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Estero
Alluvione tra Nepal e Tibet: 165 morti, oltre 1.300 dispersi. Tajani: "Salvi i due italiani"
Oggi 27-08-26, 06:51
AGI - Le inondazioni che mercoledì hanno colpito la frontiera tra il Nepal e il territorio cinese del Tibet hanno causato almeno 165 morti e oltre 1.300 dispersi, secondo le autorità dei due Paesi. Un'ondata di acqua, fango e detriti si è abbattuta a grande velocità su entrambi i lati del confine himalayano, travolgendo interi villaggi. Una telecamera di sorveglianza installata sul lato cinese ha ripreso un'onda color marrone di diversi metri sommergere e inghiottire in pochi secondi un edificio di una mezza dozzina di piani, mentre alcune persone tentavano di fuggire di corsa. In Nepal, l'ondata si è abbattuta sulle località della valle del fiume Trishuli, nel distretto di Nuwakot a nord di Kathmandu, e su quella del fiume Bhotekoshi, a est della capitale. Il bilancio dei dispersi in Cina e Nepal In Cina, nella regione del Tibet al confine con il Nepal, i dispersi sono 558, un bilancio in aumento rispetto ai 265 comunicati in precedenza, secondo le autorità di Pechino. Tra loro, 260 sarebbero stranieri, di nazionalità non ancora precisata. In Nepal, i dispersi sono 823, secondo un conteggio dell'agenzia nepalese di gestione delle emergenze: tra loro 579 turisti, di cui 393 di nazionalità straniera. I morti accertati complessivamente sono almeno 165: 162 corpi recuperati in Nepal e 3 in Cina. Dispersi stranieri, nazione per nazione Tra i turisti stranieri di cui le autorità non hanno più notizie, oltre un centinaio sono indiani e circa una cinquantina ucraini. Secondo l'ufficio del turismo nepalese, i dispersi indiani sono 142. L'Ucraina ne conta 53, secondo il ministero degli Esteri di Kiev, tra cui un gruppo di 46 persone con cui le autorità nepalesi hanno perso ogni contatto. Il premier australiano Anthony Albanese ha riferito di 34 dispersi australiani. Altri 16 sono malesi, di cui 11 nel distretto di Rasuwa; 12 britannici, che viaggiavano con l'agenzia Alpine Eco Trek; 6 sudcoreani, che lavoravano nel settore idroelettrico; 5 giapponesi, secondo la premier Sanae Takaichi; 4 sudafricani, anch'essi con Alpine Eco Trek; 3 statunitensi, con la Fishtail Tours & Travels; due portoghesi, un uomo e una donna; un olandese, che viaggiava con il gruppo australiano. Diversi tour operator hanno segnalato ulteriori dispersi la cui nazionalità non è stata confermata: tra loro 77 persone che viaggiavano con la Trekkers Society, 26 con la Kailash Journey e 8 con la Richa Tours & Travels. Secondo il ministero degli Esteri francese, 80 cittadini francesi hanno segnalato la propria presenza in Nepal, ma altri connazionali di passaggio potrebbero trovarsi nelle zone colpite: la loro situazione non era nota al momento. "Otto ore fermi su un autobus" "L'autobus si è fermato perché la strada era sbarrata e all'inizio non abbiamo capito il perché, poi ci siamo accorti che il fiume di fianco saliva, saliva: fortunatamente non è arrivato a lambire il mezzo. A monte non si poteva andare perché la strada era stata chiusa, indietro non potevamo andare perché nel frattempo il fiume era esondato. Siamo stati 8 ore fermi sull'autobus". Giovanni Fassini, uno dei due italiani coinvolti nell'alluvione in Nepal, racconta al Tg1 le ore di paura vissute a bordo del mezzo che lo portava a Katmandu con l'amico Marco Lombardi, al termine di una vacanza. "Nessuna notizia fino a quando sono iniziate a uscire le prime immagini e i primi video - dice Lombardi -. Ci è andata bene, siamo vivi, per fortuna siamo qui a raccontare ma ho visto che ci sono molti dispersi anche stranieri, la situazione è veramente tragica". Le cause: crollo di un ghiacciaio e ipotesi di un sisma Alla base delle inondazioni ci sarebbe stato il collasso di un ghiacciaio in alta quota, secondo l'Istituto geologico degli Stati Uniti (Usgs), che parla di "un crollo glaciale e una colata di detriti" che "hanno causato impatti catastrofici a valle". L'evento era stato inizialmente registrato come un terremoto: le fonti riportano stime diverse sulla sua magnitudo, tra 4.4 e 5.2. Secondo l'Usgs, ulteriori analisi delle stazioni sismiche vicine, delle onde sismiche a lungo periodo e delle immagini satellitari avrebbero permesso di collegare il segnale sismico al crollo del ghiacciaio e alla conseguente colata di detriti. Il ministro degli Esteri nepalese Shishir Khanal aveva inizialmente indicato che un terremoto avrebbe potuto innescare una frana, bloccando un fiume e provocando l'ondata a valle. Altre ipotesi circolate nelle prime ore riguardavano il cedimento di detriti che trattenevano lo scioglimento del ghiacciaio, o una valanga di ghiaccio. La topografia estrema dell'Himalaya avrebbe aggravato i rischi; gli scienziati cercheranno ora di capire se il cambiamento climatico aumenti la probabilità di eventi estremi di questo tipo. Distrutti villaggi e ponti I dispersi comprendono inoltre 44 membri dell'esercito, 28 poliziotti, 13 appartenenti alla forza di polizia armata e 60 lavoratori di diversi progetti idroelettrici. La piena ha distrutto almeno 80 ponti, di cui 35 carrabili e 45 sospesi pedonali, e provocato "gravi danni" agli impianti della centrale idroelettrica Langtang Khola. La struttura, appena completata, avrebbe dovuto avviare i test nei prossimi giorni. Le cause del disastro sono ancora in fase di accertamento. In un primo momento era stata avanzata l'ipotesi dell'esondazione o della rottura di un lago glaciale in Tibet. Gli aiuti internazionali Gli Stati Uniti hanno promesso 500.000 dollari di aiuti al Nepal, circa 429.000 euro, e stanno inviando sul posto un team, secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato. "Esprimiamo la nostra solidarieta' e siamo uniti nella preghiera per il popolo nepalese", ha scritto su X il segretario di Stato Marco Rubio. La Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ifrc) ha stanziato poco più di un milione di euro di fondi d'emergenza. L'Unione europea ha attivato il proprio sistema di sorveglianza satellitare Copernicus per assistere i soccorritori in Nepal, dichiarandosi pronta a fornire ulteriore aiuto. L'India, paese confinante, ha inviato 10 tonnellate di aiuti umanitari, tra cui coperte, lampade solari e medicinali.
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