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Cultura e Spettacolo
Il professore che per due volte mise il bisturi nella gola di Hitler
Oggi 17-08-26, 13:01
AGI - Sotto al suo bisturi ha avuto il potere di vita e di morte sul più grande criminale della storia. E la storia avrebbe potuto davvero cambiarla. È stato invece fedele al giuramento di Ippocrate. Le sliding doors si sono aperte più volte e altrettante volte si sono richiuse per il professor Carl Otto von Eicken e per il paziente Adolf Hitler. La prima nel 1935. Il dittatore nazista si era sottoposto alla visita del celebre otorinolaringoiatra a maggio, e aveva esordito così: "Se io ho qualcosa di serio alla gola devo saperlo". Il Führer, da due anni al potere dopo aver vinto le elezioni del 1933, lamentava problemi che ne minavano non solo la voce ma anche l’oratoria con cui soggiogava i tedeschi trascinandoli verso le sue idee. Eicken era un’autentica autorità in materia e la sua parola era quella di un autorevole specialista riconosciuto tale non solo in Germania. Dopo il consulto il medico aveva stilato la diagnosi e prescritto la cura: una piccola operazione chirurgica per la rimozione di un polipo, da posticipare rispetto a un comizio importante perché poi le corde vocali non potevano essere sottoposte a sforzi durante il periodo di convalescenza. Eicken aveva allora 62 anni, era fuori dal ristretto cerchio magico dei medici che si prendevano cura di Hitler - Theodor Morell, Werner Haase e Ludwig Stumpfegger – ma nessuno di questi aveva come lui una profonda conoscenza scientifica in quella particolare branca. Hitler aveva accettato di affidare la sua gola, la sua vita e la politica nazista a quel luminare, che gli rimosse un polipo restituendogli la piena operatività come trascinatore di masse. Il dittatore che avrebbe messo paura al mondo era terrorizzato dalle malattie. La voce come arma di seduzione di massa nei comizi La vicenda di Eicken è tornata alla luce solo pochissimi anni fa in Svizzera, grazie al pronipote del medico che nel giugno 2022 pubblicò sul Neue Zürcher Zeitung am Sonntag parti di alcune lettere da lui inviate a un cugino che dimostrano due operazioni alle quali Hitler venne sottoposto nell’arco di un decennio e altre visite specialistiche. Robert Dopgen aveva rinvenuto le missive durante alcune ricerche nell’archivio di famiglia. Da questa corrispondenza emerge non solo la preoccupazione del dittatore per il suo stato di salute, ma anche il timore di poter perdere con la voce la sua arma di seduzione di massa. Eicken solleva anche la consapevolezza del dilemma morale di aver curato un uomo responsabile di crimini inenarrabili e della tragedia della seconda guerra mondiale e della Shoah. Era la stessa domanda che gli avevano posto i sovietici durante gli interrogatori alla fine del conflitto. Si trincerò dietro al principio morale che è alla base della medicina, col giuramento di Ippocrate: le vite si salvano, non si tolgono. Un luminare docente di otorinolaringoiatria all’Università di Berlino dal 1922 al 1950 Otorinolaringoiatra e otologo, formatosi nelle Università di Kiel, Monaco, Berlino, Heidelberg, Friburgo e Ginevra, allievo di autentici luminari e luminare a sua volta, Eicken era stato docente universitario e rettore nel 1920 a Giessen, incaricato di cattedra a Berlino nel 1922 dove rimarrà fino al 1950 quando era settantasettenne, e direttore della clinica Charité considerata un’eccellenza in ambito europeo. Gli specialisti lo conoscono ancora oggi perché alcune tipologie di esami di gola e laringe portano il nome di Metodo Eicken, e anche perché all’epoca i suoi scritti avevano diffusione internazionale. La scienza medica asservita al nazismo L’avvento al potere di Hitler sconvolse anche il mondo della medicina. Da subito i dottori ebrei non poterono più ricoprire incarichi pubblici, e nel 1935 vennero privati della cittadinanza tedesca, fu impedito agli studenti di laurearsi in medicina e chi lo era già si vide revocare l’abilitazione all’esercizio della professione. Tre anni dopo il primo intervento di Eicken per la rimozione di un polipo alla gola del Führer nessun ebreo poteva farsi neppure chiamare dottore. Il nazismo introdusse l’eugenetica di Stato, con la sterilizzazione forzata e l’eliminazione di coloro che erano considerati indegni dalla razza ariana. Vi furono ampi settori del mondo accademico e scientifico che avallarono queste teorie e che le applicarono, con adesioni e compromissioni. La cosiddetta “igiene razziale” era uno dei cardini della sanità pubblica nazista, con tutte le sue aberrazioni. Alla vigilia della guerra, nel 1939, le università prevedevano l’esame obbligatorio di “etica medica”, cardine del principio che l’individuo aveva valore solo in quanto componente della comunità, il Volk, destinato a dominare il mondo. Non risulta da nessun documento che Eicken fosse compromesso col sistema nazista, contrariamente a quei medici che facevano parte della “corte celeste” di Hitler, che però non avevano le sue competenze in quel particolare ramo scientifico. E così il dittatore, nel pieno del conflitto mondiale e dopo una serie di visite di controllo, si rivolse nuovamente a lui per un ulteriore intervento nel novembre 1944 per la rimozione di un polipo alla corda vocale sinistra. Gli specialisti dell’Armata Rossa a caccia dei dottori del Führer Dopo la caduta di Berlino a maggio 1945 i sovietici misero le mani su chiunque avesse avuto a che fare con Hitler, e in particolare con i suoi medici, che avrebbero dovuto confermare che il cadavere bruciato nel giardino del bunker della Cancelleria era davvero lui. Arrivarono anche ad Eicken, il quale confermò di aver avuto per due volte sotto i ferri chirurgici l’uomo che aveva messo il mondo a ferro e fuoco e provocato una catastrofe da 60 milioni di morti. Gli chiesero perché non avesse troncato la vita di un tale mostro, dando una svolta alla storia. Se nel 1935 era forse inimmaginabile quello che Hitler avrebbe provocato, alla fine del 1944 era tutto o quasi evidente, e gli stessi ufficiali della Wehrmacht avevano tentato di eliminarlo il 20 luglio 1944 facendo esplodere una bomba a Rastenburg. La rappresaglia era stata un bagno di sangue. Ma Eicken face il suo dovere di medico, e proprio questo rispose agli specialisti della sezione politica dell’Armata Rossa: "sono un dottore, non un assassino". Non venne rimosso dalla cattedra all’Università di Berlino, che lascerà nel 1950 ma solo per limiti di età. Il 29 giugno 1960, a 87 anni, Eicken si spegneva per insufficienza cardiaca a Heilbronn dove aveva trascorso gli ultimi anni da pensionato a casa delle figlie.
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