s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Politica
Sisma di Amatrice, Mattarella: "Pagina drammatica della Repubblica". Meloni: "Vogliamo dar...
Oggi 24-08-26, 19:25
AGI - La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata ad Amatrice per partecipare alle commemorazioni del decimo anniversario del terremoto. Accolta da applausi e saluti di incoraggiamento da parte delle alcune centinaia di persone presenti, la premier ha deposto una corona di alloro al monumento alle vittime nel parco Don Minzoni. Successivamente ha incontrato alcuni familiari delle vittime. Un' emozione molto grande "ma è più grande l'impegno perché noi vogliamo soprattutto dare risposte, continuare a dare risposte" ha dichiarato la Premier a margine della messa di suffragio tenutasi nella cittadina colpita dal sisma. Meloni aveva in giornata pubblicato un post su X: "Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale. Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione". "In questi dieci anni sono state tante le difficoltà", ha sottolineato. "Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo". Mattarella "Pagina drammatica che funge da monito" "La notte del 24 agosto di dieci anni addietro, il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell'Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori sequenze sismiche fino agli inizi del 2017. Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40 mila sfollati, quel terremoto - delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo - costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio". Queste invece le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel ricordare il sisma di dieci anni fa. Il Capo dello Stato aggiunge: "I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza. Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia". "In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà" conclude il Presidente della Repubblica. L'impegno per la ricostruzione "I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata. In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante l'impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare a essere vivi e vitali", rimarca la premier. "Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L'obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell'Appennino centrale". La Russa: "Rendere onore alle vittime significa continuare l'impegno per la ricostruzione" "In occasione del sisma che il 24 agosto 2016 sconvolse il Centro Italia, la Nazione si raccoglie nel ricordo solenne delle 299 vite spezzate e delle numerose comunità duramente colpite. Il Senato della Repubblica rinnova il profondo cordoglio ai familiari delle vittime e la propria vicinanza a quanti, ancora oggi, portano i segni di quella dolorosa ferita. Rendere onore a chi non c'è più significa, per le Istituzioni, continuare con determinazione e immutata fermezza nell'impegno per la ricostruzione, sostenendo le comunità e salvaguardando il patrimonio umano, storico e culturale di quei territori". Lo dichiara il presidente del Senato, Ignazio La Russa, con un post sui suoi canali social. Fontana: "Ferite profonde nelle comunità e nel Paese" Anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ricorda la tragedia del 24 agosto 2016: "Dieci anni fa il terremoto sconvolgeva il Centro Italia, lasciando ferite profonde nelle comunità e nel Paese. Il mio pensiero va a chi ha perso i propri cari, a chi ha subito le conseguenze del sisma e a chi ha affrontato il percorso della ripartenza". Piantedosi: "Profonda gratitudine ai Vigili del Fuoco" "Il 24 agosto del 2016 un terribile terremoto colpì il Centro Italia, devastando i borghi di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. A dieci anni dal sisma ricordiamo le vittime e i feriti, e quanti rimasero sfollati. In questa giornata di memoria e rinnovato dolore, voglio esprimere la più profonda gratitudine ai nostri Vigili del Fuoco e a tutti coloro che fin dai primi istanti lavorarono senza sosta tra le macerie per salvare vite e prestare soccorso alla popolazione. Il Paese vi è immensamente grato". Lo scrive su X il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Zangrillo: "Lavoriamo per restituire ciò che il sisma ha portato via" "A dieci anni da quella notte che cambiò per sempre il volto del Centro Italia, ci stringiamo nel ricordo delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016. Ci sono tragedie che il tempo non cancella, ma affida alla memoria di un'intera Nazione. Il nostro pensiero va ai familiari delle vittime e a tutte le comunità che hanno conosciuto il dolore di quelle ore. Va anche a chi ha scelto di restare, ricostruire e tenere viva l'anima di quei luoghi, dimostrando che si può essere duramente colpiti, senza però perdere la propria speranza" dichiara il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo. "La forza dimostrata dalle comunità di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e di tutti i territori colpiti resta un esempio e un impegno per l'Italia intera. E l'impegno è quello che ribadisce il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che oggi sarà ad Amatrice: è il segno concreto della volontà di ricostruire e della capacità di questo governo di essere a fianco di chi vuole riappropriarsi della propria casa e della propria identità. Lo ha detto Giorgia Meloni: negli ultimi tre anni la ricostruzione ha avuto una rapida accelerazione, ma l'impegno è quello di far sì che tutti gli abitanti di quella terra così duramente colpita possano riavere quello che il sisma gli ha portato via. La memoria è una responsabilità. Significa custodire il ricordo di chi non c'è più e continuare a lavorare affinché sicurezza, prevenzione e vicinanza dello Stato restino un impegno concreto per il futuro del nostro Paese", conclude il ministro. Musumeci: "Ricostruire tutelando l'identità dei territori" Anche il ministro per la Protezione civile e Politiche del mare, Nello Musumeci, afferma: "A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia, il mio primo pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e alle comunità che hanno vissuto il dolore di quella tragedia.In questi ultimi anni abbiamo recuperato molto del tempo perduto sul fronte della ricostruzione. C'è ancora tanto da fare e potremo dire di avere completato solo quando l'ultima famiglia sarà tornata nella propria casa. Ricostruire non basta: dobbiamo farlo meglio, in sicurezza e tutelando l'identità dei territori, creando le condizioni perché le persone possano continuare a viverli in un contesto di normalità e di crescita. La lezione più importante resta quella della prevenzione: rafforzare la consapevolezza dei rischi e diffondere una vera cultura della sicurezza. Prevenire significa salvare vite umane e ridurre i costi enormi che le calamità impongono alle nostre comunità. Il modo migliore per ricordare chi non c'è più è trasformare la memoria in un impegno concreto per rendere l'Italia più sicura". L'omelia di Zuppi: "Rinascere per chi non c'è più" "Rinascere. È la prospettiva, bellissima e impegnativa per tutti, che accompagna questo ricordo doloroso del terremoto, della morte e della distruzione che ha causato". Così il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, ricorda la tragedia nell'omelia della messa celebrata all'area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto. "Rinascere: non è un auspicio! Il cristiano spera, non è un ottimista. Crede nella Provvidenza, non è fatalista e quindi lotta con tutto se stesso e combatte la rassegnazione, sottile veleno che rende tutto impossibile, inutile o troppo difficile". E aggiunge: "Vogliamo rinascere anche per onorare chi non c'è più, perché qui ci sono le radici e conservarle richiede diano nuovi frutti. E quanti germogli che proprio per questo vanno aiutati!". Il cardinale poi sottolinea: "Nel ricordo ci misuriamo con il mistero della terribile, inquietante forza distruttrice del terremoto, le cui conseguenze non finiscono con l'ultima scossa. Anche per questo sentiamo insopportabile la così diffusa cultura della potenza, che rovina la convivenza, le cose, e scatena violenza e guerra che tutto distrugge. Del terremoto conosciamo le conseguenze del male. Della guerra le responsabilità sono chiare, così come le complicità e tutto quello che favorisce quel vortice di violenza e di odio che poi nessuno riesce più a governare". Il presidente della Cei continua: "Non era semplice andare sopra le macerie e recuperare le persone intrappolate al di sotto. Il dolore più grande è stato vedere i corpi dei bambini morti. Questo ce lo porteremo dentro per sempre. Lì ho visto di tutto: alcuni corpi di persone morte, persone ferite, persone salvate, amici che si stavano rimboccando le mani per salvare altre vite. Non ho capito più niente! Quello che mi sono trovato davanti sembrava uno scenario di guerra: cadaveri, feriti, detriti, urla, terrore negli occhi delle persone. Non era semplice andare sopra le macerie e recuperare le persone intrappolate al di sotto". E conclude: "Nelle frazioni più colpite, come Pescara, Tufo e Capodacqua, di alcune persone non si trovavano neanche i corpi: anche quello dei dispersi è stato un altro grande dolore. La tragedia è iniziata quella notte ma dura sempre: solitudine, spaesamento, distacco forzato dalla propria comunità. Oggi sappiamo che il percorso è ancora lungo, ma sappiamo anche che c'è futuro". Amatrice, "costellazione di comunità e case" Zuppi, inoltre, è torna alle drammatiche ore di quella notte, ricordando le richieste d'aiuto, le testimonianze dei sopravvissuti e il lavoro dei soccorritori. Telefonate che "arrivarono a migliaia, tutte insieme", mentre vigili del fuoco e forze di soccorso si trovarono davanti a "un'immensa tragedia": il buio, le urla, l'odore di gas, la polvere e le persone intrappolate sotto le macerie. Il presidente della Cei ha rievocato in particolare il salvataggio di una bambina, quando nel caos fu udita "una vocina flebile" e iniziò uno scavo a mani nude, mentre le scosse continuavano. Una volta liberata, ricordò il suo soccorritore, "è stata lei a venire tra le mie braccia e a saltarmi al collo". "Sono le parole che avremmo voluto per tutti", ha osservato il cardinale. Zuppi poi ha ricordato anche le frazioni di Amatrice, "costellazione di comunità e case" che soffrirono duramente l'isolamento e che "con dignita' seguitarono a contare i morti". In quelle ore, ha sottolineato, alla devastazione rispose una straordinaria mobilitazione: "Ognuno ha dato il meglio di sè nelle difficoltà, tutti collaboravano e tutti volevano dare una mano". Furono "infiniti gesti di amore, di gratuita'" la pronta risposta alla tragedia. Il ricordo della vicinanza di Papa Bergoglio Il cardinale ha ricordato anche la vicinanza di Papa Francesco, che già alle sette del mattino, poco più di tre ore dopo il sisma, telefonò all'allora vescovo Domenico Pompili e nei mesi successivi continuo' a informarsi. "Dal primo momento ho sentito che dovevo venire da voi", disse Francesco durante la sua visita: "Guardare sempre avanti. Avanti, coraggio, e aiutarsi gli uni gli altri. Si cammina meglio insieme, da soli non si va". Parole, ha sottolineato Zuppi, "che sentiamo vere ancora oggi". Il ricordo del terremoto, ha aggiunto, deve rendere attenti anche a "coloro che oggi piangono", vittime non soltanto dei disastri naturali ma anche "di quella distruzione causata dall'uomo che è la violenza e la guerra". "Che umanità c'è nel girarsi dall'altra parte, nel ridurre la persona a numero e la morte a contabilità?", ha concluso.
CONTINUA A LEGGERE
0
0
0
