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Cronaca
Scrive post su Fb e sul blog dai domiciliari, Adinolfi va in carcere
Oggi 21-09-26, 09:58
AGI - Va in carcere Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare, ai domiciliari dallo scorso 8 luglio perchè coinvolto in una indagine della procura di Roma e della Guardia di Finanza con le ipotesi di reato di truffa aggravata e continuata. Ad annunciarlo su Facebook è lo stesso leader del Popolo della Famiglia che era agli arresti domiciliari. "Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto", scrive sui social, postando una foto con l'ordinanza firmata dal gip del tribunale di Roma Giulia Arceri. La procura aveva sollecitato l'aggravamento della misura cautelare per la "reiterata violazione, da parte dell'indagato, del divieto di utilizzare, salvo che per i contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici", si legge nella misura. Adinolfi, in particolare, "risulta aver violato, con cadenza quotidiana, il divieto predetto pubblicando sul blog on line 'marioadinolfli.substack.com' ben 49 articoli a sua firma e, sul suo profilo Facebook, 23 post". La nota della Guardia di Finanza "Il provvedimento - si legge in una nota della Gdf -, sostituisce l'ordinanza degli arresti domiciliari eseguita nel mese di luglio scorso nei confronti dell'indagato, a seguito delle investigazioni sviluppate dai militari dell'Aliquota della Sezione di pg della guardia di finanza presso la procura capitolina e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, scaturite da plurime denunce presentate da soggetti che avevano affidato al giornalista ingenti somme di denaro nella convinzione di partecipare a un 'Betting Group' denominato 'Scommessa Collettiva', ideato e promosso attraverso social network, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e/o della remunerazione prospettata". Contestualmente, "era stato eseguito un sequestro preventivo per oltre 400 mila euro. L'adozione della misura custodiale di maggiore rigore è scaturita dalla reiterata e sistematica violazione delle prescrizioni contenute nell'originaria ordinanza cautelare, con la quale era stato imposto all'indagato il divieto di utilizzare, in qualsiasi forma, dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore - si legge ancora nel comunicato -. Gli accertamenti svolti hanno documentato un numero reiterato di violazioni, concretizzatesi nell'utilizzo di social networks, che hanno assunto rilievo determinante nella rivalutazione del quadro cautelare, con ulteriore rischio di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento probatorio".
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