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Mattarella: "Contro la violenza di genere serve l'impegno di tutti a partire dalle scuole"
Oggi 17-09-26, 20:14
AGI - La violenza di genere è una emergenza del Paese, un allarme contro il quale il Capo dello Stato assicura l'impegno della Repubblica. E contro il quale occorre agire su più fronti, non ultimo quello dell'educazione nelle scuole. Sergio Mattarella arriva all'ospedale Misericordia di Grosseto a pochi giorni dal drammatico appello di Franco Isceri, il papà di Lorena, la donna di 45 anni uccisa dall'ex compagno il 3 settembre scorso: "Chiedo a tutta la politica di essere unita, prendete provvedimenti all'unanimità, senza destra né sinistra, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza e gli strumenti normativi per prendere provvedimenti affinché non succeda più", le parole di Iscieri. Prevenzione, formazione ed educazione scolastica Dopo aver visitato la Stanza Rosa, luogo divenuto simbolo del contrasto alla violenza di genere, il Capo dello Stato si è soffermato nell'auditorium dell'ospedale per incontrare i protagonisti di questa esperienza che affonda le radici nel 2009. Un fenomeno, la violenza sulle donne, "che prima non veniva neppure considerato con attenzione adeguata. È un'emergenza di primaria importanza nella vita del nostro paese, come ovunque", sottolinea il Capo dello Stato che rimarca "l'esigenza della prevenzione, dell'individuazione delle condizioni di violenza, della formazione e quella dell'educazione. Sì, nelle scuole", insiste il Presidente della Repubblica, "per trasmettere un senso dei rapporti umani". Un tema sul quale la politica ha molto dibattuto e continua a confrontarsi. In Italia, dal 4 giugno 2026, l'educazione sessuoaffettiva nelle scuole secondarie richiede il consenso scritto dei genitori o degli studenti maggiorenni, mentre nelle scuole dell'infanzia e primarie è vietata. I numeri del fenomeno e la testimonianza delle istituzioni La cronaca e i numeri, in ogni caso, raccontano una realtà allarmante. "Nell'anno passato ci sono stati 97 femminicidi, quest'anno già 34", ricorda ancora il Presidente Mattarella sottolineando di aver scelto di visitare l'ospedale di Grosseto proprio per "testimoniare l'allarme che continua a essere presente. Non solo l'attenzione, ma l'allarme e l'impegno che questo richiede per quanto ancora avviene. È un impegno di tutta la Repubblica". La nascita del Codice Rosa all'ospedale Misericordia L'ospedale Misericordia ha svolto un ruolo pionieristico nel contrasto alla violenza di genere. Era il 2008 quando medici e sanitari dell'ospedale Misericordia di Grosseto si trovarono di fronte a conti che non tornavano: com'era possibile, si chiedevano, che nella struttura risultassero solo due casi di violenza di genere mentre i centri antiviolenza provinciali ne contavano 200 e in procura c'erano circa 60 fascicoli aperti. Quelle domande portarono a una conclusione: qualcosa non va nella parte sanitaria che riguarda l'assistenza alle vittime. Da qui l'idea: mettere insieme un team che si occupasse solo di questa materia, con una formazione ad hoc per fare emergere quello che fino ad allora rimaneva troppo spesso nascosto. Nasceva così il Codice Rosa, un percorso di accesso al pronto soccorso riservato a tutte le vittime di violenza divenuto protocollo nella ASL 9 di Grosseto nel 2009. Ancora prima della Convenzione di Istanbul del 2011. E prima del Codice Rosso, nato dieci anni dopo, come omologo giudiziario al Codice Rosa. Il cambiamento culturale e l'ascolto delle vittime Il simbolo di questa esperienza è la Stanza rosa. È qui che i pionieri del Misericordia hanno visto crescere i casi di violenza e, a quel punto, i conti sono tornati. Da due a settanta nel primo anno. Poi 300, fino a un massimo di 500. E a quel punto i conti tornavano. I protagonisti di questa intuizione hanno accompagnato il Presidente Mattarella nel corso della visita. Vittoria Doretti, responsabile rete regionale del Codice Rosa, ricorda la nascita di quella stanza e del percorso che simboleggia: "Il Codice Rosa spesso mi si chiede cosa è. Ne abbiamo parlato durante la visita. Rispondo che nasce da un atto di grande umiltà. Avevamo delle procedure, ma avevamo due casi in tre anni, quando i centri antiviolenza parlavano di duecento donne assistite ogni anno. Poi ci trovavamo con la procura che aveva sessanta fascicoli di violenza sessuale ogni anno. Se sessanta era il cinque per cento di quello che c'era in questa provincia, mi chiedevo, cos'è che nel pronto soccorso non vedevamo? Eppure avevamo le procedure. Non erano le procedure, ma il livello culturale. Era considerato, questo, un tema di serie B". Per il dottor Claudio Pagliara, responsabile aziendale della rete codice rosa, "i numeri di accesso ai pronto soccorso sono importanti, ma dietro a ogni numero c'è una persona, una storia e una richiesta di aiuto. Quando una persona che ha subito violenza arriva al pronto soccorso, oltre alle ferite visibili, porta una storia di isolamento, di paura".
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