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Politica
Legge elettorale al via alla Camera: la fiducia del governo e lo sciopero della fame di Magi
Oggi 01-10-26, 03:42
AGI - La legge elettorale torna alla Camera in terza lettura, con il governo che si prepara a porre tre fiducie su altrettanti articoli modificati a Palazzo Madama e Riccardo Magi che annuncia uno sciopero della fame contro quello che definisce "un colpo di stato elettorale che vuole consentire a una minoranza nel Paese di diventare maggioranza schiacciante in Parlamento". La legge elettorale e lo sciopero della fame Il leader di +Europa lancia la protesta durante una conferenza stampa, convocata ieri 30 settembre alla Camera. "Da oggi inizierò un digiuno per ottenere la modifica almeno delle parti peggiori di questa norma e consentire di presentare le liste con la firma digitale", dice. "Noi lotteremo fino all'ultimo per modificare questa legge e se non sarà modificata in Parlamento continueremo la battaglia nel paese attraverso i ricorsi in tribunale", assicura Magi. Che prepara, in parallelo, una serie di "iniziative non violente e ricorsi in sedi giurisdizionali" su cui +Europa "sta già lavorando". I nodi della protesta Al centro dei rilievi, condivisi dalle altre opposizioni, l'equa rappresentanza dei generi, perché "si travolge completamente l'equilibrio di genere nelle candidature" e la norma che introduce un tetto di firme più alto per chi si presenta alle elezioni per la prima volta. "Sono state aumentate a dismisura le firme necessarie per presentarsi alle elezioni. Di fatto sono necessarie 450.000 firme per una nuova forza politica che vuole cimentarsi con la democrazia elettorale. Una cosa incredibile e sicuramente incostituzionale", osserva il segretario di +Europa. La fase finale del percorso parlamentare del testo In parallelo alla protesta di stampo Radicale di Magi, entra nell'ultima fase il percorso parlamentare del testo, dopo che - a luglio scorso - la maggioranza era 'andata sotto', con il voto segreto, sull'emendamento che introduceva le preferenze, poi passate al Senato. La legge elettorale, ieri pomeriggio, è tornata in Aula alla Camera, dopo l'approvazione del testo e l'ok al mandato al relatore in commissione Affari Costituzionali. Oltre a quelli di maggioranza, ci saranno anche quattro relatori di minoranza: Federico Fornaro (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Carmela Auriemma (M5s), oltre a Magi. Oggi, a partire dalle 12, è previsto un unico voto sulle cinque pregiudiziali di costituzionalità chieste dalle opposizioni. A quanto si apprende, gli emendamenti presentati dalle opposizioni sono circa sessanta, gli stessi depositati in commissione agli articoli del testo modificati in Senato, anche se - con l'apposizione della fiducia - le proposte di modifica decadranno. Comunque, quello di oggi è un primo 'test' d'Aula per la tenuta della maggioranza, dato che probabilmente le minoranze chiederanno lo scrutinio segreto, come era stato a luglio sull'emendamento sulle preferenze, che poi è stato bocciato grazie ai 'franchi tiratori' tra le fila del centrodestra. Sul punto un esponente di centrodestra che segue il dossier dice di "non avere dubbi" sulla compattezza della maggioranza, anche in vista dei voti successivi nell'Aula di Montecitorio. E FdI serra i ranghi. "Mi sembra che Giorgia Meloni sia stata chiara. Se il provvedimento non passa si va a casa. La fiducia è stata messa per questo motivo", dice il capogruppo dei meloniani alla Camera, Galeazzo Bignami. In caso di bocciatura delle pregiudiziali dovrebbe riunirsi già oggi una Conferenza dei capigruppo, per fissare il timing dei lavori. Su tre dei quattro articoli modificati a Palazzo Madama, il governo dovrebbe porre la fiducia, che dovrebbe essere votata venerdì, con il voto palese. Mentre, un'altra 'prova' con lo scrutinio segreto è probabile con il voto finale sul provvedimento, che dovrebbe tenersi la prossima settimana, tra mercoledì e giovedì.
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