s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Cultura e Spettacolo
Il santo a quattro zampe
Oggi 10-06-26, 09:17
AGI - Lo conoscono tutti come il cane sanbernardo: grande, grosso e bonaccione. Il suo nome non lo deve al caso ma a un santo, Bernardo appunto, dal 1923 patrono “non solo di abitanti e viaggiatori delle Alpi – come quell’anno lo proclamò papa Pio XI - ma anche di coloro che si esercitano a salirne le vette”. Festa il 12 giugno. Guardando al caro bestione con la fiaschetta al collo e la lingua a penzoloni è probabile che non si pensi subito all’uomo pio dell’XI secolo che gli ha dato una carta d’identità e lo ha reso noto al grande pubblico. Magari è più facile ricordare il cartone animato con la piccola Heidi e il suo cane Nebbia che corrono sugli alti pascoli elvetici. Oppure si è solo colpiti dall’aspetto di questo gigante buono a quattro zampe che l’Ente nazionale della cinofilia italiana descrive così: “Molossoide, a pelo lungo o corto, pezzato, corpo forte, aspetto maestoso, carattere amabile e di temperamento tranquillo”. Insomma, un cane più da baciare che da temere. Caratteristiche e comportamento del Sanbernardo Infatti, la testa del sanbernardo non compare tra quelle impresse in primo piano sui cartelli “attenti al cane” all’esterno di ville e giardini. Occhio però a non sottovalutarlo. Il Fido di montagna è un peso massimo: può raggiungere quasi un metro di altezza (90 centimetri), oltre 80 chili di peso e va avvicinato tenendo a mente altri due aspetti del suo carattere segnalati sempre dall’Enci: cane “vivace e vigile”. Origini nei valichi alpini Il “c’era una volta” di questa storia, dunque, comincia dopo il Mille. Le fonti dicono che a quel tempo per andare in Francia o Svizzera, cioè oltralpe, masse coraggiose di pellegrini, viaggiatori e mercanti tentavano il passaggio a piedi tra le Alpi. Un’avventura talvolta mortale che prima di loro avevano affrontato, per esempio, anche i soldati dell’antichità, i Romani. Ma non importa, i pendolari della montagna dell’XI secolo non erano intenzionati a rinunciare, camminavano nonostante tutto. E un giorno, in questa tempesta di pericoli, accadde qualcosa. Con fede in Dio e compassione per quei poveretti, un uomo – Bernardo - riuscì a cambiare le cose: costruì due rifugi per viandanti. La svolta di Bernardo E un giorno, in questa tempesta di pericoli, accadde qualcosa. Con fede in Dio e compassione per quei poveretti, un uomo – Bernardo - riuscì a cambiare le cose: costruì due rifugi per viandanti. “Nato ad Aosta all’inizio dell’XI secolo da una nobile famiglia, forse dei Visconti di Aosta – scrive il dizionario ‘Santi e patroni (De Agostini, 2010) - Bernardo fu arcidiacono della città”. Sul luogo di nascita “Il grande libro dei santi” (San Paolo Edizioni, 1998) fornisce dettagli leggermente diversi. Riferisce che in passato il santo era conosciuto “soprattutto come Bernardo da Mentone, dal castello presso il lago di Annecy, in Alta Savoia, dove sarebbe nato”: praticamente una località sulla linea di confine tra Italia e Francia. Ma “i dati storici sono scarsissimi”, precisa poi il testo. Quell’uomo come trovò i soldi necessari per realizzare le sue opere? Nel suo libro “Santi d’Italia” (Rizzoli/Bur, 2013), Alfredo Cattabiani, studioso di storia delle religioni, simbolismo e tradizioni popolari, spiega il “miracolo”. “Verso la metà dell’XI secolo – racconta - Ermengarda, vedova di Rodolfo III, re di Borgogna, e proprietaria del monastero di San Pietro del Montjou, situato ai piedi del monte, sul versante a nord, affidò all’arcidiacono di Aosta, Bernardo, il compito di fondare in cima al valico un ospizio per proteggere i viaggiatori estenuati dalla fatica o in difficoltà dopo la lunga e impervia salita”. Fondazione degli ospizi È alla fine Bernardo di Ospizi ne fondò due (tuttora a porte aperte, ndr), affidati “alla comunità dei canonici regolari di Sant'Agostino”, aggiunge il dizionario “Santi e patroni”. Erano luoghi sicuri messi a disposizione in un ambiente insidioso, dove finalmente era possibile posare lo zaino e ristorare corpo e anima (nell’annessa chiesa). Il ruolo dei cani sanbernardo I rifugi erano stati costruiti nei punti di passaggio più battuti dai viaggiatori e più esposti al rischio di assalti da parte dei saraceni. Difatti, dopo vitto e alloggio, potersi difendere era l’altra esigenza che i religiosi risolsero allevando proprio l’amico fedele a quattro zampe, in seguito battezzato sanbernardo, addestrato anche per salvare persone in difficoltà tra le nevi. Lo chiarisce lo stesso Ente cinofilo: “Dalla metà del XVII secolo, i monaci tenevano grandi cani da montagna destinati alla guardia e alla difesa”. I valichi alpini dedicati Anche i percorsi alpini hanno preso il nome del santo. C’è il Colle del piccolo San Bernardo: varco a 2188 metri di altezza sulle Alpi Graie, lungo 51 chilometri, che si estende dall’Italia alla Francia, dalla città di Aosta al comune di La Thuile. E poi il Colle del Gran San Bernardo: attraversamento a 2743 metri di altezza sulle Alpi Pennine; 81 chilometri di lunghezza grazie ai quali si connettono Italia e Svizzera. Distanza tra i due Colli: 96 chilometri. Prodigi attribuiti al santo Ancora, due curiosità. “In una raccolta – cita Cattabiani - si narrano ventinove prodigi che sarebbero stati compiuti dal santo, come ad esempio la guarigione di una donna sterile, la restituzione della vista a un bimbo cieco, la liberazione dal flagello delle cavallette, ma anche la lotta continua contro il Maligno con la guarigione di molti ossessi”. Ruolo ecclesiastico di Bernardo E in ultimo: “Bernardo, come la maggior parte degli arcidiaconi – conclude l’esperto - non era prete, perché si era dell’opinione che il presbiteriato non aumentasse la dignità dell’ufficio”.
CONTINUA A LEGGERE
5
0
0
Guarda anche
La Ragione
QuiEuropa Magazine – 30/5/2026
Il Resto del Carlino
