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Estero
Alluvione tra Nepal e Tibet: 389 morti. Tre italiani dispersi
Oggi 27-08-26, 18:35
AGI - Le inondazioni che mercoledì hanno colpito la frontiera tra il Nepal e il territorio cinese del Tibet hanno causato almeno 389 morti e oltre 800 dispersi, secondo le autorità dei due Paesi. Un'ondata di acqua, fango e detriti si è abbattuta a grande velocità su entrambi i lati del confine himalayano, travolgendo interi villaggi. Tre italiani mancano all'appello. Lo hanno confermato fonti della Farnesina secondo le quali uno dei tre è Marco Ratto, della storica famiglia di orafi liguri. Una telecamera di sorveglianza installata sul lato cinese ha ripreso un'onda color marrone di diversi metri sommergere e inghiottire in pochi secondi un edificio di una mezza dozzina di piani, mentre alcune persone tentavano di fuggire di corsa. In Nepal, l'ondata si è abbattuta sulle località della valle del fiume Trishuli, nel distretto di Nuwakot a nord di Kathmandu, e su quella del fiume Bhotekoshi, a est della capitale. Il bilancio dei dispersi in Cina e Nepal In Cina, nella regione del Tibet al confine con il Nepal, i dispersi sono 558, un bilancio in aumento rispetto ai 265 comunicati in precedenza, secondo le autorità di Pechino. Tra loro, 260 sarebbero stranieri, di nazionalità non ancora precisata. In Nepal, i dispersi sono 823, secondo un conteggio dell'agenzia nepalese di gestione delle emergenze: tra loro 579 turisti, di cui 393 di nazionalità straniera. I morti accertati complessivamente sono almeno 165: 162 corpi recuperati in Nepal e 3 in Cina. Almeno 63 persone sono invece attualmente ricoverate in ospedale, ha aggiunto la polizia in un comunicato sui social media, come riporta Sky News. Dispersi stranieri, nazione per nazione Tra i turisti stranieri di cui le autorità non hanno più notizie, oltre un centinaio sono indiani e circa una cinquantina ucraini. Secondo l'ufficio del turismo nepalese, i dispersi indiani sono 142. L'Ucraina ne conta 53, secondo il ministero degli Esteri di Kiev, tra cui un gruppo di 46 persone con cui le autorità nepalesi hanno perso ogni contatto. Il premier australiano Anthony Albanese ha riferito di 34 dispersi australiani. Altri 16 sono malesi, di cui 11 nel distretto di Rasuwa; 12 britannici, che viaggiavano con l'agenzia Alpine Eco Trek; 6 sudcoreani, che lavoravano nel settore idroelettrico; 5 giapponesi, secondo la premier Sanae Takaichi; 4 sudafricani, anch'essi con Alpine Eco Trek; 3 statunitensi, con la Fishtail Tours & Travels; due portoghesi, un uomo e una donna; un olandese, che viaggiava con il gruppo australiano. Secondo Washington, invece, sono circa 90 i cittadini americani dispersi. Il Dipartimento di Stato ha precisato che "tre americani sono stati tratti in salvo in Nepal" e, al momento, non risultano decessi tra i cittadini statunitensi nella regione Diversi tour operator hanno segnalato ulteriori dispersi la cui nazionalità non è stata confermata: tra loro 77 persone che viaggiavano con la Trekkers Society, 26 con la Kailash Journey e 8 con la Richa Tours & Travels. Secondo il ministero degli Esteri francese, 80 cittadini francesi hanno segnalato la propria presenza in Nepal, ma altri connazionali di passaggio potrebbero trovarsi nelle zone colpite: la loro situazione non era nota al momento. Soccorsi complicati dal maltempo I soccorritori cinesi incontrano gravi difficoltà nel raggiungere il porto di frontiera di Gyirong, investito oltre 20 ore fa dalla piena improvvisa al confine tra Cina e Nepal. Fango e detriti continuano a bloccare le strade di accesso nell'area della contea tibetana di Gyirong, ha riferito la televisione di Stato cinese Cctv. "Il margine della colata di fango dista circa 2,5 chilometri dal porto di Gyirong e, nel punto terminale, il fango ha uno spessore di quasi 1,5 metri", ha spiegato l'inviata Wang Qian. "Questo rende estremamente difficili le successive operazioni di soccorso". Le squadre stanno valutando con cautela il rischio di nuove frane e cedimenti stradali, che potrebbero mettere in pericolo gli operatori. Anche le piogge cadute nella notte hanno complicato gli interventi. Le autorita' hanno inviato mezzi pesanti per liberare le strade e oltre cento soccorritori aggiuntivi, in gran parte provenienti da Pechino e dalla provincia del Sichuan, sarebbero attesi in mattinata. Ieri sera l'esercito cinese ha inoltre schierato droni per valutare l'entità dei danni, nonostante le condizioni meteorologiche complesse, e per garantire le comunicazioni di emergenza. Una squadra tecnica dell'Autorità per l'Elettricità del Nepal è stata inviata sul posto per ripristinare il servizio elettrico interrotto nelle zone di Rasuwa colpite dalle inondazioni. Secondo quanto dichiarato dal governo, l'elettricità è stata ripristinata tramite linee alternative nelle zone di Kharanitar, Samundratar, Chaogada, Likhu e Panchakanya a Nuwakot. "Otto ore fermi su un autobus" "L'autobus si è fermato perché la strada era sbarrata e all'inizio non abbiamo capito il perché, poi ci siamo accorti che il fiume di fianco saliva, saliva: fortunatamente non è arrivato a lambire il mezzo. A monte non si poteva andare perché la strada era stata chiusa, indietro non potevamo andare perché nel frattempo il fiume era esondato. Siamo stati 8 ore fermi sull'autobus". Giovanni Fassini, uno dei due italiani coinvolti nell'alluvione in Nepal, racconta al Tg1 le ore di paura vissute a bordo del mezzo che lo portava a Katmandu con l'amico Marco Lombardi, al termine di una vacanza. "Nessuna notizia fino a quando sono iniziate a uscire le prime immagini e i primi video - dice Lombardi -. Ci è andata bene, siamo vivi, per fortuna siamo qui a raccontare ma ho visto che ci sono molti dispersi anche stranieri, la situazione è veramente tragica". Le cause della tragedia Lo United States Geological Survey ha chiarito che la catastrofe non è stata provocata da un terremoto, come si era ritenuto nelle prime ore. La scossa inizialmente classificata come un sisma di magnitudo 4,4 sarebbe stata prodotta dal collasso di un ghiacciaio e dalla successiva, gigantesca colata di detriti. L'analisi delle stazioni sismiche, delle onde a lungo periodo e delle immagini satellitari ha permesso di escludere che si sia verificato un terremoto. Il cambiamento climatico sta accelerando lo scioglimento dei ghiacciai in molte aree del pianeta, aumentando il rischio di collassi e improvvise esondazioni dei laghi glaciali. Qianggong Zhang, responsabile per i rischi climatici e ambientali presso l'International Centre for Integrated Mountain Development di Kathmandu, ha inoltre avvertito della possibilità di una seconda piena, poiché un accumulo di materiali continua a ostruire il corso del fiume a monte, al confine tra Nepal e Cina. Distrutti villaggi e ponti I dispersi comprendono inoltre 44 membri dell'esercito, 28 poliziotti, 13 appartenenti alla forza di polizia armata e 60 lavoratori di diversi progetti idroelettrici. La piena ha distrutto almeno 80 ponti, di cui 35 carrabili e 45 sospesi pedonali, e provocato "gravi danni" agli impianti della centrale idroelettrica Langtang Khola. La struttura, appena completata, avrebbe dovuto avviare i test nei prossimi giorni. Le cause del disastro sono ancora in fase di accertamento. In un primo momento era stata avanzata l'ipotesi dell'esondazione o della rottura di un lago glaciale in Tibet. Gli aiuti internazionali Gli Stati Uniti hanno promesso 500 mila dollari di aiuti al Nepal, circa 429 mila euro, e stanno inviando sul posto un team, secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato. "Esprimiamo la nostra solidarietà e siamo uniti nella preghiera per il popolo nepalese", ha scritto su X il segretario di Stato Marco Rubio. La Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ifrc) ha stanziato poco più di un milione di euro di fondi d'emergenza. L'Unione europea ha attivato il proprio sistema di sorveglianza satellitare Copernicus per assistere i soccorritori in Nepal, dichiarandosi pronta a fornire ulteriore aiuto. L'India, paese confinante, ha inviato 10 tonnellate di aiuti umanitari, tra cui coperte, lampade solari e medicinali. Tajani dispone invio personale per assistere connazionali Il ministro per gli Esteri, Antonio Tajani, ha disposto l'invio di personale a Kathmandu per assistere i connazionali che potrebbero essere coinvolti nell'alluvione in Nepal. Lo riferisce una nota della Farnesina. "Le autorità nepalesi hanno diffuso un aggiornamento sul numero dei dispersi coinvolti nella vasta frana che ha colpito un'area al confine tra Nepal e Tibet, in cui figurano due italiani", si legge in una nota, "l'Unita' di Crisi della Farnesina sta effettuando verifiche con le autorità locali, tramite il Consolato Generale d'Italia a Calcutta e il Consolato Onorario a Kathmandu, e con i tour operator per eventuale conferma". "Finora, sono stati contattati circa 130 connazionali segnalati nell'area", aggiunge la Farnesina, "su indicazione del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è stato disposto l'invio di personale a Kathmandu dall'Ambasciata a New Delhi, per rafforzare la presenza sul posto e l'assistenza ai connazionali". L'Unione europea ha stanziato aiuti per un milione di euro L'Unione europea ha stanziato un milione di euro in supporto alle persone colpite dalle inondazioni in Nepal. Lo annuncia la commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib. "Strade spazzate via. Villaggi isolati. Famiglie in cerca di cari dispersi. Le inondazioni improvvise in Nepal hanno devastato comunità già alle prese con la ricostruzione dopo disastri passati", scrive la commissaria su X. "L'Ue è al loro fianco, stanziando un milione di euro per fornire cure sanitarie urgenti, cibo, acqua e riparo", ha precisato.
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