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Cronaca
Anziani sempre più malati d’ansia, "boom" di spesa per gli psicofarmaci
Oggi 20-08-26, 08:26
AGI - Anziani vittime dell’ansia. Si candidano a essere il nuovo consumatore di psicofarmaci. A fare luce sul fenomeno è il vicepresidente vicario della Federazione italiana medici di Medicina generale (Fimmg), Pierluigi Bartoletti. “L’anziano - rivela - si sta dimostrando la figura più esposta a fare uso di psicofarmaci. Si tratta del pensionato ultrasessantacinquenne che ha smesso di lavorare, magari 12 ore al giorno, e d’improvviso si ritrova a non far niente: non ha hobby, passioni, interessi. Prima lo chiamavano in tanti, adesso il telefono non squilla più. Con queste premesse - continua Bartoletti - è facile arrivare allo psicofarmaco. Si comincia col passaparola, si viene a conoscenza del prodotto che fa al caso e si finisce per abusarne rischiando l’assuefazione. Così - avverte il vicepresidente Fimmg - il rimedio è peggiore del male. L’ansia non è una malattia, è un sintomo. E assumendo lo psicofarmaco non si guarda al problema, si affrontano solo le conseguenze. Le benzodiazepine - tiene a precisare Bartoletti, che è anche segretario provinciale romano della stessa sigla - per gli anziani sono sconsigliate: possono causare problemi a cuore, cervello, ossa e muscoli e, per esempio, possono aumentare, anche di tanto, il rischio di cadute. Negli altri Paesi europei - considera il medico - questi farmaci a certe persone sono addirittura vietati”. La spesa per l’ansia Effetti indesiderati a parte, l’ansia è uno dei grandi affari dell’industria farmaceutica “Made in Italy”. Secondo il recente rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), per liberarsi dallo stato d’inquietudine lo scorso anno gli italiani hanno speso in farmacia circa 619 milioni di euro contro i quasi 599 del 2024. Le categorie terapeutiche “Tra le prime 20 categorie terapeutiche di classe C - prosegue il lavoro - i derivati benzodiazepinici (sia ansiolitici che ipnotici-sedativi) si confermano le categorie a maggior acquisto privato, con una spesa pari al 15,8% di quella totale, e rappresentano il 26,2% dei consumi complessivi dei farmaci di classe C con ricetta”. Mentre quelli mirati contro l’ansia - continua il testo - “sono la categoria a maggior spesa con 376,7 milioni di euro”. Una miniera d’oro. Nel complesso, l’intero settore dei medicinali sembra una vena aurea. Stando alle 436 pagine di analisi e cifre dell’Osservatorio, “nel 2025 la spesa farmaceutica pubblica ha raggiunto i 28,4 miliardi di euro”. Il peso degli psicofarmaci Gli psicofarmaci rappresentano un pezzo importante di questo giacimento. Rientrano nella fascia C, ovvero dei prodotti non pagati dal Servizio sanitario nazionale, interamente a carico del paziente e da richiedere al farmacista presentando una ricetta medica non ripetibile. Tirando le somme, un segmento - conta l’Osmed - che nel 2025 ha registrato “10,7 miliardi di euro, in aumento del 7,5% rispetto al 2024”. Entrate e costi Ma non sarebbe tutto oro quello che luccica. Oltre ai ricavi l’Aifa considera anche i costi. Secondo il Rapporto, l’incremento delle entrate è dovuto allo “spostamento delle prescrizioni verso specialità più costose e, soprattutto, all’aumento dei prezzi”. La cultura del farmaco Ciononostante, i dati sul “flagello ansia” restano ai primi posti delle classifiche. Con una nota a margine del vicepresidente della Fimmg. “Il tema vero - dice - è che in Italia la cultura del farmaco deve cambiare”. E conclude: “Siamo abituati a prendere pasticche come se fossero confetti della prima comunione”.
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