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Estero
Poliziotte escluse dalle cerimonie ufficiali per i tatuaggi, la decisione della Corte Ue: ...
Oggi 03-09-26, 14:19
AGI - La Corte dell'Ue ha stabilito che l'applicazione combinata del divieto di tatuaggi visibili e dell'obbligo di indossare un'uniforme specifica in base al genere sia discriminatoria. Lo afferma l'avvocata generale della Corte di giustizia di Lussemburgo, Tamara Capeta, nelle sue conclusioni pubblicate oggi. I divieti stabiliti dal regolamento delle forze di polizia in Italia Secondo l'avvocata generale, questa politica di assunzione per l'accesso alle forze di polizia italiane discrimina le donne e non può essere giustificata come requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell'attività lavorativa. Nello specifico, una donna, identificata come H.G., si è iscritta al concorso per diventare agente delle forze di polizia italiane, ma è stata esclusa perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro. In Italia è vietato agli agenti di polizia avere tatuaggi visibili quando indossano l'uniforme. Le norme che disciplinano il concorso escludono quindi automaticamente le persone con tatuaggi visibili. Il caso di un'aspirante agente di polizia Durante l'esame di HG, il tatuaggio è stato rilevato: poiché l'uniforme di cerimonia include gonna e scarpe décolleté, esso risulterebbe visibile e per questo motivo H.G. è stata esclusa dal concorso. Dopo aver contestato l'esclusione dinanzi ai tribunali amministrativi italiani, il ricorso è arrivato alla Corte di giustizia per l'interpretazione del diritto dell'Unione che vieta la discriminazione fondata sul sesso. Corte dell'Ue: "Candidate penalizzate in base al loro sesso" Secondo l'avvocata generale, l'applicazione combinata di due norme - una che vieta i tatuaggi visibili e l'altra che impone alle donne di indossare la gonna nelle cerimonie ufficiali - penalizza le candidate sulla base del loro sesso. Se H.G. fosse stata un uomo, non sarebbe stata esclusa dal concorso per il solo fatto di avere un tatuaggio sulla parte inferiore della gamba. Il diritto dell'Ue consente una distinzione fondata sul sesso a condizione che sia appropriata e necessaria per soddisfare un requisito essenziale allo svolgimento dell'attività lavorativa, requisito che persegua obiettivi legittimi. Gli argomenti delle autorità italiane - secondo cui la norma mira a consentire la partecipazione alle cerimonie ufficiali, che veicolano valori tradizionali e rafforzano l'identità delle forze di polizia - non possono tuttavia essere accolti come giustificazioni nel caso di specie. Il nodo dell'uniforme nelle cerimonie L'avvocata generale Capeta ritiene al contempo inopportuno e inutile escludere dalle forze di polizia le donne con tatuaggi per il fatto che non potrebbero partecipare alle cerimonie ufficiali: tali eventi costituiscono infatti solo una piccola parte delle funzioni di polizia, le agenti indossano già i pantaloni come parte dell'uniforme operativa e i dirigenti possono comunque autorizzare un'agente a indossare i pantaloni in una determinata cerimonia. L'applicazione combinata delle due norme non è del resto necessaria per preservare la tradizione, poiché gli usi cerimoniali non andrebbero persi se alcune donne fossero dispensate dall'obbligo di indossare la gonna nelle cerimonie. Analogamente, se le uniformi hanno lo scopo di dimostrare l'identità e l'appartenenza alle forze di polizia, consentire alle donne di indossare i pantaloni garantirebbe la stessa rappresentatività e la stessa uniformità. Infine, sotto il profilo della proporzionalità, lo svantaggio derivante per le donne dall'impossibilità di accedere alle forze di polizia è preponderante rispetto al beneficio simbolico della loro partecipazione occasionale alle cerimonie indossando una divisa ordinaria. Alla luce di tutto ciò, l'avvocata generale Capeta ritiene che la politica di assunzione in questione non soddisfi il criterio del requisito essenziale per lo svolgimento dell'attività lavorativa e sia quindi vietata dalla normativa dell'Ue in materia di lotta alle discriminazioni fondate sul sesso.
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