas Hurley alla Stazione Spaziale Internazionale. Il momento dellattracco. / Nasa Agenzia Vista spacex Spazio Nasa Crew Dragon 
La svolta sulla lotta al Covid? "Clinicamente non esiste più"
Cronaca
Oggi 31-05-20, 17:08

La svolta sulla lotta al Covid? "Clinicamente non esiste più"

Valentina Dardari Il primario del San Raffaele ha elogiato Milano per come ha saputo reagire. Possibile che il virus sparisca per sempre Alberto Zangrillo, primario e direttore di Terapia Intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano, durante il suo intervento al programma di Raitre “Mezz’ora in più”, ha affermato che “il virus clinicamente non esiste più”. Il virus non esiste più Ha infatti spiegato come dal punto di vista clinico il virus non esista più. A dirlo, come sottolinea Zangrillo è “luniversità Vita e Salute del San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo direttore dellIstituto di virologia, professor Clementi, lo dice insieme alla Emory University di Atlanta, il professor Silvestri: i tamponi eseguiti negli ultimi dieci giorni hanno risultati con una carica virale dal punto di vista quantitativo infinitesimale rispetto ai tamponi eseguiti sui pazienti un mese fa". Zangrillo ha parlato senza dimenticare tutti coloro che sono morti e le famiglie che hanno pianto i loro cari. Ha però ribadito che adesso “non si può continuare a portare lattenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici e non ai virologi veri. Il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Ci metto la firma". L’ospite di Lucia Annunziata ha inoltre sottolineato che da tre mesi vi sono numeri con evidenza zero. Il ritorno alla vita normale sarebbe quindi più vicino di quanto possiamo pensare. Addirittura Zangrillo crede sia possibile che il Covid scompaia per sempre, come era avvenuto per la Sars e la Mers. Chi terrorizza il Paese deve prendersene la responsabilità Ha poi aggiunto che qualcuno dovrà prima o poi prendersi la responsabilità di continuare a terrorizzare gli italiani, dal momento che i pronto soccorso e i reparti di terapia intensiva sono vuoti. Il primario ha infine parlato di Milano elogiando il capoluogo, che ha saputo reagire in modo straordinario e sottolineando che tutti parlano della città meneghina e della Lombardia, mentre in realtà ci sono state zone precise dove si è verificata una grande concentrazione di casi. A Milano praticamente il coronavirus non si è diffuso. Situazione difficile sia perché il virus era molto contagioso, sia per il fatto che la Lombardia, per molte ragioni, era esposta più di altre realtà. Zangrillo ha anche parlato della situazione odierna, ripercorrendo quanto avvenuto negli ultimi tre mesi:"Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero. Siamo passati da Borrelli a Brusaferro e tutti questi cosè che hanno portato? A bloccare lItalia, mentre noi lavoravamo. Adesso noi che abbiamo visto il dramma chiediamo di poter ripartire velocemente, perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare. Non ce ne frega del campionato o delle vacanze ma dobbiamo tornare a un Paese normale. Ci sono tutte le evidenze affinché, da oggi, questo Paese possa tornare ad avere una vita normale". Presente in trasmissione anche il ministro della salute, Roberto Speranza, che ha chiesto alla popolazione di continuare a mantenere le norme per evitare nuovi focolai e il ritorno a una fase di emergenza. Le regole fondamentali da seguire anche nelle prossime settimane sono il distanziamento, l’utilizzo della mascherina e l’evitare assembramenti. Segui già la pagina di Milano de ilGiornale.it? Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Alberto Zangrillo Roberto Speranza
Chiara porta Leone in agriturismo, i vegani insorgono: "Poi vi mangiate quegli animali"
Cultura e Spettacolo
Oggi 31-05-20, 17:02

Chiara porta Leone in agriturismo, i vegani insorgono: "Poi vi mangiate quegli animali"

Alessandro Zoppo La influencer posta sui social uno scatto col figlio in un agriturismo, ma gli utenti si scatenano: "Mai vista tanta falsità" Chiara Ferragni ha deciso di mettere da parte per un giorno il fashion system e di trascorrere una domenica di relax immersa nel verde con il figlio Leone. La numero uno delle influencer ha voluto condividere con gli oltre 20 milioni di follower che la seguono su Instagram questa giornata passata allAgriturismo Ferdy, storica struttura di Lenna, in Val Brembana, che ospita una fattoria didattica per i bambini, un allevamento di animali in via destinzione e una produzione di formaggi e salumi "allevati con consapevolezza etica". Lo scatto che la 33enne cremonese ha affidato ai social è eloquente: Chiara appare in compagnia di Leone, del fotografo Simone Tadiello, dellamica Veronica Ferraro e di un gruppo di coniglietti appena nati. Le immagini hanno scatenato i malumori di molti utenti vegani, che si sono riversati su Instagram per criticare aspramente la fashion blogger. Lobiezione che viene mossa alla Ferragni è che questi animali coccolati verranno mangiati e che queste foto non hanno mai mostrato "così tanta falsità". "Quando indossi capi di lapin o con inserti di lapin – osserva un utente – ricordati che è di quel delizioso animaletto che hai tra le mani che si parla! Lapin non è un nome tecnico per dire oggetto di consumo, è il termine francese per indicare un animale che adesso stai sbaciucchiando, ma questo inverno non ti farai scrupoli a indossare scuoiato!". I vegani contro Chiara Ferragni: "È falsa tenerezza" "Quando poi glielo metti nel piatto, o come decorazione di un giubbetto – scrive un altro – diglielo che è lo stesso animaletto tenero che ora state accarezzando". "Sono una vergogna queste foto – aggiunge un attivista – tutta questa falsa tenerezza. Poi però quando deve mettersi capi di pelliccia vera non si fa nessuno scrupolo! Che pessimo esempio!". Sono in pochi a notare i tanti capelli biondi di Leone Lucia. "Qualcuno – commenta un "fan" – dovrebbe raccontare a Leone che sua mamma si mostra tenera con i conigli nella fattoria e poi non si fa scrupoli ad indossare gli stessi animali scuoiati. Insegnagli il rispetto per altri esseri viventi. Che non sono giocattoli, mi raccomando". Non è la prima volta che la Ferragni finisce nel mirino degli animalisti: era già accaduto qualche tempo fa in occasione di unaltra giornata nella natura dellagriturismo bergamasco. Non manca, ovviamente, chi si schiera dalla parte della "blonde salad". "Questo – nota una follower – penso sia un grandissimo messaggio, dare ai bambini la possibilità di rafforzare la propria crescita immersi nella natura. La curiosità cresce se motivata, laltruismo, la generosità nasce dai piccoli gesti. Amo la natura e gli animali e sono lieta che venga dato questo messaggio. Bisogna vivere di più la natura, soprattutto farla vivere ai nostri bambini". Visualizza questo post su Instagram Farm time on film At @ferdy_wild shot by @tadyellow Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data: 31 Mag 2020 alle ore 5:36 PDT Tag:  vegani Ferragnez Persone:  Chiara Ferragni Leone Lucia Ferragni Fedez
È golpe "toche rosse". Con laffaire Palamara hanno messo le mani sulle nomine eccellenti
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

È golpe "toche rosse". Con laffaire Palamara hanno messo le mani sulle nomine eccellenti

Anna Maria Greco Manovre tra le correnti: cosi si sono accaparrate i vertici della magistratura Si può andare al di là del mercato delle nomine, degli accordi tra correnti per favorire non il migliore ma il più fedele, delle manovre spartitorie al Csm. Perché il caso dellex presidente dellAnm Luca Palamara, oltre a confermare quel che sapevano tutti, fotografa il passaggio da un accordo della corrente centrista di Unicost con quelle di sinistra di Area ad uno inedito con i moderati di centrodestra di Magistratura indipendente. Frutto di questo nuovo equilibrio è la nomina a vicepresidente di Palazzo de Marescialli di David Ermini, avvocato toscano, renziano di ferro e già responsabile giustizia del Pd. Dalle chat e dagli sms intercettati dagli investigatori di Perugia emergono gli accordi, i sondaggi, le cene per spianargli la strada, soprattutto quella a casa del laico del Pd Giuseppe Fanfani con Palamara, il leader di MI e deputato dem (ora di Italia Viva) Cosimo Ferri e il collega renziano Luca Lotti. Il 27 settembre 2018 è tutto uno scambiarsi complimenti e grida di vittoria tra Palamara, linteressato ed altri per lelezione. Unicost, MI e un pugno di laici hanno affondato il candidato del M5S Alberto Maria Benedetti, appoggiato dalle correnti di sinistra. Il patto sigillato tiene e lo dimostrano nei mesi successivi i traffici sulle nomine dei dirigenti in toga. Area si trova tagliata fuori e si avvicina alla corrente di Piercamillo Davigo, Autonomia e indipendenza, grazie al comune denominatore giustizialista. E quando a marzo 2020 si arriva alla nomina più importante, quella alla procura di Roma per cui tanto brigavano Palamara & co, Davigo che in commissione aveva votato Marcello Viola di Mi si sposta su Michele Prestipino, il candidato di Area. Le rivelazioni del trojan inserito nel cellulare di Palamara e dopo la perquisizione il sequestro dellapparecchio con tutte le sue chat fanno saltare loperazione congegnata con Ferri per la nomina di Viola. E il nuovo fronte di sinistra, grazie allo scandalo, può tornare al potere. Davigo, che un paio di giorni fa ha fatto scalpore dicendo che per giudicare non cè bisogno di aspettare una sentenza e aggiungendo una excusatio non petita sul fatto che solo una volta ha accettato un passaggio in auto da Palamara, ora è nella sezione disciplinare che «processerà» il pm, sospeso dal Csm, mentre linchiesta di Perugia va avanti con larchiviazione però dellaccusa più grave di corruzione, rivelatasi infondata per gli stessi investigatori. Si tratta dei 40mila euro per favorire la nomina (mai avvenuta né proposta in commissione) del pm di Siracusa Giancarlo Longo a procuratore capo di Gela. Resta al suo posto Ermini e tutto il Csm, «rinnovato» dalle dimissioni dei 5 consiglieri coinvolti e confortato dallintervento di venerdì del suo presidente Sergio Mattarella, che spiega di non avere il potere di scioglierlo (salvo che per mancanza di numero legale, per assicurarne il funzionamento). Il Quirinale viene lambito dallo scandalo quando compare nelle chat il nome di Stefano Erbani, consigliere giuridico del presidente della Repubblica ed esponente di Area. Ferri lo cita a Palamara tra le fonti che confermerebbero luso di un trojan per ascoltarli (Erbani ha smentito) ma un presunto attivismo nel Csm per nomine e manovre varie risulta anche dalla chat con Palamara di Valerio Fracassi, capogruppo di Area a Palazzo de Marescialli. «Erbani non può imperversare così», si spazientisce Fracassi il 27 marzo 2018. E sarebbe lui il magistrato che, per il suo ruolo, informa Mattarella della vicenda scoppiata. È al Csm anche Giuseppe Cascini, leader del gruppo di Area, che con Palamara ha gestito la giunta dellAnm, lui come segretario, laltro come presidente, dal 2008 al 2012, impegnati sul fronte anti berlusconiano. Lui è tra i pm di Roma che trasferirono a Perugia le carte su Palamara, ma nelle carte compare anche il suo nome quando si parla di pressioni su Sergio Calaiocco perché abbandoni la corsa a procuratore aggiunto di Roma, per far nominare Cascini. Lui naturalmente smentisce ogni commistione o scambio di favori. Fatto sta che era collega di Palamara alla procura di Roma e visse dallinterno linizio dellinchiesta, da quella di Messina su sentenze pilotate del consiglio di Stato, con lo scontro tra il capo Pignatone, il pm Paolo Ielo e il titolare dellindagine Stefano Fava, cui tolgono il fascicolo con seguito di esposto al Csm. Tag:  Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) caso Palamara
Linnocenza delleros e il peccato della politica
Cultura e Spettacolo
Oggi 31-05-20, 17:00

Linnocenza delleros e il peccato della politica

Stenio Solinas Solinas mappa il Novecento e oltre: stili, miti e mode Ottocento pagine di goduria. Eccone un "assaggio" «Non bisogna far piangere gli operai di Boulogne-Billancourt» diceva Jean-Paul Sartre per giustificare i suoi silenzi riguardo ai disastri del «socialismo reale»... Esistessero ancora, il filosofo e la classe operaia, avrebbero di che rallegrare il cuore e la mente di fronte alla mostra che nel locale museo intitolato agli Anni Trenta celebra il volto, il corpo e lanima di Brigitte Bardot... Lungo un chilometro quadrato desposizione si allineano i cimeli che contribuirono a fare dellattrice il simbolo stesso della Francia: il busto scolpito da Aslan come moderna Marianne, incarnazione della Repubblica, le foto di Robert Doisneau, Richard Avedon, Sam Levin che ne catturavano il fascino infantile e carnale, i multipli di Warhol, il ritratto di Van Dongen, gli abiti metallici di Paco Rabanne, le ballerine Repetto tagliate su misura per i suoi alluci ai tempi di Et Dieu... créa la femme, le affiches di Sénéquier, il caffè di Saint-Tropez, che grazie a lei si assicurò fama e ricchezza, i set che proprio negli stabilimenti cinematografici di questa cittadina della banlieue la videro diretta da grandi registi, René Clair per Le grandi manovre, Julien Duvivier per Femmina e La sposa troppo bella... E ancora: lettere, gioielli, automobili, abiti di scena, canzoni e colonne sonore per un omaggio che abbina il suo nome a unepoca e lo fa allinsegna della spensieratezza (Brigitte Bardot, les années «insouciance»). Per loccasione, «Paris Match» esce con unedizione speciale tirata a un milione di copie, «Beaux Arts Magazine» con un omaggio da altre centomila, Henri-Jean Servat, il curatore della mostra, con un libro, Brigitte Bardot, la légende (Editions Hors Collection) intriso di nobile nostalgia, mentre il regista Joan Sfarr è alle prese con un film in cui Laetitia Casta ha lingrato compito di impersonarla. «Brigitte Bardot sta al cinema francese come Dostoevskij al romanzo russo» ha sintetizzato il settimanale di moda «Elle»... Laffermazione può apparire azzardata, ma la rivista in questione se la può permettere. Fu proprio un suo numero speciale del maggio 1950, con la quindicenne Brigitte in veste di modella-mascotte, a suscitare linteresse del regista Marc Allégret. Lì per lì, un consiglio di famiglia optò per non dar seguito alla cosa. Borghesi bene, i Bardot padre e madre vedevano male il mondo del cinema, pericoloso, peccaminoso. Fu il nonno materno a vincere le resistenze: «Se pensate che questa ragazzina sarà una puttana, accadrà con o senza il cinema; se invece pensate di no, non sarà il cinema a cambiarla. Lasciamola libera di scegliere, non abbiamo il diritto di decidere il suo destino»... Lassistente di Allégret si chiamava Roger Vadim: tre anni dopo sarebbe stato suo marito e di lì a poco lartefice del suo mito. In ventanni sì e no di carriera, la Bardot girò nemmeno cinquanta film e di questi se ne salvano appena una mezza dozzina. Eppure in quellarco di tempo lei fu la Francia sullo schermo e da Autant-Lara a Godard, da Malle a Clouzot, da Christian-Jaque a Duvivier ci si rese conto che con lei in scena non cera posto per nientaltro. Non era questione di pura e semplice bellezza, perché ci sono state e ci sono attrici più belle, e con più fascino; né di bravura, perché quanto a recitazione la sua non brillò mai e quando accadde fu quasi per caso e come controvoglia. È che nessuna come lei è riuscita a incarnare il senso panico di un erotismo amorale e impudico, naturale e innocente. Era un qualcosa che aveva a che fare con la felicità e lindolenza, una punta appena di malinconia, lallegra sfrontatezza di chi si offre perché così le va, senza sadismi e senza masochismi. Che prendesse il sole senza costume sul terrazzo di una casa, che ballasse scalza su un tavolo, che si presentasse al proprio ricevimento di nozze in accappatoio a riempirsi un piatto di cibo per poi ritornarsene a letto, limpressione che se ne aveva era quella di una divinità pagana per la quale fosse doveroso perdersi, senza colpa e senza espiazione se non per la sofferenza che il successivo abbandono avrebbe provocato. Si dirà che era una immagine e non la realtà, e che linsouciance, la spensieratezza di cui la mostra qui raccontata ne fa il simbolo per eccellenza, nasconde, come il tempo e la vita avrebbero dimostrato, una donna fragile, piena di ansie e di pulsioni suicide, a disagio con i sentimenti e il suo stesso corpo. Può darsi, ma in realtà luna non esclude laltra e in ogni pessimismo attivo si spalancano abissi di tragedia, albergano solitudini e pensieri neri, trova spazio linsensatezza del vivere, la sua gratuità, il suo peso a volte insopportabile. La libertà si paga, e a caro prezzo: «Sono sempre stata una ribelle e sono sempre stata troppo lucida per poter essere mai stata felice». Lo scandalo e il fascino della Bardot non derivavano dallaver consapevolmente infranto dei tabù, quanto dalla naturalezza con cui li infrangeva, perché non la riguardavano, non erano un suo problema. Due immagini della mostra aiutano a spiegare meglio. La prima, tratta dal Disprezzo di Godard la vede sdraiata a prendere il sole sulla terrazza di villa Malaparte, vestita solo di un libro che le copre le natiche, la bellezza più indifesa e più inquietante del nostro Novecento. Immersa nella luce e nella natura a picco sugli scogli di Punta Massullo, la casa si rivelava per quello che è, un tempio pagano, e Brigitte la sua divinità. Nel film Michel Piccoli, sceneggiatore in crisi sentimentale e creativa, salita la scalinata a trapezio che porta alla sommità delledificio, si sedeva, cappello in testa, vestito di tutto punto, a fianco della passiva e nuda sacerdotessa. «Disturbo?» chiedeva. «No» era la risposta. Poi, sollevato il libro da quel tabernacolo profano, cominciava a leggere. Al mistero del potere femminile opponeva la sua sterilità dintellettuale. «Beauty is difficult» dice un verso di Pound. La seconda è uno scatto del 1965: bocconi su un divano, due rose rosse nei capelli e un braccialetto al polso come unici indumenti-ornamenti, è in piena luce nella penombra della stanza. Una principessa barbara, inerme eppure invincibile... Tag:  Brigitte Bardot Speciale:  Controcultura focus
Contagi in calo, sei Regioni a quota zero
Cronaca
Oggi 31-05-20, 17:00

Contagi in calo, sei Regioni a quota zero

Andrea Cuomo Su 416 più di metà (221) arrivano dalla Lombardia. Sono 111 i morti Avanti piano. I numeri che arrivano dall protezione Civile obliterano la politica aperturista del governo, perché disegnano una curva dei contagi sempre più bassa, malgrado come abbiamo scritto spesso i numeri del fine settimana siano sempre da prendere un po più con le molle. Partiamo come sempre dai contagi. I nuovi casi contabilizzati ieri sono 416, il terzo dato più basso degli ultimi tre mesi dopo il +300 del 25 maggio e il +397 del 26 maggio. Un dato che come sempre va «pesato» in rapporto al numero dei tamponi, che ieri sono stati un po meno del solito, 69.342. Resta molto basso il tasso di positività rispetto ai test, che è stato dello, 0,60 per cento. La Lombardia è stata come sempre la regione che ha fatto registrare il maggior numero dei casi, più della metà del totale (221 dei quali 62 nella provincia di Milano, 41 in quella di Brescia e 35 in quella di Pavia) davanti al Piemonte (82) e alla Liguria (32). In Lombardia ieri sono stati refertati 14.301 tamponi e il tasso di contagio è stato molto più alto della media nazionale: l1,54 per cento. Ancora più alto se confrontato al tasso medio dellItalia «senza» Lombardia, che è stato dello 0,35 per cento. I nuovi casi portano il totale delle persone che hanno contratto il virus a 232.664, e quello degli attualmente positivi è di 43.691, con una calo di 2.484 assistiti rispetto a venerdì. Tra essi 450 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 25 pazienti rispetto a venerdì, calo che va ormai avanti costantemente dal 3 aprile, quando in terapia intensiva ci fu il picco di 4.067 ricoverati. Sono 6.680 persone ricoverate con sintomi, con un decremento di 414 pazienti rispetto a venerdì e 36.561 persone, pari all84 per cento del totale, quelle isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. È sempre la Lombardia la regione più colpita, con 21.809 attualmente positivi (il 49,91 per cento del totale, praticamente la metà), davanti al Piemonte (5.290), allEmilia-Romagna (3.279) e al Lazio (3.055). I positivi sono 1.612 in Veneto, 1.347 nelle Marche, 1.222 in Puglia, 1.166 in Toscana, 999 in Sicilia, 981 in Puglia, 781 in Liguria. Cresce invece leggermente il numero dei deceduti: 111 che portano il totale a 33.340. Nellultima settimana soltanto unaltra volta il numero dei morti giornalieri aveva superato quota 100, il 27 maggio (+117). Anche in questo caso la Lombardia ha la maggioranza assoluta dei decessi con 67. La Lombardia ha ancora un tasso di mortalità molto più alto della media nazionale. Con 16.079 decessi su 88.758 casi complessivi è del 18,12 per cento mentre in Italia del 14,33 e nellItalia «delombardizzata» dell11,99. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale a 155.633, con un incremento di 2.789 persone rispetto a venerdì. Tag:  coronavirus Speciale:  Coronavirus focus
Così la Meloni ha cancellato Fini
Oggi 31-05-20, 17:00

Così la Meloni ha cancellato Fini

Meloni scaccia Fini. L'ombra dell'ex delfino di Almirante ha finito di stagliarsi cupa sui destini della destra italiana. Ieri è arrivata la certificazione: Fratelli d'Italia, secondo gli ultimi sondaggi, ha superato il 16 per cento dei consensi. Record storico per la destra.Facciamo un salto indietro nella storia politica del nostro Paese di quasi trent'anni. Fine anni Ottanta: il Movimento Sociale Italiano ha un solido passato alle spalle, ma un futuro piuttosto incerto. Tra il 1987 e il 1991 la segreteria cambia di mano per tre volte: prima a Gianfranco Fini, poi a Pino Rauti e poi, ancora, a Fini. È una lotta senza esclusione di colpi tra la ala sinistra dei neofascisti italiani, quella che fa capo a Pino Rauti e quella più modernista, capeggiata da Fini.Alle elezioni politiche del 1992 i missini arrancano attorno al 5 per cento. Quello che succede nei tre anni successivi è storia nota: Silvio Berlusconi fa il suo endorsement e cambia la storia della destra italiana.Il 23 novembre del 1993 Berlusconi, inaugurando un Euromercato a Casalecchio di Reno, gela la stampa: "Se fossi a Roma voterei Fini come sindaco". Inizia quello che molti, con un termine poco gentile, chiamano "sdoganamento" della destra. Nel gennaio del 1994 Fini scioglie, tra le polemiche dei dissidenti, il Movimento Sociale Italiano e fonda Alleanza Nazionale. È una svolta. Alle elezioni politiche del marzo 1994 le truppe di Fini raccolgono il 13,47 per cento alla Camera con il proporzionale e il 6,67 con il maggioritario al Senato il 6,28 dei voti.Pochi mesi dopo, alle elezioni Europee, Alleanza Nazionale si consolida al 12,47 per cento delle preferenze. Un record storico, il Movimento Sociale Italiano aveva raggiunto come massimo traguardo il 9,1 per cento, al Senato nel 1972. L'ascesa dei finiani sembra inarrestabile: alle politiche del 1996 la destra raggiunge il suo massimo storico: 15,66 alla Camera. Il partito di Fini non andrà mai più così in alto. Alleanza Nazionale si scioglie e confluisce nel Popolo della Libertà e tutto il resto è storia nota: il dito puntato contro Berlusconi corredato dallo storico "Che fai mi cacci?", il tradimento nei confronti del Pdl, la sfiducia al governo, la casa di Montecarlo, i flirt con la sinistra antiberlusconiana e con le trame di Napolitano e la fondazione di Futuro e Libertà per l'Italia. Inizia la lunga e rovinosa discesa che porterà alla scomparsa, a tempo determinato, di una destra che aveva avuto un ruolo storico, seppur marginale, nella storia della Repubblica.L'esperienza di Fli è disastrosa, gli scandali e i tradimenti affossano l'ex leader rampante: alle politiche del 2012 Fli raccoglie un umiliante 0,47 per cento, con 159.332 voti e un solo seggio. La fiamma tricolore diventa un lumicino votivo e il becchino della destra è proprio Fini. Ma nel frattempo qualcosa si muove: Fratelli d'Italia raccoglie l'eredità di Alleanza Nazionale e inizia una faticosa opera di ricostruzione sulle ceneri del disastro finiano.Ieri, a otto anni dalla sua fondazione, Fratelli d'Italia, secondo i sondaggi pubblicati dal Corriere della Sera, avrebbe il 16,2 per cento delle preferenze. Più dello storico 15,66 di ventiquattro anni fa. Il massimo risultato per una forza di destra da quando è nata la Repubblica. Meloni e soci hanno definitivamente cancellato i disastri politici e i tradimenti di Fini.
Il ruolo di Mani Pulite: così la sinistra preparò la scalata al potere con un patto con i pm
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

Il ruolo di Mani Pulite: così la sinistra preparò la scalata al potere con un patto con i pm

Vittorio Macioce Un libro svela il retroscena: il Pds disse di avere ottenuto il sostegno dei giudici Il giudice è nudo. La magistratura sta vivendo una sorta di nemesi della storia. Non è più un potere sacro. La dignità si sta offuscando, lautorità perde peso. È quello che è già successo ai partiti, al Palazzo, alla politica. Li vedi come sono, senza corona e senza scettro. Da vicino. Le intercettazioni creano questo effetto. Dissacrano. Ti spogliano, ti svelano, ti mettono in piazza e mostrano il retroscena del potere. Quando questo accade le mani non appaiono mai pulite. Non è questione di colpa o di innocenza, ma di come racconti quello che accade. La nemesi è appunto questa. Linchiesta di Mani Pulite lascia aperta una domanda. Fu un caso o dietro cera un canovaccio, una sceneggiatura? Le conseguenze politiche si conoscono: la Repubblica dei vecchi partiti spazzata via. Un terremoto, con la prima scossa che arriva con larresto di Mario Chiesa il 17 febbraio 1992, un lunedì. Solo che qualcuno già sapeva come si sarebbe sviluppata la storia. Ci aveva scommesso su, un vero e proprio all inn, da veggenti o da bari. Avevano puntato tutto sulla rivoluzione delle toghe. Solo il finale non si avvera: lanomalia Berlusconi scompiglia le carte. È quello che racconta Fabio Martini in alcune pagine di Controvento, la vera storia di Bettino Craxi (Rubettino). Il Pci non cè più. Il nome è stato seppellito dalla caduta del muro di Berlino. Il resto però è sopravvissuto, il partito comunista ha solo cambiato linsegna, ora si fa chiamare Pds e in realtà non se la passa benissimo. La storia gli soffia contro. Occhetto e il suo gruppo dirigente si affanna per capire come sopravvivere. Lunica strada sembra quella di ritrovare riparo sotto i compagni socialisti, guidati da un personaggio che molti di loro considerano un brigante, lantitesi di Berlinguer. Occhetto parla apertamente di un partito unitario della sinistra. Bettino sta già aprendo le porte. Le difficoltà sono tante, ma per mesi sembra lunica strada. Poi non se ne fa nulla. È il novembre 1991, tre mesi prima di Tangentopoli. Ecco cosa racconta Martini. «Gerardo Chiaromonte (uno degli ex comunisti che teneva un canale diretto e costante con Craxi) viene ricevuto in via del Corso e dopo i preliminari va al sodo e rivela: sappi che abbiamo fatto una riunione riservata a Botteghe Oscure e la linea, di Napolitano e mia, del dialogo con te è stata sconfitta ed è prevalsa quella dellopzione giudiziaria. Chiaromonte esce, entra Giusi La Ganga, Craxi gli riferisce e chiede: ma cosa ha voluto dire Gerardo? Come fanno a adottare una linea giudiziaria? Racconterà anni dopo De Michelis: nessuno ci ha badato. Non avevamo capito che il Pds sapeva qualcosa in più e si stava preparando a incassare». DAlema racconta: «Eravamo come una grande nazione indiana, chiusa tra le montagne e una sola via duscita, un canyon, e lì cera Craxi. Come uscire da quel canyon?». Questo qualcosa in più è il filo rosso che, da allora fino a oggi, segna il rapporto tra politica e giustizia. Il «partito dei giudici» non è la magistratura. È una missione. È lidea che la politica non solo va salvata dai suoi peccati, ma ha bisogno di «sacerdoti» che svolgono un ruolo di garanti morali. La stessa democrazia in Italia non va lasciata agli istinti degli elettori. Non è chiaramente un programma. È un sentimento. È la visione di chi si sente dalla parte giusta della storia. È sfiducia verso gli italiani. Solo che adesso il giudice è nudo. Chi controllava i controllori? Nessuno. E questo è un problema che non si può più ignorare. Tag:  Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) caso Palamara
La congiura del silenzio: se il pm assolve Fontana la notizia viene snobbata
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

La congiura del silenzio: se il pm assolve Fontana la notizia viene snobbata

Carmelo Caruso "Repubblica" la ignora, il "Corriere" non la mette in evidenza. Il "Fatto" insiste: è colpa sua Non era solo una notizia, ma era la notizia. Ed è stato dunque sorprendente vederla scomparire, confinarla, aggiustarla fino al paradosso di ribaltarla. Nessuno, almeno qui, ha la presunzione di spiegare cosa sia il giornalismo, ma è stato giornalisticamente un inedito del mestiere aprire le prime pagine e «non leggere» che era competenza del governo proclamare la zona rossa e non responsabilità della Regione Lombardia come da mesi si scrive e si ripete. È stato detto a Bergamo e non da un comitato di redazione, ma dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota che ha ascoltato per due ore il governatore Attilio Fontana, ricostruito i passaggi, prima di dichiarare di fronte al palazzo di giustizia che «da quel che ci risulta è una decisione del governo». E infatti non si esclude che dopo Fontana possano essere convocati il premier Giuseppe Conte e i suoi ministri. Può una tale notizia essere interamente ignorata come ha scelto di fare La Repubblica (neppure un passaggio nelledizione nazionale) proprio quel quotidiano che ha titolato «Mani Pulite sul Trivulzio», «Poveri morti nascosti»? Mai come questa volta sarebbe stato preferibile non gonfiare listeria, quella stessa isteria che ha costretto la polizia a disporre un servizio dordine come nei maxi processi, quei corridoi per impedire alla folla la sentenza di strada. Ad attendere Fontana, finito sotto protezione per ignobili minacce (a proposito, ma dovè la solidarietà?), cera canagliume organizzato, teppismo ideologico che da mesi sniffa odio di «carta» e non solo contro di lui, ma contro lassessore alla Sanità, Giulio Gallera, a cui si vuole caricare morte, contagio; manca solo laccusa di commercio di virus. Da quando è scoppiata lepidemia, si cerca di convincere, ma non di dimostrare, che la mancata istituzione della zona rossa sia la pistola fumante delle colpe lombarde. Per questo non si comprende ancora come quel presidio di giornalismo, il giornale che più di tutti dovrebbe amare e raccontare la Lombardia, proprio non si capisce come il Corriere della Sera abbia trascurato ieri questa verità, pronunciata da un pm, e le abbia solo dedicato un occhiello, in prima pagina. Il racconto e la dichiarazione, che capovolgono un teorema, finiscono a pagina quindici con un titolo che è un esempio di prudenza. È quella prudenza che è mancata quando in Lombardia i corpi erano ancora caldi. E ieri, a leggere La Stampa, limpressione era che a Bergamo non si indagasse sulla catena di cause, ma si ragionasse semplicemente di incomprensioni burocratiche tanto era ambiguo il titolo in pagina: «La pm di Bergamo: Niente zona rossa. Scelta del governo». E fin qui si tratta comunque di scelte discutibili. Non sono mai quelloperazione di dadaismo, revisionismo del reale che ha compiuto Il Fatto Quotidiano. Non cè solo la frase acrobatica con cui ha aperto ledizione: «La pm ha già assolto Fontana, ma la legge smentisce tutti e due». Più sofisticati erano i due articoli. Non potendo manipolare le parole del pm, e per non scaricare la responsabilità al governo, ci si è concentrati sulla ministra - quella dellInterno, Luciana Lamorgese - che al Fatto sta antipatica. Sarebbe sua lincertezza, e non del governo, «tanto che nei corridoi della procura non si esclude di interrogare anche il ministro». Questo era il primo. Più spericolato era il secondo articolo. Se era dovere del governo proclamare la zona rossa, la colpa della Lombardia, per il Fatto, è allora non essersi sostituita al governo e dunque il titolo è «Ma la Regione poteva chiudere». Siamo al di là della notizia, siamo ai documenti di persuasione. Oltre questo limite non cè nientaltro che linquisizione, la zona rossa della mente. Tag:  coronavirus Attilio Fontana Regione Lombardia Speciale:  Coronavirus focus
Luomo solo al comando nellemergenza resterà un precedente molto pericoloso
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

Luomo solo al comando nellemergenza resterà un precedente molto pericoloso

Matteo Renzi Lex premier: "Il linguaggio da Grande Fratello non serve per la ripartenza" Latteggiamento pacato del presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato molto apprezzato dalla popolazione, uno stile che trovo abbia aiutato a contenere i toni. Questo tipo di consenso altissimo durante la fase più dura della crisi, in Italia come negli altri paesi è stato un valore, nelleconomia complessiva della fase politica che abbiamo vissuto. Immaginate cosa sarebbe potuto accadere se alle difficoltà della quarantena si fosse sommata una sfiducia crescente verso loperato del primo ministro o se egli si fosse espresso nei termini negazionisti utilizzati per esempio dal presidente brasiliano Bolsonaro. Anche per questo, alla luce degli avvenimenti, penso di dover rivendicare unaltra mossa del cavallo, che, nellagosto 2019, ha bloccato Matteo Salvini, allora lanciatissimo verso i «pieni poteri». Abbiamo a lungo discusso di «poteri delluomo solo al comando» quando nel 2016 si è trattato di dibattere del superamento di una delle due Camere e dellabolizione del Cnel. Allora sembrava di toccare punti inattaccabili del funzionamento democratico, ma la realtà ci ha drammaticamente messo di fronte allevidenza che, davanti a unemergenza, può bastare qualche decreto del presidente del Consiglio dei ministri per sospendere le libertà costituzionali di sessanta milioni di italiani. Stupisce che quanto avvenuto sia passato nel sostanziale silenzio di larga parte dei costituzionalisti che tanta retorica avevano speso contro il rischio di una deriva autoritaria ai tempi del referendum del 2016. Non possiamo dare per scontato che questa vicenda non costituisca un precedente tendenzialmente pericoloso, anche se sono assolutamente certo che una persona come Giuseppe Conte non abbia mai pensato, né possa in futuro pensare, di replicare i provvedimenti assunti nel pieno dellemergenza. Nei giorni infuocati dei dibattiti, a infiammarmi, è stato in particolare il tema delle libertà costituzionali, rispetto a cui non è mai ammissibile un «noi consentiamo», tipico delle Costituzioni octroyées. È il ribaltamento della realtà: sono le libertà costituzionali che rendono possibile, giustificano e alimentano il mandato della politica, non viceversa. Il nostro ruolo è a servizio dei cittadini, per loro mandato, che esercitano in virtù della Costituzione. Un presidente del Consiglio non può avere occhi solo per gli indici di gradimento, deve guardare al numero dei posti di lavoro, al Pil, alle previsioni internazionali. Non è ammissibile un sistema che mira a mantenere il consenso con una diretta Facebook a settimana, che dribbla le procedure parlamentari rifugiandosi in una visione dello Stato paternalistica e irrispettosa delle libertà, né possiamo accettare lapproccio da Stato etico, che vuole misurare gli affetti in centimetri. Ai cittadini vanno date risorse, non limiti, la libertà che si riconosce alle persone adulte, non il paternalismo populista. Considero, infine, positivo che vi sia stata unampia adesione alla retorica e alla narrazione che lo staff di Palazzo Chigi ha messo in campo. Il cedimento, evidente, verso forme demagogiche e qualunquiste si giustifica con leccezionalità del dramma vissuto e con una comunicazione istituzionale più simile a quella di una fiction a puntate con conferenze stampa settimanali finalizzate ad acquisire consenso più che a dare informazioni che a quella tradizionale di un governo in emergenza. Lascia lamaro in bocca a molti puristi, ma ha raggiunto lo scopo di non creare tensioni sociali. Appartengo alla categoria di quelli che avrebbero preferito un altro stile e che non hanno apprezzato le scelte della comunicazione istituzionale di Palazzo Chigi, ma ne riconosco le ragioni e lefficacia. È però arrivato il momento di un cambio di passo. Se a chiudere tutto riesce chiunque, per riaprire, ripartire, rifiorire sono necessari una capacità di visione e un coraggio che il governo deve mettere in campo, e le misure economiche che servono al paese non si possono raccontare con il linguaggio del Grande Fratello: ciò che funzionava in quarantena rischia di rivelarsi letale per la ripartenza. Tag:  coronavirus governo Conte Speciale:  Coronavirus focus
Via agli spostamenti ma niente abbracci. Mascherine e distanza restano obbligatorie
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

Via agli spostamenti ma niente abbracci. Mascherine e distanza restano obbligatorie

Nino Materi LItalia si prepara dunque ad abbattere i tragicomici "confini interni" che qualche governatore in preda a delirio di onnipotenza aveva pensato idealmente di innalzare. «Attention: trois, deux, un... Fiiiii!». Da mercoledì, torna «Giochi senza frontiere». Finalmente liberi di spostarsi da una Regione allaltra, appallottolando lodiato «modulo giustificativo». A scandire il conto alla rovescia, memore del mitico giudice di gara Gennaro Olivieri, è stato il premier Conte, andando incontro alle legittime aspettative dei suoi connazionali. LItalia si prepara dunque ad abbattere i tragicomici «confini interni» che qualche governatore in preda a delirio di onnipotenza aveva pensato idealmente di innalzare. Mercoledì ci verrà restituito il diritto costituzionale alla mobilità, inopinatamente congelato da tre mesi causa «emergenza sanitaria». Ma ormai il coronavirus è alle spalle, benché lItalia non risulti ancora accomunata da un risolutivo «indice di contagio pari a zero» (lunica regione che finora può vantarlo è la Basilicata). Lora X della normalità è comunque a un passo, anche se prima del fatidico 3 giugno saremo ancora bloccati da un «ponte» che, fino al 2 giugno, rimarrà sollevato, separandoci dalla totale e agognata libertà di movimento. Un attimo e riprenderemo a circolare in Italia senza limitazioni e pure chi arriverà dallestero non avrà più obbligo di stare in quarantena. Un grande passo avanti, ma saranno ancora molti i divieti che ci ricorderanno di essere ancora in uno stato di «impedimento sociale». E non è affatto detto che queste ultime «privazioni comportamentali» siano meno castranti dellimpossibilità che abbiamo avuto finora di muoverci da una regione allaltra. Quasi a voler spegnere i primi fuochi di entusiasmo, i pompieri del Covid ricordano che «cinema, teatri e locali da ballo rimarranno off limits». Se ne riparlerà il 15 giugno. Forse. Intanto i vademecum di «tutto ciò che da mercoledì prossimo continuerà ad essere vietato» impazzano sui social. Libera circolazione sì, ma occhio ai «paletti». Che restano e sono tanti. Sbatterci contro sarebbe pericoloso. Ad esempio rimane sulla lista nera la movida, nella sua ampia accezione di volano per «assembramenti»; che poi l«affollamento» si componga di persone con o senza bicchiere di aperitivo, conta poco. Rimane in vigore pure il famigerato «distanziamento»: la distanza «interpersonale» deve essere sempre di 1 metro e di 2 metri «quando si svolge attività fisica». Si continuerà a indossare la mascherina, anche se sul punto il governatore veneto Luca Zaia ha annunciato dal 15 giugno uno «sanatoria» (nulla a che fare con la sanificazione) che permetterà ai suoi corregionali di circolare a volto scoperto. Perfino i veneti, invece, dovranno continuare a evitare «baci, abbracci e contatti fisici non necessari». E dietro quel «non necessari» cè tutto un mondo misterioso e sentimentalmente imperscrutabile. È «necessario» abbracciare una mamma? Un padre? Un fratello? Una fidanzata? Unamante? Si attendono chiarimenti. Sperando che a creare più confusione non arrivi il solito «congiunto». Ma torniamo alloggetto dello scandalo: la mascherina. Pare sicuro che si debba continuare a indossarla «nei luoghi pubblici, nei negozi, dal parrucchiere e dallestetista, in aereo e in treno, sui mezzi pubblici e ovunque non sia possibile mantenere la distanza». Capitolo guanti: «Obbligatori quando si acquistano generi alimentari». E se un tizio si avvicina puntandoci in fronte il termometro a forma di pistola? Passata la paura, «non potremo rifiutare di sottoporci alla misurazione della febbre»: con più di 37,5 accesso vietato e segnalazione allautorità sanitaria. Seguirà tampone? Ricovero? O peggio? Inoltre «non potremo ancora andare dal parrucchiere e in palestra senza prenotazione». Infine il «toto-quarantena»: «Se lordinanza regionale lo prevede, si dovrà rimanere in quarantena dal momento dellarrivo». Spostarsi da Nord a Sud per rimanere in quarantena non è il massimo della vita. Ma il genio italico sta già provvedendo. Allo studio una «quarantena breve»: due settimane con lo sconto del 50%. Trattabile e suscettibile di ulteriore riduzione. Unofferta da non perdere. Tag:  coronavirus Speciale:  Coronavirus focus
De Luca a capo della fronda "Pressioni sulla decisione". Ma non ci saranno patentini
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

De Luca a capo della fronda "Pressioni sulla decisione". Ma non ci saranno patentini

Giuseppe Marino Rossi (Toscana) scettico: non sono convinto, mi adeguo. In Sardegna nessun obbligo per i turisti, test facoltativi I virologi si fanno da parte, la Fase 3 spetta alla politica. Che si schiera lungo i confini delle Regioni, anziché lungo gli assi tradizionali delle coalizioni. Il governo ha un vantaggio: per dare il via libera alla riapertura della circolazione su base nazionale è sufficiente lasciar arrivare alla sua naturale scadenza, il 3 giugno, lultimo Dpcm di Conte. Il pressing delle Regioni però continua. In prima fila contro la riapertura dei confini ora cè Vincenzo De Luca, che non cita esplicitamente la Lombardia, ma usa riferimenti evidenti che riecheggiano vecchi sospetti anti-lombardi: «Si ha la sensazione che per lennesima volta si prendono decisioni non sulla base di criteri semplici e oggettivi ma sulla base di spinte e pressioni di varia natura». Il presidente della Campania, assicurando che per la sua Regione sarebbe stato lui a chiedere lisolamento, se avesse avuto tanti contagi, butta anche lì una proposta furbetta: «Si poteva decidere semplicemente - togliendo i nomi delle regioni - che i territori nei quali nellultimo mese cera stato un livello di contagi giornalieri superiore a un numero prefissato (200 - 250 - 300.) fossero sottoposti a limitazioni nella mobilità per un altro breve periodo». De Luca insomma suggerisce un metodo obliquo e con un tetto arbitrario per colpire la Lombardia senza citarla. Con lui cè anche il governatore toscano Enrico Rossi punta il dito esplicitamente contro la Lombardia e si dice «non convinto» della riapertura per tutti, «ma mi adeguo». Sul fronte contrario tutti i governatori del Nord, senza distinzione di colore politico. Stefano Bonaccini, che unEmilia Romagna non certo risparmiata dallepidemia, chiede una data unica per la riapertura di tutti i confini interni. E oltre al ligure Giovanni Toti anche Alberto Cirio, presidente del Piemonte, conferma di guardare alla data indicata: «Noi abbiamo sempre confidato nella data del 3 giugno- Tutte e tre le pagelle del ministero ci hanno confermato che i nostri numeri sono pienamente in regola». Cirio si mostra comprensivo riguardo ai timori dei colleghi di alcune regioni del Sud, ma boccia il certificato di negatività ipotizzato da Sardegna e Sicilia: «Non credo che sia una scelta giusta, né praticabile. Posso comprendere che ci sia un desiderio di tutela, anche legittimo, da parte di alcuni governatori ma nello stesso tempo, da sempre, il turismo si basa sulla reciprocità, cioè proprio la possibilità di un interscambio». Tra i governatori del Sud con la Lombardia anche la calabrese Jole Santelli e il molisano Donato Toma. Mentre Michele Emiliano sceglie una via di mezzo: «È arrivato il momento di riaprire il Paese a condizioni di normalità e la condizione di normalità fondamentale è la libertà di circolazione. Quello che si può fare è, per esempio, -aggiunge- chiedere a coloro che vengono di segnalare la loro presenza e di tenere memoria dei contatti che hanno con la popolazione locale o con altre persone». E controlli su base volontaria, non certo certificazioni o patenti obbligatorie, potrebbero essere lunica concessione a posizione come quelle della Sardegna. Christian Solinas ieri ha spento i microfoni, ma da Cagliari la proposta sul tavolo della Conferenza delle Regioni del 3 giugno sarà questa: liberalizzare i test sierologici in tutta Italia (per ora lo hanno fatto solo alcune Regioni) in modo da favorire controlli spontanei da parte dei turisti. Meglio, dice Jole Santelli, se fatti prima di partire. Tag:  coronavirus Speciale:  Coronavirus focus
La riforma-truffa di Bonafede: più poteri al Csm. Avrà trenta consiglieri e controllerà tutte le Procure
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

La riforma-truffa di Bonafede: più poteri al Csm. Avrà trenta consiglieri e controllerà tutte le Procure

Luca Fazzo Altro che discontinuità, la divisione in correnti viene rafforzata. Non potrà più entrare chi nei 5 anni precedenti sia stato parlamentare. E arrivano le "quote rosa". Ventiquattro articoli, un profluvio di commi e di rimandi a volte oscuri, e un risultato finale fin troppo chiaro: dare ancora più potere al Consiglio superiore della magistratura, lorgano di autogoverno dei giudici investito dallo scandalo che ruota intorno al suo ex membro Luca Palamara. Questa è la riforma che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha portato mercoledì scorso allesame dei partiti della maggioranza, nel vertice convocato presso il ministero. Una riforma presentata come la risposta del governo allo scandalo del Csm, e che invece non interviene in nulla sul potere delle correnti. E dà al Consiglio superiore un potere cruciale: controllare di fatto la vita delle Procure della Repubblica. Qualche dispiacere ai futuri consiglieri la bozza Bonafede lo dà sul piano salariale, dove allarticolo 20 viene introdotto un massimale (assai confortevole, peraltro) ai loro stipendi; e soprattutto sulle speranze di carriera, perché larticolo successivo prevede che «prima che siano trascorsi quattro anni dal giorno in cui ha cessato di far parte del Consiglio superiore della magistratura, il magistrato non può proporre domanda per un ufficio direttivo o semidirettivo». Ma a compensare ampiamente questa rinuncia cè larticolo 3, con cui la bozza regolamenta i rapporti tra il Consiglio superiore e le Procure della Repubblica. Di fatto, al Csm viene dato un potere di supervisione e di controllo sul funzionamento degli uffici che rappresentano la pubblica accusa sul territorio, compresi gli strumenti che garantiscono di fatto il controllo delle inchieste: «i criteri di assegnazione dei procedimenti e i «criteri di priorità nella trattazione degli affari». Di fatto, è la fine della piena autonomia concessa appena pochi anni fa ai capi delle Procure. Le loro scelte tornano sotto la tagliola del Csm. È una scelta inattesa, anche perché di questo tema nei giorni scorsi non si era mai parlato, e compare senza preavviso nella bozza del ministro, destinandola così a essere più digeribile dallAssociazione nazionale magistrati. E anche nel resto del testo cè ben poco che possa dispiacere al sindacato delle toghe. Nulla, nonostante le promesse della vigilia, cè a favore della separazione delle carriere: il comma che doveva limitare landirivieni tra il mestiere di pm e quello di giudice è sparito. Anzi, nel nuovo meccanismo elettorale del Csm, scompare la divisione tra le due categorie: finora i pm eleggevano i pm, i giudici eleggevano i giudici. Ora si parla solo di «magistrati», come a rafforzare il principio che accusa e sentenza facciano parte dello stesso lavoro. Proprio sul sistema elettorale del Csm il ministro si era assai impegnato, promettendo di combattere le degenerazioni correntizie. Di concreto, in realtà, cambierà poco: a parte le «quote rosa» che la bozza introduce, prevedendo che se sulla scheda il votante metterà più di un nome non potranno essere dello stesso sesso. Per il resto, la novità è il voto a doppio turno: i magistrati voteranno in diciannove piccoli collegi più due centrali, massimo tre preferenze, se nessun candidato raggiunge il 50 si va al ballottaggio tra i primi due. Previsione ovvia: a designare il vincitore saranno gli accordi tra le correnti, che al ballottaggio faranno convergere i voti sul candidato più forte. Anzi, il sistema disegna una sorta di maggioritario che potrebbe dare il pieno controllo del Csm alle correnti dominanti. Il Csm aumenta i suoi componenti, che passano da ventiquattro a trenta. Ma cambia anche il materiale umano che ne farà parte: il Parlamento non potrà più eleggere al Csm nessuno che sia o sia stato nei cinque anni precedenti deputato, senatore, consigliere regionale, sindaco: si indebolisce di fatto nel Csm la componente partitica, che in qualche modo finora bilanciava il potere dei consiglieri provenienti dalla magistratura. E che adesso avranno gioco facile nel misurarsi con avvocati digiuni di politica. Su un punto Bonafede ha mantenuto le promesse: la legge dovrà «precludere il rientro nei ruoli organici della magistratura» a chi sia stato parlamentare, consigliere regionale, sindaco. Ma non resteranno disoccupati; andranno a lavorare al ministero, ovviamente «conservando il suo trattamento economico». E le nomine dei capi, divenute al Csm un mercato di favori? La bozza parla di «principi di trasparenza e di valorizzazione del merito», ma introduce solo un meccanismo arzigogolato che porterà a privilegiare i più anziani. Cambierà qualcosa? Tag:  Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) caso Palamara
"LAtlante" necessario di Stenio Solinas
Cultura e Spettacolo
Oggi 31-05-20, 17:00

"LAtlante" necessario di Stenio Solinas

Alessandro Gnocchi Due anni di lavoro, ottocento pagine, decine di articoli rivisti e antologizzati, dal 1993 a... poche settimane fa. Questo è lAtlante ideologico sentimentale di Stenio Solinas Due anni di lavoro, ottocento pagine, decine di articoli rivisti e antologizzati, dal 1993 a... poche settimane fa. Questo è lAtlante ideologico sentimentale (GOG, pagg. 840, euro 27) di Stenio Solinas, firma del Giornale, a lungo caporedattore della Cultura e poi inviato. Questo immenso Zibaldone, di cui vi offriamo in queste pagine due assaggi dal sapore molto diverso, prova che Solinas è una colonna della cultura italiana, senza limitazioni di genere. Semplicemente è il migliore. Lo so, sono di parte, ma dico la verità. E adesso spiego perché. Guido Piovene, il fondatore della Terza pagina di questo quotidiano, una volta scrisse che cè solo una regola per essere validi giornalisti culturali: non essere troppo giornalisti. Intendeva dire, come poi ha spiegato, che seguire spasmodicamente i fenomeni del momento porta quasi sempre alla incapacità di dare giudizi obiettivi e fondati. Ecco, se voi sfogliate lAtlante, diviso in cinque sezioni (Italia, Francia, Donne, Vite e Orientalismi, Esotismi, Snobismi), scoprite subito che lagenda di Solinas è attenta allattualità senza esserne condizionata. Per questo può legare i Finzi Contini alla contestazione o Il conte di Montecristo allepoca post Tangentopoli ricavando sempre chiavi di lettura del tutto originali. Viaggiatore innamorato di Chateaubriand, passa con occhio occidentale (ma sinceramente curioso) su Beirut e il Medio Oriente. Quando scrive di letteratura, sfodera un acume critico di gran lunga superiore a quello di molti critici daccademia. Sugli scrittori francesi, da Céline a Montherlant, da Morand a Chardonne, fa testo. NellAtlante incrocerete spesso nomi «maledetti» dalla cultura italiana: Robert Brasillach, Maurice Bardèche, Lucien Rebatet e molti altri. E qui torniamo da dove siamo partiti. Da Piovene: «Prima di tutto la cultura deve dire che non esistono, mai e in nessun caso, idee scandalose; inoltre, da qualunque parte provenga, dovrebbe essere tutta insieme una terza forza, una terza forza critica sulla parte avversaria, ma ancora di più sulla propria, a cui dovrebbe stare addosso». Altrimenti si lascia spazio al vuoto critico (come oggi in Italia) con laggiunta, scrive ancora Piovene, di «poter imporre in quel vuoto, a un pubblico disorientato, alcuni valori arbitrari». Nel Candide di Voltaire (1759) il senatore veneziano Pococurante pronuncia la frase: «In tutta la nostra Italia, si scrive solo quello che non si pensa». Vi è una persistente tendenza a ricascarvi. Non nel caso di Solinas. Tag:  Stenio Solinas Speciale:  Controcultura focus
Per questa Italia ipocrita ci vorrebbe la dignità del Conte di Montecristo
Cultura e Spettacolo
Oggi 31-05-20, 17:00

Per questa Italia ipocrita ci vorrebbe la dignità del Conte di Montecristo

Stenio Solinas Coraggio e disinteresse contro i maneggi, i compromessi al ribasso, la politica meschina Ah, se il conte di Montecristo fosse fra noi! Quanti teoremi giudiziari smonterebbe, quante Finanziarie aggiusterebbe, quante finte facce della politica smaschererebbe... Hai voglia a insistere sul «Paese normale», sulle virtù della moderazione, sulla serietà dellesecutivo, sulla imparzialità della magistratura. Basta che dallo schermo ti piombi in casa Edmond Dantès in veste di vendicatore e subito ti accorgi che la vita vera è quella lì, amori e odii, passioni e rinunce, vendette e ricompense, parole date e offese ricevute. Dicono: ma allora, vuoi il ritorno allo stato di natura, alluomo che si fa giustizia da sé, allavversario trasformato in nemico da abbattere... Non ciurliamo nel manico, allo stato di natura ci siamo già, basta intendersi sulla parola: vecchi contro giovani, garantiti contro non garantiti, indigeni contro immigrati. Abbiamo lingiustizia fai da te, con i suoi tempi biblici, gli abusi della legge, lo scempio del più debole. E quanto al rispetto dellaltro, di chi la pensa diversamente, è questione di carità pelosa: se «laltro» non si adegua lo si sega, e poi si fa anche gli sdegnati, un po costernati: non rispondeva al telefono, non si faceva trovare, difendeva i suoi interessi, non voleva ragionare Nella società del politicamente corretto trionfa lipocrisia e si falsano i sentimenti, si finge la bontà e si persegue la cattiveria. Col risultato che tutto si annacqua, sfugge, si stinge e si restringe: il baciapile democristiano di ieri diviene il garante della Costituzione delloggi, il trinariciuto un libero pensatore, il portaborse un pilastro delle istituzioni, Alessandro Baricco uno scrittore. Evviva Alexandre Dumas, allora, genio assoluto della letteratura che aveva capito tutto. La monarchia meschina e vanagloriosa di Luigi Filippo, il Re tronfio e borghese del suo tempo, non lo appassionava: con il conte di Montecristo la fustigò e per la trilogia dei moschettieri cercò rifugio nella Francia del Seicento dove si intrigava e si soffriva ma, vivaddio, soffiava la grandezza e il senso dellonore. Parole vuote per lItalia, dove la storia ripetendosi finisce in farsa. La prima Repubblica era già cadavere, ma a forza di belletti e rossetti lhanno tenuta in piedi: perde pezzi, ma ci si ostina a mandarla avanti. Sinvoca lemergenza, si grida allurgenza, ci si accontenta della sussistenza. Una nomenclatura che non vede al di là del proprio naso concentra i suoi sforzi in una guerra intestina: DAlema al posto di Prodi, Cossiga al posto di Bertinotti, Scalfaro al posto di sé stesso... È la via italiana alla stabilità. La cucina della politica da noi è sempre più fatta di avanzi. Dumas ci ha insegnato: linciucio non paga, il tradimento va punito, la lealtà va premiata. Non pensate che siano romanticismi, fisime da intellettuali. Non fatevi ingannare dal nichilismo straccione di chi fa di tutto un mazzo e ti dice che il mondo è sempre andato così, che i ladri e i corrotti la sfangano comunque, gli incapaci governano, i mascalzoni prosperano e quindi non bisogna prendersela più di tanto, anzi, conviene approfittarne. Parlano così perché sguazzano nei bassifondi della mediocrità e pensano che quello sia il salotto dei potenti. Ma se si guarda allindietro si vede che la storia ingrana la marcia delle realizzazioni allorché si incarna in un progetto, modella una civiltà, sceglie dei protagonisti coerenti con luno e con laltro, alfieri di unidea e non di un privato tornaconto. È tipico delle età di decadenza stare a sottilizzare, a teorizzare, a trovare qualsiasi giustificazione, a esaltare qualsiasi mediazione. Quando lunico obiettivo è durare, ogni elemento di conflitto va smontato, ogni asperità levigata, ogni compromesso perseguito. Si fa la voce grossa se qualcuno minaccia di sconvolgere lo status quo, e ci si coalizza per blandirlo prima, impaurirlo poi. Se è il caso si può essere anche brutali, ma senza dignità, è la forza che nasce dalla debolezza. Bisogna stare con Dantès, contro i maneggi dellarrivista Danglars che per cupidigia sparge veleno e costruisce le sue fortune infamando chi lo può ostacolare. Con Dantès contro linfame giudice Villefort, langelo sterminatore della giustizia asservita allambizione personale e politica. Con Dantès contro il signore di Morcerf, traditore di tutti, anche del suo onore. Bisogna stare, se è il caso, con il visconte di Bragelonne, questaltro dumasiano monumento letterario alla nobiltà della sconfitta, alla fierezza del comportamento allorché la vittoria è solo sopraffazione e ha in sé il germe che la divorerà. Si soffre, ma alla fine si è ricompensati. È il trionfo della cavalleria danimo sulla bramosia di contare. Bisogna leggere Dumas per capire che la commedia umana è fatta di rinunce e successi, fedeltà e tradimenti, ideali e compromessi, premi e punizioni. Si può scegliere luna o laltra parte e recitarla di conseguenza. Non è lecito però mischiarle. Siamo stanchi di boiardi che sembrano parroci, politici che sembrano questurini, magistrati che sembrano gruppettari, postcomunisti che sembrano democristiani... Rivogliamo i caratteri di una volta, quelli che Dumas aveva dipinto così bene e che oggi ci si affanna a nascondere nel gioco delle convenienze. Un po di coraggio che diamine, anche il male ha il suo fascino. Purché non se ne vergogni. Tag:  Conte di Montecristo Speciale:  Controcultura focus
Assembramenti a Milano. La farsa dei gilet arancio finisce con una denuncia
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

Assembramenti a Milano. La farsa dei gilet arancio finisce con una denuncia

Pier Francesco Borgia Lex generale Pappalardo guida la protesta. A Roma manifestanti bloccati dalla polizia Per un male globale come la pandemia di coronavirus cè chi pensa basti una medicina «locale» come un aumento di sovranità e un ritorno alla lira. Insomma cè chi vuole tornare indietro e chi addirittura vuole tornarci perché non crede alla pandemia. Almeno questo gridavano ieri nelle piazze di Milano e Roma, i nuovi negazionisti e sovranisti a un tempo, imitatori dei gilet gialli transalpini. E sono in molti ora a temere che sul malcontento sociale qualcuno possa speculare. A Milano si sono ritrovati a piazza Duomo. Il passaparola ha viaggiato anche sui social e si sono ritrovati in poche centinaia. Con bandiere tricolori e gilet arancioni. Guidati dallex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo, che in passato aveva tentato la carriera politica (nellXI legislatura nelle file del Partito socialdemocratico), e che da tempo guida il movimento che maldestramente prova a scimmiottare gilet jaunes che hanno infiammato la Francia. Ieri in piazza reclamavano il ritorno alla lira e una costituente che permetta di portare a Palazzo Chigi un governo votato dal popolo (elezione diretta del premier). I partecipanti si sono radunati in tarda mattinata, arringati da Pappalardo, in giacca arancione, che già aveva guidato in passato la protesta dei Forconi. Con il passare delle ore la protesta si è infiammata. La zona è stata transennata e presidiata dalle forze dellordine mentre molti dei manifestanti toglievano le mascherine per urlare gli slogan di protesta. Evitando tra laltro di rispettare le distanze di sicurezza, imposte ancora dalla normativa anti contagio Covid. Tensione anche nelle vie del centro storico di Roma per una manifestazione non autorizzata di gruppi di estrema destra, «Marcia su Roma» e Casapound, e per la presenza anche dei gilet arancioni, convinti che la crisi sanitaria sia solo una invenzione e che la pandemia sia un disegno politico per schedare le persone. Le forze dellordine sono state costrette ad intervenire in piazza Venezia e via del Corso, chiudendo le strade, per impedire ai manifestanti, circa un centinaio, di arrivare a palazzo Chigi. Sono quindi scattate identificazioni e le denunce. Anche lex generale Pappalardo si è preso una denuncia proprio per la violazione delle norme anti-Covid. Da tempo i media lanciano lallarme sul montare della tensione sociale. Dalla sociologa Alessandra Ghisleri al presidente dellAnci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, fino ai sindacati di polizia, in molti temono la strumentalizzazione delle paure sociali da parte di chi vuole soffiare sul fuoco della protesta. La denuncia nei confronti di Pappalardo e dei gilet arancioni lha chiesta per primo il sindaco di Milano Beppe Sala che sulla sua pagina Facebook ha scritto: «Ho chiesto al Prefetto di denunciare gli organizzatori della manifestazione dei cosiddetti gilet arancioni. Un atto di irresponsabilità in una città come Milano che così faticosamente sta cercando di uscire dalla difficile situazione in cui si trova». «I gilet arancioni si sono presi gioco dei milanesi - gli fa eco il grillino Marco Fumagalli - e hanno infranto le regole per ignoranza e inciviltà». «La piazza allex generale Pappalardo in totale assenza di condizioni di sicurezza - commenta il senatore Francesco Laforgia (LeU) -, non andava concessa. Chiederemo spiegazioni alla ministra dellInterno». Più comprensivo il senatore di Fratelli dItalia, Giovan Battista Fazzolari. «Il governo non sta capendo - dice - la vera dimensione di quello che accade nel nostro Paese. È un segnale di grande disagio nella società che il governo non vede». Tag:  coronavirus sovranisti Speciale:  Coronavirus focus
Le imprese a Conte: "Servono i soldi del Mes"
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

Le imprese a Conte: "Servono i soldi del Mes"

Gian Maria De Francesco Confindustria e altre otto sigle al governo: "Puntare sugli investimenti e non sui sussidi" Le imprese tornano alla carica e incalzano le istituzioni ad aumentare le risorse per gli investimenti in modo da superare la crisi generata dal lockdown. Proprio a partire dai fondi del Mes. «Esortiamo il governo, il Parlamento e le forze politiche a utilizzare fin da subito tutte le risorse e gli strumenti che lEuropa ha già messo a disposizione, a partire dai fondi per sostenere i costi diretti e indiretti dellemergenza sanitaria», hanno chiesto ieri in una nota congiunta Confindustria, Abi, Alleanza delle Cooperative, Confapi, Confagricoltura, Ance, Cia , Coldiretti e Copagri. «Non farlo - prosegue il comunicato - sarebbe una scelta non comprensibile e comporterebbe una grave responsabilità verso il Paese, i suoi cittadini, le sue imprese». Linvocazione è stata determinata dallo «stato drammatico» e dalle prospettive molto incerte della nostra economia richiedono interventi forti e immediati per sostenere la domanda di imprese e famiglie e rilanciare gli investimenti pubblici». Il Recovery Plan da 750 miliardi presentato mercoledì scorso dalla Commissione europea è «rilevante e positivo» ma la disponibilità delle risorse «non è però immediata» perché «il negoziato richiederà ancora alcuni mesi, così come sarà necessaria la presentazione da parte del nostro governo di un solido e credibile piano di riforme» per accedervi. Di qui la richiesta delle imprese aderenti alle associazioni che hanno siglato lappello a non esitare sulluso dei 36 miliardi del Mes, dei fondi Bei e anche del Sure, nonché dei 38 miliardi destinati allItalia dal bilancio 2014-2020 dellUnione e non ancora spesi. La «chiamata alle armi» sul capitolo investimenti è giunta dal neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi ed è stata appoggiata dallAssociazione bancaria italiana guidata da Antonio Patuelli. Intorno a questa presa di posizione si sono poi ritrovate tutte le altre associazioni invitate a condividere lappello ieri in tarda mattinata. E per comprendere le ragioni dellimpazienza di Viale dellAstronomia bisogna tornare alle parole di Bonomi. «Si parla di 700mila, un milione di posti di lavoro a rischio: il lavoro non si può fare per decreto, leconomia è qualcosaltro», aveva detto giovedì scorso aggiungendo che «i posti di lavoro li creiamo solo se cè crescita, non con i sostegni alla cassa integrazione». La priorità di Confindustria è «rimettere in moto gli investimenti, invece che cercare di accontentare tutti con interventi a pioggia che non funzionano mai». La critica al governo, quindi, non è tanto diretta alle titubanze pentastellate sullutilizzo dei fondi del Mes, ma alla scelta di impiegare le ingenti risorse dei dl Cura Italia e Rilancio per cassa integrazione e altri sussidi lasciando solo briciole proprio agli investimenti, ciò di cui il Paese ha bisogno per ripartire. Evidenza sottolineata anche dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali nelle quali si paventa un crollo del 13% del Pil nel 2020. Cautela è stata espressa, invece, da Confcommercio, unica grande sigla a non firmare la lettera. Per la confederazione guidata da Carlo Sangalli, prima di richiedere lattivazione dei fondi europei (compreso il Mes) è necessario attendere lesito del negoziato sul Recovery Fund che si avvierà proprio nel Consiglio europeo del 19 giugno. Tag:  coronavirus mes Speciale:  Coronavirus focus
La nostra guerra dei 100 giorni
Politica
Oggi 31-05-20, 17:00

La nostra guerra dei 100 giorni

Andrea Cuomo Oggi sono cento giorni tondi da quel 21 febbraio in cui lItalia scoprì di essere contagiata. Naturalmente tutto era già successo, ma noi non potevamo saperlo. La sapevano lunga i discografici della CGD che quando nel 1966 pubblicarono il singolo Cento giorni, cantato da Caterina Caselli, decisero di abbinarlo al lato b Tutto nero, cover casareccia di Paint it black dei Rolling Stones. Perché nei (primi?) cento giorni del Covid made in Italy, tutto è stato nero. Labbiamo presa alla lontana perché siamo in epoca di distanziamenti anche citazionistici. Oggi sono cento giorni tondi da quel 21 febbraio in cui lItalia scoprì di essere contagiata. Naturalmente tutto era già successo, ma noi non potevamo saperlo. Il virus girava da giorni, da settimane, da mesi, ma noi avemmo bisogno del «paziente uno», Mattia Maestri da Codogno, per avere la password dellincubo. Lui che la sera del giorno prima, un giovedì, si era recato per la terza volta nel pronto soccorso dellospedale della località lodigiana con i sintomi di una polmonite che fino ad allora nessuno aveva associato allidea di quel virus che veniva dalla Cina e che per noi fino ad allora voleva dire una roba lontana di mangiatori di pipistrelli, di mercati alimentari sporchi, di «mica arriverà qui». Ma Mattia peggiorava, a un certo punto fu ricoverato e una bionda anestesista dal sorriso incantevole non fece la «bionda» ed ebbe l«intuizione zero», facendo partire il contatore della paura. Cento giorni sono il tempo del primo bilancio di qualsiasi cosa. Si fa con i nuovi governi, con i sindaci e i con i presidenti di regione, si fa con gli allenatori di calcio che potrebbero non mangiare il panettone, la Caselli lo faceva con il fidanzato e la resa dei conti non sembrava granché («Io ti amo/io ti amo,/più della vita, lo sai./Per cento giorni, per cento anni/non finirò di amarti mai»), va fatto anche per le nostre vite covidizzate, distanziate, tracciate, mascherinizzate, depauperizzate, divanizzate, disoccupate, movidizzate. Intanto questi cento giorni sembrano molti di più, sembrano mille (altra canzone: «Mille giorni di me e di te» di Claudio Baglioni, altro struggente bilancio musicarello). Sono stati una guerra, la guerra dei cento giorni, definizione con cui gli storici designano quel periodo del 1815 che scandì lillusorio ritorno al potere di Napoleone prima che Luigi XVIII potesse tornare sul trono di Parigi. Curioso che per il Bonaparte quei cento giorni furono una parentesi tra un lockdown allElba e laltro a SantElena mentre per noi è proprio dentro quella parentesi temporale che si è sviluppato il nostro esilio domestico. In questi cento giorni lItalia è stata avanguardia dellOccidente e non avremmo voluto avere questo primato. La politica ha dovuto confrontarsi con tempi accelerati, e le decisioni prese sono state a volte troppo lente e a volte troppo affrettate. Abbiamo stampato decine di autocertificato, letto riga per riga decine di decreti del governo (cosa che prima succedeva soltanto negli studi professionali), abbiamo eletto gli immunologi a star televisive (dal governo dei tecnici al governo dei virologi), abbiamo fatto pizze, chat flessioni, riflessioni. Poi ci siamo svegliati con la voglia di normalità, cento giorni dopo, sperando di non dover contare fino a duecento. Tag:  coronavirus Speciale:  Coronavirus focus
L’Ambasciata d’Italia a Lisbona nel libro “Il Palazzo dei Conti di Pombeiro” dell’Ambasciatore Gaetano Cortese.
Cultura e Spettacolo
Oggi 31-05-20, 16:48

L’Ambasciata d’Italia a Lisbona nel libro “Il Palazzo dei Conti di Pombeiro” dell’Ambasciatore Gaetano Cortese.

Carlo Franza Url redirect: http://blog.ilgiornale.it/franza/2020/05/31/lambasciata-ditalia-a-lisbona-nel-libro-il-palazzo-dei-conti-di-pombeiro-dellambasciatore-gaetano-cortese-il-prezioso-volume-incornicia-la-sede-diplomati/L’Ambasciata a Lisbona nel volume di Cortese
Migranti, il piano di Salvini per "cancellare" la sanatoria
Politica
Oggi 31-05-20, 16:34

Migranti, il piano di Salvini per "cancellare" la sanatoria

Mauro Indelicato Il segretario della Lega ha annunciato una serie di emandamenti sul Dl "Rilancio" volti a bloccare la sanatoria voluta dal governo per una platea di più di 200.000 migranti La sanatoria è oramai realtà: il decreto attuativo è stato pubblicato il 29 maggio scorso, dal prossimo lunedì via alle domande da parte dei datori di lavoro o dei singoli migranti interessati. Per braccianti, colf, badanti e per persone impegnate nella filiera agricola presenti, senza avere i documenti in regola, nel territorio italiano da prima dell’8 marzo scorso, scatterà la possibilità di sanare per l’appunto la posizione. La platea interessata dovrebbe essere di circa 220.000 migranti, almeno secondo le stime del governo. Di sanatoria per la verità si è iniziato a parlare già all’indomani dell’insediamento del governo giallorosso. Diverse idee in tal senso erano emerse soprattutto dagli ambienti più a sinistra della nuova maggioranza, specialmente da LeU e dall’ala più rossa del Pd. Ma l’opposizione del Movimento Cinque Stelle ha rallentato ogni progetto. Ad imprimere invece una forte accelerata alla sanatoria, che la maggioranza si ostina a sbandierare come mera regolarizzazione, è stata la crisi legata all’emergenza coronavirus. Il ministro per le politiche agricole Teresa Bellanova, rappresentante di Italia Viva nel governo, a marzo ha lanciato l’idea di sanare la posizione di almeno 600.000 migranti per riportare nelle campagne i braccianti. Tutto dunque sarebbe partito dall’immagine dei campi vuoti, non più praticati da quei lavoratori che hanno preferito o tornare nei Paesi di origine, soprattutto in Romania e nell’est Europa, oppure rimanere a casa per evitare contagi ed aspettare tempi migliori. Secondo Bellanova, con una sanatoria per una vasta platea di migranti allora sarebbe stato possibile rimettere manodopera a lavorare in campagna. A questa argomentazione, è stata affiancata anche quella relativa all’esigenza dell’emersione del fenomeno del caporalato e del tracciamento di eventuali contagi da coronavirus tra gli irregolari. Il governo è andato avanti nonostante tante frenate arrivate dalla stessa maggioranza: i grillini hanno continuato a vedere in chiave negativa la sanatoria, dal Viminale più volte si è detto di voler al massimo regolarizzare soltanto coloro che avevano già un lavoro, mugugni sono apparsi anche da una parte del Pd. Poi ci sono state associazioni di categoria che, al contrario, hanno chiesto più volte corridoi per far tornare in Italia lavoratori comunitari andati via allo scoppio della crisi. Italia Viva si è però impuntata, Teresa Bellanova ha minacciato le dimissioni e l’esecutivo si è quindi dovuto piegare ai diktat renziani. Come detto ad inizio articolo, la norma è oramai realtà. Tuttavia, dall’opposizione si sta cercando in questi giorni di aprire delle brecce tra i meno convinti di questa riforma all’interno della maggioranza. Ed è soprattutto dalla Lega, fortemente contraria ad ogni ipotesi di regolarizzazione, che è arrivata la volontà di provare in parlamento a fermare questo provvedimento. Sotto il profilo tecnico, la sanatoria è stata compresa all’interno del decreto rilancio, il quale deve quindi adesso passare dalle aule per la conversione in legge. Ed è qui che la Lega, assieme a Fratelli d’Italia e Forza Italia, vuole provare a bloccare la sanatoria. Il centro – destra da questo punto di vista appare compatto: nessuno dei tre partiti vuole questa norma, quindi l’intento è quella di trovare sponde tra i più delusi della maggioranza per farla saltare o per, quanto meno, ridimensionarla in alcuni suoi aspetti. A confermare questa strategia nelle scorse ore, è stato lo stesso segretario della Lega Matteo Salvini: “Sui migranti, la sanatoria è sciagurata – ha dichiarato su Twitter l’ex ministro dell’interno – Daremo battaglia. Presenteremo emendamenti al dl rilancio per bloccarla”. La strategia dunque, sarebbe quella di far “piovere” sul dl rilancio una serie di emendamenti volti a smontare la parte riguardante la sanatoria. Ed in questi giorni i vari gruppi parlamentari del centro – destra potrebbero trovare comuni accordi per arrivare a Montecitorio ed a Palazzo Madama con una serie di emendamenti volti a mettere in difficoltà il governo sul tema. Tag:  sanatoria immigrazione migranti Persone:  Matteo Salvini
"Fate danni", "Ingeneroso": scontro Bonomi-Gualtieri
Politica
Oggi 31-05-20, 16:19

"Fate danni", "Ingeneroso": scontro Bonomi-Gualtieri

Federico Garau Le critiche mosse dal presidente di Confindustria hanno suscitato numerose polemiche. "Bisogna smetterla di guardare esclusivamente al dividendo elettorale". "Ci vuole un atteggiamento costruttivo", replica invece il ministro dellEconomia e delle Finanze Arrivano le prime reazioni da parte del mondo politico alle dure parole pronunciate dal neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi durante unintervista concessa a "La Repubblica" nella quale analizza la crisi economica italiana e le difficoltà che arriveranno nei prossimi mesi dopo lemergenza Coronavirus. "Questa politica rischia di fare più danni del Covid", accusa Bonomi, come riportato da AdnKronos. "Non voglio passare come una Cassandra ma la narrazione secondo cui una volta passata la pandemia tutto tornerà come prima è una falsità bella e buona. La realtà è unaltra. Questo è un Paese che si è abituato ad essere anestetizzato. Io non sto cercando la polemica, non sono contro a priori. Sto cercando di mettere tutti davanti alla realtà: gli imprenditori sono fortemente preoccupati", dichiara ancora il presidente di Confindustria. "In autunno molte imprese non riapriranno, altre dovranno ridimensionarsi", prosegue. "Non sappiamo cosa succederà domani, che ne sarà delle commesse, degli ordini, dei fornitori. Il governo ha bloccato i licenziamenti fino ad agosto" aggiunge con preoccupazione Bonomi. "Ma il lavoro, i posti di lavoro, non si gestiscono e non si creano per decreto. Serve una strategia, una visione, unidea di quale Paese vogliamo costruire. Bisogna smetterla di guardare esclusivamente al dividendo elettorale". Il presidente degli industriali consiglia di seguire le parole pronunciate da Visco a riguardo."Lo ha detto molto bene il governatore della Banca dItalia, Ignazio Visco. Bisogna puntare sulla crescita. Sono 25 anni che il nostro Paese perde produttività, allontanandosi sempre più dai concorrenti. E la crescita dipende anche da dove si allocano le risorse: da decenni si aumenta la spesa corrente (il dividendo elettorale) a scapito degli investimenti nelle infrastrutture, nella sanità, nellinnovazione e nella ricerca, nelle politiche per la sostenibilità ambientale e sociale, nelle politiche attive per il lavoro anziché annegarle nel reddito di cittadinanza o nei navigator. A proposito qualcuno sa dove sono andati a finire? Non si fa così, è uno spreco di risorse inaccettabile", affonda ancora. Un discorso che ha subito provocato delle polemiche. La replica del ministro dellEconomia e delle Finanze Roberto Gualtieri è arrivata durante unintervista a "Mezzora in più" su Rai Tre. Le critiche di Bonomi sono state definite "ingenerose". "Una delle virtù necessarie quando si governa in questa fase è di avere un atteggiamento costruttivo. Voglio guardare in positivo, in avanti, penso sia giusto concentrare le risorse per gli investimenti e per il futuro", ha dichiarato Gualtieri, il quale ha poi bocciato lidea di un governo composto da una grande coalizione. "Non mi sembra una soluzione utile in questa fase. Questa maggioranza ha mostrato solidità e capacità di affrontare problemi ed è bene che vada avanti", aggiunge. "Occorre dialogare con tutti e costruire un grande patto con le forze sociali e produttive, dialogare con le opposizioni per mettere in campo un piano per la ripresa. Ora è fondamentale che lo spirito costruttivo e unitario non si disperda e si affrontino insieme le sfide che ci attendono". Persone:  Carlo Bonomi Roberto Gualtieri
La Grecia "chiude" a 4 regioni. Ira di Zaia: "Non ci vedono più"
Oggi 31-05-20, 14:48

La Grecia "chiude" a 4 regioni. Ira di Zaia: "Non ci vedono più"

Pronti forse a tirare un sospiro di sollievo gli italiani che proprio non riescono a rinunciare alla vacanza in Grecia. Sembra infatti che il governo greco, spinto forse anche dalle polemiche innescate in seguito alla sua decisione di venerdì scorso di impedire l'ingresso ai turisti italiani, abbia fatto una specie di marcia indietro. Ciò non significa che potremo subito salire sul primo aereo e raggiungere le isole elleniche, ma un passo avanti c'è stato.Avevamo frainteso noi le parole della GreciaQuesta mattina infatti, sul sito dell'ambasciata greca a Roma è apparso un post che fa ben sperare: "La Grecia è di nuovo pronta ad accogliere il mondo". Quindi anche noi abitanti dello Stivale. Subito hanno specificato che non hanno cambiato idea su nulla, erano stati gli altri Paesi ad aver frainteso le loro parole. "Non c'è mai stata un'esclusione degli italiani, voi siete per noi un Paese molto vicino e molto importante" hanno tenuto a precisare. Colpa nostra quindi che non abbiamo capito.Come riportato dal Corriere, potremo andare in Grecia seguendo alcune regole. Fino al 15 giugno i voli provenienti dall'Estero potranno atterrare solo nella Capitale greca, dove verrà fatto subito un test a tutti i passeggeri, che dovranno poi passare una notte in un preciso hotel. Sia che il tampone risulti negativo, che positivo, sarà obbligatoria una quarantena. Nel primo caso durerà una settimana, nel secondo 14 giorni. Dal 15 al 30 giugno oltre che ad Atene, i voli internazionali arriveranno anche a Salonicco.Test per chi arriva da 4 Regioni italianeIn questo periodo verranno sottoposti ai test solo i viaggiatori provenienti da Lombardia, Veneto, Emilia e Piemonte. Ai quali sarà "richiesto il soggiorno di una notte in un albergo designato. Se il test è negativo, il passeggero si mette in auto-quarantena per 7 giorni. Se il test è positivo, il passeggero viene messo in quarantena sotto controllo per 14 giorni". Per gli altri, compresi gli italiani, il tampone verrà eseguito a caso.Poi, dal primo luglio tutti gli aeroporti della Grecia accoglieranno i voli internazionali, con tamponi a campione. Ancora però non si sa se vi saranno altre restrizioni per viaggiatori provenienti da Paesi o Regioni. Dal 15 giugno via libera anche a chi arriva via terra da Albania, Macedonia del Nord e Bulgaria, con test campione alla frontiera. Chi arriva via mare lo potrà fare dal 1° luglio, sempre con test a campione al momento dell'arrivo. Come spiegato sul sito, "la Grecia in qualsiasi momento si riserva il diritto di modificare qualunque previsione sopra citata alla luce delle mutate circostanze". Forse è servita anche la reazione del nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che aveva duramente attaccato la decisione di Grecia e Austria nei confronti dei turisti italiani, esigendo rispetto. E sulla riapertura a metà di Atene è intervenuto il governatore del Veneto, Luca Zaia che ha messo nel mirino il Paese ellenico tuonando: "Sappiano che dal Veneto non ci vedono più".