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Estero
Cirielli: "l'Italia è un'eccezione nella Cooperazione, aiuti in crescita"
Oggi 26-05-26, 09:51
AGI - In un mondo segnato da numerosi conflitti e che vede ridursi drasticamente gli aiuti pubblici allo sviluppo, l'Italia rappresenta un'eccezione per il suo impegno rafforzato nella cooperazione internazionale basato sull'approccio innovativo del Piano Mattei per l'Africa. È questo il messaggio del vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli, a poche ore dall'avvio a Roma di Coopera 2026, la Conferenza nazionale della Cooperazione allo sviluppo. Parlando con l'AGI in merito all'atteso evento pubblico che coinvolge vertici istituzionali, terzo settore, società civile e partner privati, Cirielli sottolinea che "è proprio nei momenti di crisi che si fanno le scelte veramente importanti", pertanto in un certo senso organizzare Coopera è "un atto controcorrente", per veicolare un doppio messaggio, ai partner internazionali da un lato e ai cittadini dall'altro. "Il messaggio che vogliamo lanciare è che tutti insieme possiamo fare la differenza, che l'Italia puo' fare la differenza nel mondo", dichiara il vice titolare della Farnesina. "La Cooperazione è parte della nostra politica estera, una politica estera per cui lo sviluppo dei nostri Paesi partner è condizione necessaria per stabilità, prosperità e pace condivise. Siamo insieme pronti a fare la nostra parte come partner stabile, affidabile e costruttivo", afferma il vice ministro. "Allo stesso tempo, Coopera è un evento aperto al pubblico. A distanza di quattro anni dall'ultima edizione, abbiamo raggiunto risultati straordinari con la nostra Cooperazione allo sviluppo: vogliamo che tutti, specialmente i giovani, ne siano partecipi, che tutti gli italiani possano identificarsi con questi risultati e con l'impegno messo in campo per raggiungerli", prosegue l'interlocutore. Coopera, inoltre, è prevista dalla legge anche come modalità di partecipazione civica e come atto di trasparenza dovuto ai cittadini. "Nello spirito dell'articolo 2 della Costituzione, vogliamo valorizzare in questo contesto il ruolo e la partecipazione di tutte le formazioni sociali dove si svolge la personalità dei cittadini italiani", spiega Cirielli. Unici nel G7 ad aumentare gli aiuti allo sviluppo L'Italia rappresenta un'eccezione anche per quanto riguarda gli aiuti pubblici allo sviluppo, che hanno registrato una contrazione storica del 23% tra il 2024 e il 2025. Sul versante degli aiuti umanitari, evidenzia il vice ministro degli Esteri Cirielli, il 2025 è l'anno che finora ha visto allargarsi maggiormente il gap tra contributi necessari e risorse impegnate. "In un momento cosi' difficile, mi riempie di orgoglio poter dire che l'Italia è l'unico Paese del G7 che nel 2025 non solo non ha ridotto il volume dei suoi aiuti pubblici allo sviluppo, ma li ha aumentati", dichiara all'AGI, prima dell'apertura a Roma della Conferenza nazionale della Cooperazione allo sviluppo. L'Italia fa la sua parte nelle grandi crisi umanitarie, a Gaza, in Sudan, in Ucraina, e al contempo conferma l'Africa come sua assoluta priorità. "Solo nel 2026 stiamo impegnando quasi un miliardo di euro in progetti con i nostri Paesi partner in tutto il continente africano, concentrandoci su salute, agricoltura, formazione e istruzione, acqua, energia e infrastrutture", riporta Cirielli, in merito agli interventi in corso in Africa. L'Italia, con il Piano Mattei e con il suo modo di fare cooperazione, si distingue con una linea tutta sua di pensiero e di azione. "L'idea di fondo è semplice ma potente: mettere cio' che l'Italia sa fare meglio al servizio di ciò di cui i Paesi partner hanno più bisogno, coinvolgendo in modo strutturato tutto il meglio del Sistema Italia. Questo approccio genera apprendimento reciproco, valorizza le risorse dei Paesi beneficiari, rafforza le capacità locali e genera impatti duraturi", fa notare il vice ministro degli Esteri. In sintesi, è questo "il cuore dell'approccio innovativo dell'Italia alla cooperazione internazionale, come ampiamente riconosciuto anche nell'ultimo rapporto Ocse, in seguito al processo di revisione tra pari dell'anno scorso", sottolinea l'esponente di governo. Il bilancio del Piano Mattei e il ruolo delle diaspore A oltre due anni dal lancio ufficiale del Piano Mattei a parte del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione del primo vertice Italia-Africa (gennaio 2024), il bilancio è "decisamente positivo". Il ministro Cirielli, che ha partecipato al secondo vertice Italia-Africa ad Addis Abeba, lo scorso febbraio ad Addis Abeba, cita tra i progressi compiuti il raddoppio del numero di Paesi partner. "Abbiamo rimesso l'Africa al centro della nostra politica estera, con un notevole effetto traino sui nostri partner tradizionali. Con la Presidenza italiana G7 nel 2024 e il Vertice Piano Mattei - Global Gateway nel 2025, questi due anni hanno segnato il riconoscimento internazionale del Piano come modello di partenariato con l'Africa equo e reciprocamente vantaggioso", dice all'AGI il vice ministro degli Esteri. "Dobbiamo continuare su questa strada, evitare rischi di frammentazione, includere e coordinare le migliori forze del Sistema Italia", suggerisce Cirielli. Oltre al Piano stesso, entra in gioco il ruolo cruciale della Cooperazione allo sviluppo, che ne è diventata il pilastro operativo, riorientando gran parte delle sue risorse sull'Africa, con 3 miliardi di euro impegnati su iniziative con i paesi partner del continente. "A livello settoriale, infatti, c'è continuità tra i sei pilastri del Piano Mattei (formazione, sanità, agricoltura, acqua, energia, infrastrutture) e gli ambiti di intervento principali della Cooperazione italiana. Ricordo poi che con il Piano Mattei, l'Africa è diventata anche il focus del Fondo Italiano per il Clima, forte di una dotazione complessiva di oltre 4 miliardi di euro", sottolinea il vice titolare della Farnesina. A Coopera, partecipano come relatori-testimoni alcuni membri delle diaspore in Italia e delle seconde generazioni, componenti dal contributo significativo al Sistema Paese, sia sul piano interno che per la cooperazione con l'Africa. "Per la nostra esperienza storica, noi italiani sappiamo bene cosa significa essere diaspora all'estero. Sappiamo bene che le comunità diasporiche, valorizzate adeguatamente, sono un ponte tra culture e sistemi economici, che facilita scambi e investimenti. Parliamo di una risorsa strategica per l'Italia", afferma Cirielli. Il vice ministro ricorda che, lo scorso marzo, a Roma, si è svolta la IX edizione dell'Italia Africa Business Week, organizzata dall'Associazione Le Reseau con la Farnesina, l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) e l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), con l'obiettivo di riunire istituzioni, società civile, esponenti delle diaspore africane, imprenditori italiani e africani interessati alle opportunità di investimento nel quadro della cooperazione allo sviluppo. "Grazie al loro inestimabile patrimonio di relazioni umane, conoscenze e competenze professionali, queste persone arricchiscono il nostro tessuto socioeconomico, aumentano la proiezione internazionale del Sistema Paese, contribuiscono a rinsaldare i nostri rapporti con i Paesi d'origine, dando dimostrazione concreta dei benefici condivisi che possono apportare canali di migrazione sicuri e regolari", conclude Cirielli.
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