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Israele, urla e minacce di morte contro i registi del documentario 'Naza': "Siete dei traditori"
Oggi 18-09-26, 14:41
AGI - A poco più di un mese dalle cruciali elezioni del 27 ottobre in Israele, il documentario 'Naza' dei registri israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor ha innescato un'ondata di condanne nei confronti degli autori e poche riflessioni sulla condotta dell'Idf durante la guerra a Gaza. Ai 25 minuti di applausi al Festival del cinema di Venezia, dove ha vinto il premio speciale della giuria, hanno fatto da contraltare le urla e le minacce di morte indirizzate ai due cineasti in patria. Eisenkot: "Un quadro distorto e unilaterale" Qualche decina di manifestanti, tra cui noti esponenti del partito di estrema destra Otzma Yehudit, si è spinta a radunarsi per più notti di seguito sotto casa dei genitori di Szor, gridando contro i "traditori" e chiedendone non solo "l'espulsione", ma anche "l'esecuzione". Dal governo di Tel Aviv è stata invocata la revoca della cittadinanza - un'eventualità che il presidente Isaac Herzog si è affrettato a respingere come impossibile ma rilanciata a parole dal premier Benjamin Netanyahu - ed è stata chiesta un'indagine interna per individuare le 'gole profonde' tra i militari che hanno denunciato l'uso dell'IA da parte dell'Idf nell'uccisione di massa di civili a Gaza. Il capo del dicastero della Cultura, Miki Zohar, ha addirittura sollecitato un'indagine su una possibile collaborazione dei registi con Hamas. Non è chiaro quale peso 'Naza' possa avere sull'elettorato in vista del cruciale appuntamento del prossimo 27 ottobre, ma di certo è stato usato dalla coalizione di destra al potere per cercare di mettere in difficoltà il blocco dell'opposizione che, tranne pochissime voci isolate, si è schierato compatto contro quello che è stato visto come un attacco alle forze armate, un tabù inviolabile nello Stato ebraico. Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore alla guida del primo partito nei sondaggi, ha denunciato la "presentazione di un quadro distorto e unilaterale" dei fatti e ha accusato i registi di "gettare un'ombra morale sui soldati che difendono il Paese". La loro scelta "rappresenta cecità morale, distacco dalla realtà e un danno allo Stato di Israele in un momento difficile". "La critica - ha aggiunto - è legittima in una società democratica, ma c'è un abisso tra questa e lo screditare i nostri soldati per raccogliere applausi ai festival all'estero". Parole simili di condanna sono arrivate da Avigdor Liberman, a capo di Yisrael Beytenu che ha accusato i registi di aver orchestrato "una campagna di diffamazione contro Israele e l'Idf". "C'è gente che, per un momento di fama e un applauso a un festival, è disposta a vendere il proprio Paese", ha aggiunto. L'ambiguità di Golan Posizione più scomoda per Yair Golan, leader dei Democratici ed ex vice capo di Stato maggiore, lodato come un eroe per essere intervenuto in solitaria il 7 ottobre salvando diversi giovani al sud, tra i più accesi sostenitori di un'inchiesta statale sulle responsabilità per il massacro di Hamas, e lui stesso finito nell'occhio del ciclone nel maggio 2025 per affermazioni critiche contro la condotta dell'esercito a Gaza - "un Paese sano non combatte contro i civili, non uccide neonati per passatempo e non si pone l'obiettivo di espellere intere popolazioni" - poi in parte ritrattate. Pressato per il suo 'silenzio' su 'Naza', Golan ha cercato di smarcarsi: su X ha postato la frase "Io condanno" (senza però specificare cosa), a corredo di un video in cui si traccia un parallelo tra il Festival di Venezia e l'attacco del 7 ottobre. Gli attacchi a Netanyahu Mentre scorrono immagini dei registi al festival, una voce fuori campo sottolinea che "Israele è stato duramente colpito. Ci sono molte domande difficili a cui bisogna dare risposta". Per poi ironizzare su "valigie piene di denaro" e "un avvertimento", entrambi riferimenti alle accuse rivolte a Netanyahu di aver approvato per anni il trasferimento di fondi del Qatar ad Hamas e di essere stato avvisato dei piani di attacco del gruppo palestinese poco prima del 7 ottobre, senza prendere provvedimenti. "Vuole che parliamo di qualsiasi cosa tranne che del suo disastro", conclude il video, puntando il dito contro il premier. L'inchiesta statale sul 7 ottobre La richiesta di una commissione d'inchiesta statale sul 7 ottobre è uno dei cavalli di battaglia del blocco anti-Bibi, a fronte della ferma contrarietà di Netanyahu che si trincera da quasi tre anni dietro la necessità di rinviare una simile analisi a quando la guerra sarà finita, preferendo comunque un'inchiesta politica per evitare conclusioni a suo dire 'predeterminate'. Come ha sottolineato il corrispondente di Haaretz a New York, Etan Nechin, dopo aver visto il documentario, "sebbene la maggior parte degli israeliani chieda un'indagine sui fallimenti che hanno reso possibile il 7 ottobre, pochi sembrano disposti a esaminare i crimini commessi da allora".
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