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È morto Ratko Mladic, il 'macellaio' di Srebrenica. L'omaggio choc dei leader di RS: "Un e...
Ieri 27-08-26, 22:31
AGI - Ratko Mladic, ex leader militare serbo-bosniaco e criminale di guerra, è morto in un ospedale penitenziario dell'Aja a seguito di diversi ictus. Lo riferisce l'emittente statale serba RTS. Mladic, 84 anni, era soprannominato il "Macellaio della Bosnia" per il suo ruolo nel massacro di Srebrenica del 1995, durante la guerra nei Balcani. Mladic stava scontando l'ergastolo per genocidio Mladic stava scontando l'ergastolo all'Aja per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, per aver supervisionato il massacro di Srebrenica, il peggior spargimento di sangue in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. Funzionari statali serbi e la famiglia di Mladic avevano chiesto la sua liberazione per le sue precarie condizioni di salute, richieste respinte dal tribunale dell'Aja. Era il volto militare di un brutale trio, guidato sul piano politico dall'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic e dall'ex leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic, mentre l'ex Jugoslavia sprofondava nella carneficina seguita alla caduta del comunismo. Una guerra che causò 100 mila morti La guerra del 1992-1995 causò circa 100 mila morti e 2,2 milioni di sfollati. L'atrocità più infame fu commessa a Srebrenica, dove le forze serbe al comando di Mladic giustiziarono 8 mila uomini e ragazzi musulmani bosniaci che avevano cercato rifugio in quella che avrebbe dovuto essere un'enclave protetta dalle Nazioni Unite. Distribuiva dolciumi ai bambini mentre gli uomini venivano giustiziati I filmati dell'epoca lo mostravano mentre distribuiva dolciumi ai bambini prima che questi e le donne di Srebrenica venissero portati via in autobus, mentre gli uomini venivano condotti in una foresta e giustiziati. I loro corpi furono gettati in fosse comuni, molte delle quali vennero poi dissotterrate e seppellite nuovamente nel tentativo di nascondere le prove. I pochi sopravvissuti raccontarono storie strazianti di omicidi, torture e stupri perpetrati dalle forze serbo-bosniache. In fuga per 16 anni Nel novembre del 1995, il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) incriminò Mladic, che fu rimosso dal suo incarico ma riuscì a sfuggire alla cattura per altri 16 anni. Inizialmente condusse una vita di lusso, viziato dai militari in Serbia, dove ancora oggi alcuni lo considerano un eroe. Ma la pressione su di lui aumentò dopo la caduta di Milošević nel 2000. Mladic fu finalmente arrestato nel maggio del 2011 e trasferito all'Aja. "L'incarnazione del male" Mladic per tutta la durata del processo si è sempre dichiarato innocente. Attaccò, definendo la corte "figlia delle potenze occidentali" e descrivendosi come "il bersaglio della Nato". È stato condannato nel 2017 e la condanna all'ergastolo è stata confermata in appello nel 2021. L'omaggio della RS: "Una delle figure militari più importanti del popolo serbo" I leader della Republika Srpska (RS), una delle due entità che compongono la Bosnia-Erzegovina, gli hanno reso omaggio nella serata di giovedì 27 agosto nella Cattedrale ortodossa serba di Cristo Salvatore a Banja Luka, secondo quanto trasmesso dalla stazione pubblica RTRS. Mentre per molti Mladic passa alla storia come 'il macellaio di Srebrenica', oggi il presidente della RS, Sinisa Karan, lo ha definito "una delle figure militari più importanti del popolo serbo durante l'epoca cruciale in cui fu creata e difesa la Repubblica Srpska". Inoltre, ha accusato il Tribunale dell'Aia - che lo ha condannato per la sua responsabilità nel genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra - di essere colpevole della sua morte per non aver agito "in conformità con i più alti standard di protezione dei diritti umani fondamentali e il diritto a un trattamento medico adeguato e dignitoso". "Il generale Ratko Mladi è un eroe, un eroe che il popolo serbo deve ricordare per sempre", ha dichiarato alla RTRS il ministro del lavoro e della protezione dei veterani della RS, Radan Ostoji. Da parte sua, la rappresentante serba alla presidenza della Bosnia-Erzegovina, Zeljka Cvijanovic, ha affermato che il popolo serbo lo ricordera' "come il comandante che, nel periodo più difficile, e' stato a capo del celebre esercito della Republika Srpska, che difese il popolo e le frontiere della nostra Repubblica".
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