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Estero
Ue, a Erevan l'Europa si prepara a un futuro senza gli Usa
Oggi 04-05-26, 17:33
AGI - È quasi una "Nato senza Usa" quella che si è riunita a Erevan per l'ottavo vertice della Comunità Politica Europea, il primo a svolgersi nel Caucaso meridionale. La capitale armena ha accolto 48 capi di Stato e di governo, i vertici delle istituzioni Ue e lo stesso segretario generale della Nato, Mark Rutte, che nel suo consueto ruolo di "pompiere" (i maligni direbbero di "avvocato di Trump"), ha assicurato ai cronisti che gli alleati del vecchio continente hanno "recepito il messaggio" di una Washington "delusa" dal mancato sostegno all'attacco all'Iran e hanno messo a disposizione le basi come previsto dai patti. Frattura più larga L'annuncio del ritiro di 5 mila soldati americani dalla Germania segna pero' un nuovo allargamento della frattura tra le due sponde dell'Atlantico. E, in questo quadro, il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha sottolineato l'alterità di "un modo europeo di fare le cose" che è fatto di "diplomazia, multilateralismo e rispetto del diritto internazionale" e "dà risultati". La contrapposizione con l'approccio del presidente americano viene quindi addirittura rivendicata. E i risultati menzionati da Costa si concretizzano nell'avvicinamento non solo dei Paesi del Caucaso e quelli dei Balcani occidentali candidati all'adesione, presenti insieme ai leader dei 27 (grande assente il cancelliere tedesco Friedrich Merz, trattenuto a Berlino sulla carta da questioni di agenda ma verosimilmente dai guai politici interni) e delle piccole nazioni come San Marino o Andorra. Zelensky presente, come la Turchia e il Canada Tra le cancellerie presenti c'è anche l'Ucraina, con il presidente Volodymyr Zelensky che vede il vertice come un segnale di un crescente isolamento di Mosca. C'è la Turchia, pur rappresentata dal vicepresidente (troppo forte è la memoria del genocidio armeno, che Ankara si rifiuta di riconoscere come tale). È soprattutto c'è il Canada. Il premier Mark Carney sottolinea il ruolo, oggi preziosissimo, di "superpotenza energetica" della sua nazione, che definisce "il più europeo dei Paesi non europei". "Il nostro destino non è la resa a un modello transnazionale", afferma Carney, con l'ennesimo riferimento a un Trump che nessuno cita direttamente ma è un ingombrante convitato di pietra. Sebbene, è la sua mesta riflessione, "l'ordine mondiale sarà riscritto ma fuori dall'Europa". A guastare tanta concordia è l'intervento da remoto (anche lui ha qualche problemino col negazionismo di una delle più grandi tragedie del secolo scorso) del presidente azero, Ilham Aliyev, che attacca il Parlamento Europeo per le ripetute risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani nel Nagorno-Karabakh, definite "menzogne" e "calunnie". La presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, replica difendendo la dignità dei processi democratici di Strasburgo. Non tutti sono cosi' "like-minded", quindi, per citare la parola magica di un summit che, nelle parole del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, "allarga il concetto d'Europa e i confini propri dell'Unione europea". "Con la Comunità politica europea continueremo a costruire un'Europa più sovrana", è l'auspicio del presidente francese, Emmanuel Macron. Più sovrana non solo per scelta ma anche per necessità. Perché il crescente disimpegno degli Usa dal vecchio continente era una realtà anche prima che Trump tornasse alla Casa Bianca.
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