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Estero
Cosa sappiamo finora dei colloqui tra Iran e Oman sulla gestione di Hormuz
Oggi 26-08-26, 18:03
AGI - Oman e Iran stanno negoziando l'apertura di un "corridoio temporaneo" per la navigazione e lo sminamento dello Stretto di Hormuz, ma non hanno ancora raggiunto un accordo sulla sua completa riapertura, che Teheran subordina alla fine della guerra con gli Stati Uniti. Affacciati su questo passaggio strategico, cuore pulsante della guerra in Medio Oriente, i due Paesi stanno cercando da diverse settimane di definire i termini per la ripresa del traffico marittimo, bloccato da Teheran dall'inizio della guerra a febbraio. Il memorandum d'intesa firmato il 17 giugno da Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra è fallito. Il documento prevedeva in particolare la riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale, prima del conflitto, transitava un quinto degli idrocarburi mondiali, rendendo cruciale un compromesso sulle procedure di navigazione per la ripresa dei negoziati di pace. L'idea di creare un corridoio temporaneo A Teheran, i ministri degli Esteri iraniano e omanita hanno discusso ieri un accordo quadro per la creazione di un "corridoio temporaneo" per la navigazione e per le operazioni di sminamento, secondo quanto riportato in una dichiarazione congiunta. Il ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi ha auspicato di "annunciare presto" questo nuovo corridoio e "le disposizioni pratiche per il ripristino della navigazione sicura". I negoziati proseguiranno per stabilire un corridoio "permanente" e definire "la futura gestione dello stretto", nonché un meccanismo per "fornire i necessari servizi di navigazione e sicurezza", hanno fatto sapere da Muscat. Oggi, i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato che "sono stati raggiunti alcuni accordi in merito alla ripartizione delle acque dello Stretto tra i due Paesi e alla quota di entrate spettante a Iran e Oman", mentre Washington si oppone categoricamente all'imposizione di pedaggi. Secondo diverse testate giornalistiche, l'accordo di transito proposto prevede che le navi in entrata nel Golfo attraversino le acque territoriali iraniane, mentre quelle in uscita utilizzino le acque omanite, con Teheran che manterrebbe un certo grado di supervisione. Le richieste di Teheran agli Usa La Repubblica islamica continua comunque a chiedere a Washington la fine della guerra "su tutti i fronti" e la revoca del blocco statunitense sui porti iraniani prima di prendere in considerazione qualsiasi riapertura, come ha ribadito il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi. "L'Oman e l'Iran stanno di fatto negoziando gli elementi di un'architettura di governance e sicurezza postbellica per lo Stretto di Hormuz, il che spiega la lentezza del processo", ha dichiarato all'Afp il ricercatore omanita Abdallah Baabood. Le discussioni si concentrano in particolare su sovranità, giurisdizione, controllo delle navi e potenziali tariffe, nonché sulla conformità di qualsiasi accordo al diritto internazionale, ha spiegato. Teheran collega la piena riapertura dello Stretto al più ampio confronto con Washington, che include la revoca delle sanzioni e del blocco statunitensi, nonché le richieste di risarcimento e garanzie di sicurezza. L'Oman, d'altro canto, cerca di "dissociarsi il più possibile" dallo Stretto. "La libertà di navigazione è parte di un conflitto più ampio", afferma il ricercatore. Queste strategie divergenti costituiscono "la vera causa del ritardo", a suo avviso. La posizione americana Washington non ha reagito alla dichiarazione congiunta, ma prima della sua pubblicazione aveva riferito di progressi sulla questione di Hormuz. Il presidente statunitense, Donald Trump, ha sostenuto piu' volte che lo Stretto è sotto il controllo americano - un'affermazione che Teheran ha negato - e ha minacciato l'Oman di bombardamenti se il Sultanato si fosse messo "sulla strada" dell'avanzata statunitense verso Hormuz. "Washington potrebbe non gradire alcuni aspetti della diplomazia omanita, ma ha anche bisogno del canale che l'Oman fornisce", spiega Abdallah Baabood. Muscat si trova in una situazione delicata: agendo da intermediario tra Teheran e Washington, deve mantenere buoni rapporti con entrambe. Per evitare di dare l'impressione di avallare un controllo iraniano duraturo sulla navigazione nello Stretto, secondo il ricercatore, l'Oman sta coinvolgendo altri Stati costieri nelle discussioni e invocando il diritto internazionale. L'obiettivo sarebbe quello di raggiungere una "garanzia collettiva di libertà di navigazione", piuttosto che fare affidamento sul potere coercitivo iraniano o su una presenza militare americana permanente, afferma Baabood. "Questo sarebbe un risultato tipicamente omanita: non un grande accordo di pace, ma un accordo pragmatico".
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