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Economia e Finanza
Naspi per dimissioni da violenza e stalking: le regole INPS e come richiederla
Oggi 04-08-26, 12:52
AGI - L'Inps riconosce il diritto alla Naspi per chi e' costretto a dimettersi dal lavoro per violenza e atti persecutori. Lo comunica l'istituto, sottolineando che "garantire sicurezza e protezione sociale significa offrire sostegni concreti in grado di salvaguardare la vita e l'autonomia di chi si trova in condizioni di vulnerabilita'. L'indipendenza economica rappresenta un pilastro fondamentale per permettere a qualunque persona di sottrarsi a contesti di rischio". Per questo "l'Inps richiama l'attenzione su una tutela essenziale: la possibilita' di accedere alla Naspi, l'indennita' di disoccupazione, anche nei casi in cui le dimissioni si rendano inevitabili per la salvaguardia della propria incolumita'". Il messaggio INPS: violenza equiparata alla giusta causa Con le recenti indicazioni operative contenute nel Messaggio numero 2540 del 3 agosto 2026, l'Istituto chiarisce che le violenze e le condotte persecutorie - anche se provenienti da soggetti estranei all'ambiente professionale - possono determinare un'oggettiva impossibilita' di proseguire l'attivita' lavorativa. "Per ogni lavoratrice o lavoratore che subisce tali episodi - sottolinea - la scelta di interrompere il rapporto di lavoro non costituisce una libera decisione, bensi' un atto di autodifesa". La legge e l'Inps riconoscono questa condizione come disoccupazione involontaria, equiparandola a tutti gli effetti alle dimissioni per giusta causa per fatto del terzo, garantendo cosi' il diritto al sostegno economico senza penalita'. Requisiti, tutela delle donne e corsie prioritarie Il riconoscimento della prestazione richiede che ricorrano situazioni oggettive e documentate: occorre infatti verificare che le azioni subite abbiano compromesso l'equilibrio psicofisico della persona o la sua sicurezza quotidiana, come nell'ipotesi di molestie o minacce lungo il tragitto casa-lavoro che rendano impossibile raggiungere la sede lavorativa in sicurezza. Considerata la centralita' del contrasto alla violenza sulle donne, l'Inps ha interpellato il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il quale, richiamando la Raccomandazione del Consiglio d'Europa per la protezione delle vittime, ha confermato che le dimissioni per violenza di genere rientrano a pieno titolo nelle tutele della disoccupazione incolpevole. Tale riconoscimento si applica in presenza di un effettivo collegamento tra i comportamenti vessatori subiti e il contesto lavorativo, garantendo una protezione concreta alla salute, alla dignita' e alla tutela di lavoratrici e lavoratori. Le sedi dell'Inps su tutto il territorio nazionale sono impegnate a gestire le relative pratiche garantendo corsie prioritarie e la massima riservatezza, confermando l'impegno dell'Istituto "a coniugare il corretto rispetto delle norme con l'attenzione umana necessaria a salvaguardare la vita di tutti i cittadini".
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