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Politica
Le primarie restano un grande rebus per il Pd
Oggi 26-08-26, 01:31
AGI - Le primarie rimangono un rebus nel Partito Democratico. Roberto Speranza chiede di evitarle, "sarebbero un errore politico", ma per i maggiorenti dem la strada che porta ai gazebo sembra segnata. Lo dice la legge elettorale su cui si tornerà a discutere alla ripresa dei lavori parlamentari. Lo dicono i leader, Schlein e Conte, ormai da mesi pienamente in campo. Ad assumere l'onere di farsi portavoce del "partito dei contrari" alle primarie è Roberto Speranza, sinistra del Partito Democratico, tra gli esponenti che hanno sostenuto Elly Schlein al congresso e tra coloro che hanno tenuto a battesimo il "correntone" di Montepulciano. "Un errore politico e vanno evitate", dice in una intervista al Corriere della Sera. Le critiche a Speranza Una presa di posizione che, dalla sinistra del partito, quella che fa riferimento a Orlando, Provenzano e Sarracino, dicono "non sia stata concordata e non sia condivisa", tanto che si è sempre sostenuto che "i modi per selezionare la leadership siano solo due: scegliere il capo del partito che prende un voto in più, oppure le primarie e, in questo secondo caso, l'unica candidata possibile è Elly Schlein". Nonostante questo, a scandagliare fonti parlamentari, i timori non mancano e riguardano soprattutto il rischio che una corsa fratricida possa riportare le lancette indietro, all'autunno 2022, con Pd e M5s a correre separati alle elezioni e consegnare, così facendo, la vittoria al centrodestra. Un rischio paventato anche da alcuni "padri nobili" del partito che, seppure non rinnegano il metodo dei gazebo, avvertono l'esigenza di farlo precedere da un programma (e anche qualcosa di più). Le posizioni di Prodi e Bersani sulle primarie Romano Prodi, ormai quattro mesi fa, avvertiva ad esempio che "le primarie sono da ripensare" e che va anteposto ad esse un progetto sul quale tutti i partiti della coalizione si possano riconoscere, altrimenti "è come eleggere il capitano della squadra che perde contro la Bosnia". Simile posizione quella di Pierluigi Bersani, che non mette in discussione le scelte dei leader, gli unici ai quali spetta di concordare il metodo migliore per scegliere la guida della coalizione. Unica condizione posta da Bersani, che ci sia una condivisione sui valori nei quali riconoscersi e, di conseguenza, sul programma alla base dell'alleanza, prima di ingaggiare la gara. Per il resto, l'ex segretario Pd è pronto a mettersi a disposizione come un qualsiasi militante. Il "lodo" di Bettini e il precedente di Franceschini Più netto Goffredo Bettini per il quale, "le primarie presentano rischi non da poco" dovendo il vincitore "empatizzare" con elettorati diversi e diffidenti, quando non apertamente ostili, gli uni verso gli altri. Per questo, Bettini aveva proposto un suo "lodo": mettere sul programma, come richiede lo Stabilicum, il nome di un'alta personalità del mondo della cultura e delle istituzioni. Una indicazione del tutto simbolica, per quanto politicamente significativa, rimandando la scelta del premier a risultato acquisito e, comunque, nel rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica. Lodo simile, ma prima ancora che si parlasse di riforma della legge elettorale, era stato proposto da Dario Franceschini. Il senatore e leader di Areadem aveva infatti immaginato di congelare le primarie, facendo correre i partiti ciascuno per proprio conto, per poi unirsi in Parlamento. Qualcosa che suona come "marciare divisi, colpire uniti". Opzione tramontata, appunto, con lo Stabilicum in discussione in Parlamento. Allo stesso Franceschini è stata attribuita nei giorni scorsi una "moral suasion" sui leader di centrosinistra affinché rinuncino alle primarie. Voci respinte dall'interessato che definisce il retroscena "totalmente privo di fondamento. Come ho detto a tutti", ha poi sottolineato Franceschini, "in privato e più volte anche pubblicamente, continuo a credere che le primarie siano una grande occasione di mobilitazione democratica oltre che l'unica strada realisticamente possibile perché la coalizione individui la candidatura comune a premier". La linea del Pd che emerge dal Nazareno Dal Nazareno la linea che emerge è quella di sempre: ad esprimere il leader saranno le primarie scelto o il partito che prende un voto in più degli altri. Tra gli esponenti della maggioranza interna al Pd viene spiegato che "il tema non è se vinci o se perdi le primarie" quanto come ci arrivi. Perché, è il ragionamento, se bisogna aspettare il varo della legge elettorale, per il quale si guarda all'autunno inoltrato, si rischia di avere poco tempo a disposizione per ricomporre quelle fratture che con una corsa alla leadership, di fatto già avviata, come dimostra il dibattito innescato da Conte sulla cultura woke, sono destinate a farsi profonde. E questo, aggiunge un esponente della sinistra dem, dopo che nelle regioni in cui abbiamo vinto non ci sono state le primarie. Tradotto: se è andata bene nelle regioni, perché non provarci anche a livello nazionale?
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