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Cultura e Spettacolo
Storia della canzone che si fece libro
Oggi 30-06-26, 16:25
AGI - Napoli, estate del 1972, in una stanzetta del Vomero un ventenne di nome Patrizio Trampetti annota di getto dei versi su un foglietto. Napoli, estate 2026, quegli stessi versi ispirano un libro. È appena uscito per Jack Edizioni, ‘Un giorno credi: Patrizio Trampetti e la vera storia dell’inno di una generazione che voleva cominciare da zero’ di Luca Maurelli, un ibrido tra biografia musicale e saggio storico-culturale che racconta la vicenda di uno dei brani più rappresentativi degli anni Settanta. Tra i primi grandi successi di Edoardo Bennato, ‘Un giorno credi’ è stata pubblicata nel suo album d’esordio ‘Non farti cadere le braccia’, diventando nel tempo una sorta di manifesto esistenziale. Della sua nascita, della figura di Trampetti - oltre che autore, musicista e componente della Nuova Compagnia di Canto Popolare - e del contesto sociale che fece da sfondo a quella stagione abbiamo parlato con Luca Maurelli. Partiamo dal famoso ‘falso incidente’ di cui parla la canzone, di cosa si trattava? Da sempre, quella metafora è ammantata da un’aura di mistero. Esistono tante versioni diverse sulla sua origine, ma credo che lo stesso Patrizio Trampetti non sappia con certezza cosa lo spinse verso quelle parole. Negli anni ha finito per attribuirle a una delusione amorosa cui non riusciva a reagire. Dopo la partenza per il Nord della ragazza che amava, rimase a contemplare il suo dolore pensando che un giorno lo avrebbe raccontato come giustificazione di una vita andata diversamente da come desiderava. Nel libro, interpreto il ‘falso incidente’ come l’alibi che ciascuno di noi dà a se stesso ripensando ai bivi dell’esistenza che l’hanno spinto a prendere una strada aliena dalla sua vera indole. Quel tipo di errore che non smettiamo mai di rinfacciarci. Patrizio, ad esempio, voleva suonare il rock ma ha costruito la propria carriera nella musica tradizionale perché da giovanissimo incontrò i fratelli Bennato e Roberto De Simone entrando nella Nuova Compagnia di Canto Popolare: è questo il suo vero falso incidente. La colonna sonora degli opposti Il saggio attraversa gli anni Settanta citando figure come Berlinguer e Almirante. Come ha fatto una canzone così intima a unire un'Italia all'epoca divisa dalla violenza politica? La canzone non riguarda la politica, ma nel libro ho comunque ritenuto di affrontare il tema. Trampetti era un compagno che andava a suonare alla Festa dell’Unità pur vivendo al Vomero, quartiere borghese di Napoli allora diviso tra opposti estremismi. Il testo di ‘Un giorno credi’ ha la capacità di fotografare le passioni di un’epoca in cui i ragazzi inventavano il futuro nell’ideologia, immaginando già possibili delusioni. Per questo negli anni Settanta è diventato un inno generazionale trasversale. Allora per i giovani non contavano i social, ma la forza delle parole. Stranamente, il tema della politica che si intreccia con la musica è di recente tornato d’attualità dopo le dichiarazioni di Francesco De Gregori sulla libertà degli artisti di pronunciarsi o meno nel dibattito pubblico. Il legame con il presente Il sottotitolo parla di una giovane generazione che "voleva cominciare da zero", secondo lei vale anche per quella di oggi? Avendo una figlia di quattordici anni, posso testimoniare che l’attuale gioventù è altrettanto idealista, intelligente, sensibile e piena di speranza di quella di mezzo secolo fa. A differenza dei loro padri, però, i ragazzi degli anni Venti non immaginano di dover ‘cominciare da zero’: hanno l’ambizione di partire almeno da tre, come direbbe Troisi. Sono molto più fiduciosi nelle famiglie, negli insegnanti e nelle amicizie dei post sessantottini, ma meno autonomi nella crescita. Cercano dei riferimenti e il non trovarli gli crea spesso dei problemi, esponendoli alle delusioni. Noi eravamo più autoformati, consapevoli che avremmo avuto ben poco aiuto dai ‘grandi’. Il ritratto dell’artista Lei descrive Patrizio Trampetti come un artista che ha preferito la coerenza ai soldi e alla fama. Cosa può dire la sua storia ai musicisti della generazione dei talent? Patrizio è un personaggio umile, che ha sempre scelto di non autocelebrarsi. A differenza di quel meraviglioso genio di Edoardo Bennato, capace di percorrere anche sentieri più commerciali, non ha mai abbandonato la sperimentazione. Ormai ultrasettantenne, continua a esibirsi con successo nel suo campo, mentre le radio non smettono di passare ‘Un giorno credi’ e ‘Feste di piazza’, altra hit dei Settanta nata dalla collaborazione con Bennato. L'incontro di mondi Come sono riuscite a fondersi in un unico brano l'anima folk-rock di Bennato, la penna di Trampetti e le influenze classiche del Maestro Roberto De Simone? In quel 1972 in cui nasceva ‘Un giorno credi’, Trampetti e Bennato prendevano entrambi lezioni di chitarra dal maestro Eduardo Caliendo. Edoardo non sfondava e Patrizio gli propose la canzone, che andarono a registrare a Milano, con Roberto De Simone, nella storica sala di incisione della Ricordi di via dei Cinquecento, insieme ad alcuni orchestrali della Scala. E fu proprio l’arrangiamento creato ‘a braccio’ da un genio assoluto della musica come ‘l’ideologo’ della Nuova Compagnia di canto Popolare, a dare forma definitiva al miracolo di un brano immortale. Basti pensare all’introduzione del trombino barocco sul finale, che furono proprio Trampetti e Bennato a suggerire a De Simone ricordandone l’effetto in ‘Penny Lane’ dei Beatles. Che cosa resta, a Napoli, di quel fermento culturale degli anni Settanta in cui è nata ‘Un giorno credi’? Restano le testimonianze di uno straordinario passato artistico, che nasce dopo la Grande Guerra, continua negli anni di Bennato e della NCCP, si rinnova con la genialità di Pino Daniele e arriva fino a Geolier, un fenomeno socialmente trasversale che confesso di non capire fino in fondo, ma che forse tra venti anni verrà giudicato un poeta. La verità è che a Napoli la musica rinasce sempre da tre. È una città capace di darsi un futuro dal punto di vista artistico molto più di quanto accada sul piano sociale ed economico.
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