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Amministrative, così giornaloni e salotti rimuovono la sconfitta dem
Oggi 27-05-26, 10:10
I risultati delle amministrative, da Venezia a Reggio Calabria, hanno fatto scattare la modalità panico nella galassia sedicente progressista, già convinta di poter banchettare sul corpaccione malato del centrodestra sconfitto al referendum, già in posizione per spartirsi cosce, fegato, milza e ministeri. E invece. Le panic room sono quelle note: giornali e salotti dove ci si può rifugiare e consolare a vicenda in assenza del nemico e della realtà, salvo poi inciampare, ogni tanto, in qualche relitto di popolo votante spernacchiante. «Follow the mourning», segui il lutto e troverai come hanno reagito dal campo non così elettoralmente largo. Negazionismo. Boccia (capogruppo Pd): «Non c'entrano nulla le dinamiche nazionali. A Venezia governavano loro. Martella ha recuperato metà distacco. Il Pd doppia Fdi» (Corriere). Non hanno perso, ma che dite? E comunque, se avessero perso (ma non hanno perso), era solo un test locale. Il rifiuto è la prima fase dell'elaborazione del lutto. Qui, per fortuna, sono solo politichette. Ottimismo della volontà. Schlein: «Questo voto conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi». Va bene così, dunque. Messaggio edificante che tende un tantino al tragicomico se hai annunciato innumerevoli volte la fine delle destre, come dopo che la destra ha vinto contro l'altra destra in Ungheria, e ancora di più se pochi giorni prima a Venezia hai proclamato che da lì avresti cominciato a mandare a casa Meloni e invece a casa ci rimane qualcun altro. Provare ad andarsene col pallone degli altri. Morani (già deputata Pd e sottosegretaria con premier Conte) contro Meloni che maramaldeggia sul centrodestra che anche oggi crolla domani: «Proprio non ce la fa a essere istituzionale. Proprio no» (X). Loro sì che sarebbero istituzionali, signora mia. Solo che nelle istituzioni bisogna arrivarci. Magari, almeno una volta, per sbaglio, non con ammucchiate e governicchi tecnici dopo aver perso o quasi pareggiato, ma vincendo le elezioni? Riduzione del danno editoriale. Per La Stampa «Il centrodestra tiene Venezia. L'opposizione manca l'exploit». Non è successo niente. E se fosse successo quello che l'opposizione e i suoi scudieri mediatici davano per scontato, sarebbe stato un miracolo. Fatalismo dopo la spavalderia. Giannini (La Repubblica, podcast Circo Massimo): «Perché sarebbe dovuta andare diversamente? Il centrosinistra si muova, oppure Giorgia Meloni rivincerà anche le prossime politiche». Si sapeva, ce l'avevano detto. Ma quando, esattamente, in due mesi di gioiosi requiem sul centrodestra dopo il referendum? Allarme nero che sta bene con tutto. Cuzzocrea (La Repubblica): «L'ombra di Vannacci spinge il partito di Meloni verso una coperta di Linus identitaria: cos'altro è, l'eclatante celebrazione del segretario di redazione della Difesa della razza Giorgio Almirante?». E mentre Giorgia è «avvolta dalla nostalgia missina», si trema per il «me ne frego» del generale: «Non sarà semplice tenerlo fuori e sarà pericoloso tenerlo dentro. Per la destra, e per il Paese». Visto che evocare a reti e pubblicazioni unificate l'onda nera fascistissima ha funzionato così bene, perché non continuare? P.S. La maggioranza non si adagi sulla debolezza altrui. Il centrodestra può soltanto perdere da solo, ma ciò non significa che non possa riuscirci: è più facile farla agli editorialisti dei giornaloni che agli elettori, che non dimenticano le promesse e capiscono benissimo dove si sta o non si sta andando.
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