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“Polvere eri e fertilizzante ritornerai", in Australia una donna è stata sepolta dentro a ...
Oggi 10-09-26, 20:04
AGI - Chiudere il cerchio dell'esistenza senza lasciare scorie nell'ambiente, restituendo al terreno materia viva e fertile. A Faulconbridge, prima del trasferimento definitivo tra i boschi delle Blue Mountains nel Nuovo Galles del Sud, si è celebrato il primo funerale in Australia con una bara interamente biologica, coltivata a partire dall'apparato vegetativo dei funghi. In Australia una bara interamente biologica La protagonista di questa cerimonia inedita si chiamava Carolyn, una donna di settant’anni la cui scelta post-mortem traccia una nuova rotta per la sensibilità ecologica del Paese, estendendo l'attenzione per la sostenibilità oltre i confini della vita terrena. A differenza di un feretro convenzionale in legno massello, che impiega fino a mezzo secolo per degradarsi nel sottosuolo, questa struttura organica si fonde con la terra in appena un mese e mezzo. L'idea nata da una start up in Belgio L’idea nasce nei Paesi Bassi dall'intuizione della startup Loop Biotech, fondata dal trentaduenne Bob Hendrikx. Il processo di fabbricazione unisce scarti dell'agricoltura e forza della natura: le fibre di canapa vengono mescolate al micelio dei funghi e inserite all'interno di uno stampo. In un ambiente a temperatura controllata, la rete fungina cresce e si compatta nell'arco di una settimana, dando vita a una cassa solida senza l'impiego di colle chimiche, metalli o vernici sintetiche. La bara si fonderà con il suolo in 45 giorni “In condizioni ideali, tra 45 giorni la cassa sarà una cosa sola con il suolo e, invece di inquinare la terra, ne arricchirà la composizione”, ha spiegato Hendrikx al quotidiano Sydney Morning Herald. Non si tratta di una curiosità isolata, ma del sintomo tangibile di un cambiamento culturale in atto. In crescita le richieste di funerali a basso impatto ambientale Gli impresari dell'agenzia Grace Funerals confermano che in Australia negli ultimi cinque anni le richieste di funerali a basso impatto ambientale sono cresciute costantemente. Un'evoluzione che gli antropologi culturali dell'Università di Melbourne collegano anche alla progressiva laicizzazione della società: con il calo delle fedi religiose tradizionali, molti cittadini preferiscono sostituire l'immaginario classico del paradiso con una narrazione incentrata sul ritorno biologico alla natura, percependo la decomposizione come un atto finale di generosità verso l'ecosistema. Le cremazioni superano le sepolture La spinta verso soluzioni alternative risponde a un'urgenza materiale non trascurabile. In Australia si celebrano circa 200mila funerali ogni anno. Per via dei costi più contenuti rispetto all'inumazione, le cremazioni superano le sepolture tradizionali con un rapporto di sette a tre, ma il loro bilancio ecologico è pesante: un singolo rito di cremazione può liberare nell'aria oltre cento chili di anidride carbonica. Le tecnologie sostenibili Di fronte a questi numeri, il settore funerario internazionale sta vagliando diverse tecnologie a impatto ridotto. Tra le opzioni più discusse figurano l'idrolisi alcalina, un processo a base d'acqua che scompone le spoglie senza fiamma né emissioni gassose, e il cosiddetto compostaggio umano, sistema che trasforma la salma in terriccio fertile mediante l'azione combinata di paglia, trucioli di legno e microclimi controllati per alcune settimane. Il ddl per legalizzare la sepoltura per compostaggio Proprio nel Nuovo Galles del Sud è stato depositato un disegno di legge per legalizzare la sepoltura per compostaggio: se la normativa dovesse passare, lo stato diventerebbe il primo dell'intera federazione australiana ad autorizzare una pratica destinata a ridefinire il concetto stesso di memoria e riposo eterno.
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