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Usa: dai robot all'IA, i Marines alla 'guerra dei droni'
Oggi 18-09-26, 18:44
AGI - Marines robot pronti a invadere le spiagge o a penetrare edifici, oppure soldati in carne e ossa che si muovono in piccoli gruppi, come paramilitari o terroristi, per non essere facilmente individuati dai droni e dai satelliti. Sono tra i punti emersi dall’aggiornamento di Ground Combat Element 2040, il piano di trasformazione della componente terrestre da combattimento dei Marines da qui al 2040. La pubblicazione, che riguarda l’aggiornamento nell’anno fiscale 2026, indica la dottrina operativa e le priorità in termini di equipaggiamento per la fanteria e le unità da combattimento. L’obiettivo, si spiega, è rimanere al passo con i tempi “adottando l’intelligenza artificiale, i sistemi autonomi e altre tecnologie”, ma mantenendo un approccio “incentrato sull’essere umano”. Il documento in 5 punti Cinque sono gli elementi più interessanti indicati dal documento. I Marines definiscono i piccoli droni a basso costo come la “principale minaccia per i soldati impegnati nei combattimenti terrestri”. Per questo motivo puntano a portare le capacità di difesa dai droni fino al livello delle singole squadre impegnate. Significa che diversi livelli della catena di comando avranno capacità anti-drone. L’obiettivo è anche mettere a punto “strumenti portatili per neutralizzare droni Fpv a basso costo”. I Marines non hanno fornito dettagli ma questi strumenti potrebbero essere facilmente utilizzabili come un fucile a pompa o una granata. Il Pentagono vede le “munizioni circolanti” come un utile supporto. Si tratta di munizioni che sono una via di mezzo tra drone e missile. Vengono lanciate come un drone, volano verso una determinata area e non colpiscono subito il bersaglio, ma possono rimanere in volo per un certo periodo, aspettando che il reale bersaglio venga individuato e poi colpirlo. Il terzo punto riguarda i robot: le forza armate americane utilizzano già robot relativamente semplici per compiti come la neutralizzazione degli ordigni, ma il Corpo dei Marines sembra voler portare questo concetto a un livello superiore. Sebbene la pubblicazione non fornisca dettagli, il Pentagono vuole sostituire i soldati con robot autonomi. Il Corpo immagina un futuro nel quale una massa di sistemi autonomi possa assumersi il rischio del primo contatto all'interno della portata di ingaggio del nemico. Perché, si chiedono, mandare un'ondata di Marines quando si potrebbe mandare un'ondata di robot a caricare il nemico, assorbendo i primi colpi di armi leggere, razzi, mortai e persino mine? Creare una piccola testa di ponte con una massa di sistemi autonomi significherebbe permettere a un numero maggiore di Marines di tornare a casa. Il quarto punto, in un’epoca dominata da droni, sensori e satelliti, riguarda l’obiettivo di rendere i propri Marines “difficili da individuare e da colpire”. Le mimetiche non bastano più, servono elementi semplici come il "controllo dell'emissione luminosa” e sistemi più sofisticati di "gestione delle emissioni e delle comunicazioni”. I Marines dovranno sviluppare la capacità di operare in gruppi più piccoli e condurre operazioni decentralizzate. Le grandi basi operative avanzate e i posti di comando e osservazione diventerebbero bersagli facili da colpire. Operazioni più ridotte, invece, renderanno i soldati più difficili da individuare. Questo, fanno notare gli analisti, potrebbe portare i soldati a usare le stesse tattiche utilizzate da gruppi paramilitari o terroristi. Il quinto punto riguarda il nuovo Corpo dei Marines, che dovrà sviluppare le competenze, inclusa la conoscenza dell’alta tecnologia. Uno dei principi guida, spiegano gli analisti, "è sempre stato quello di aumentare la propria letalità, cioè la capacità di infliggere danni al nemico. Nel moderno campo di battaglia, questa capacità sarà definita anche dalla possibilità di adattarsi alle nuove forme di guerra, e i Marines puntano proprio sull’adattamento”. La nuova linea potrebbe comportare l'impiego di droni, intelligenza artificiale, munizioni circolanti e forse robot per penetrare edifici stanza per stanza. Ma, alla fine, il Corpo dei Marines non vuole diventare dipendente da queste tecnologie. L’importante, dicono, resta il compito cui tutti loro sono chiamati: portare a termine la missione.
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