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Meloni non firma il Dpcm sugli aumenti ai magistrati. L'Anm: "Lo prevede la legge"
Oggi 18-10-26, 21:40
AGI - La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, confermano fonti di Palazzo Chigi, non intende firmare il Dpcm per sbloccare gli aumenti di stipendio dei magistrati, previsti in base ad alcune sentenze del Consiglio di Stato, che ammonterebbero complessivamente a circa un miliardo. Il sostegno di Stefania Craxi "Condivido la scelta di Giorgia Meloni di non firmare il Dpcm sugli aumenti di stipendio ai magistrati - ha dichiarato in una nota la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi. -. In un momento in cui famiglie, imprese e lavoratori affrontano sacrifici e incertezze, in cui l'emergenza energetica rischia di mettere in ginocchio le nostre economie, destinare quasi un miliardo di euro a una categoria che già beneficia di trattamenti tra i più elevati del settore pubblico non può essere considerata una priorità". "La forza di chi governa si misura nella capacità di assumere decisioni anche quando sono difficili - ha osservato la senatrice -. Per questo apprezzo la posizione del Presidente del Consiglio, che ha scelto di mettere al primo posto l'interesse generale e le reali esigenze del Paese. Allo stesso tempo, la disponibilità al confronto con le associazioni di rappresentanza dei magistrati dimostra che ascoltare le parti coinvolte è il modo migliore per affrontare i problemi e individuare, insieme, soluzioni equilibrate, senza smarrire il senso delle priorità e senza cadere nella demagogia e scadere nella becera propaganda su un tema delicato come quello dei compensi di chi è chiamato anche in situazioni di emergenza ad amministrare la nostra giustizia. Ma in questa fase la politica ha il dovere di concentrare le risorse dove sono più necessarie, a partire dal sostegno a chi è in difficoltà, dal rafforzamento dei servizi essenziali e dagli investimenti per creare crescita e sviluppo. Sono queste scelte di buonsenso, di responsabilità e di coraggio. Per questo - ha concluso Stefania Craxi - ritengo la posizione di Giorgia Meloni giusta, coerente e rispettosa delle esigenze reali degli italiani". L'intervento di Elisabetta Gardini "In un momento storico in cui intere categorie sono a rischio per una crisi crescente dovuta alla congiuntura geopolitica è da irresponsabili chiedere un adeguamento salariale di quasi un miliardo di euro per un'unica categoria". Parole della vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Elisabetta Gardini. "L'impossibilità per gli autotrasportatori di sostenere i costi del carburante - sottolinea peraltro l'esponente di FdI - sta rischiando di dividere l'Italia in due e mette in serio pericolo l'approvvigionamento di beni e prodotti. Ecco perché la scelta del presidente Meloni di non firmare il Dpcm con cui si autorizza l'aumento per gli stipendi dei magistrati appare una decisione giusta. Una scelta compiuta in maniera realistica da chi sa di avere la responsabilità di un'intera Nazione e non la tutela di una singola categoria. Spiace per chi la pensa diversamente ma non si può negare la bontà di una simile scelta se non per un vizio, sempre più diffuso, di ideologizzare il dialogo politico per carenza di contenuti", ha concluso. L'Anm non ci sta "La magistratura non può essere trasformata nel capro espiatorio delle difficoltà economiche del Paese. Nessun regalo, nessun bonus, nessun aumento: le somme di cui ha parlato in queste ore la presidente del Consiglio sono differenze retributive previste dalla legge e non corrisposte per anni, non paragonabili a quelle ipotizzate in questi giorni". Lo scrive la Giunta esecutiva centrale dell'Anm in una nota. "I magistrati non negoziano la propria retribuzione con il governo di turno, a garanzia dell'indipendenza della magistratura dal potere politico. La legge prevede un adeguamento automatico triennale, agganciato agli incrementi medi già riconosciuti al resto del pubblico impiego. Il meccanismo non è un privilegio: vale anche per altre categorie di personale pubblico non contrattualizzato. La giustizia non può essere un terreno di propaganda. Il problema sono i tribunali che cadono a pezzi, gli organici scoperti, la mancanza di giudici e pm. Siamo pronti a confrontarci su questo con la presidente del Consiglio", si legge ancora nella nota.
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