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Bologna, in piazza per la verità su Fakir: poi tensione e scontri
Oggi 21-07-26, 08:19
Bologna, 21 lug. (askanews) - Dalle finestre di Palazzo d'Accursio una donna e un uomo guardano la piazza che si riempie: sono i fratelli di Abderrahim Fakir, appena ricevuti dal sindaco. Sotto di loro, piazza Nettuno raccoglie migliaia di persone: la comunità islamica e quella marocchina, i cittadini arrivati all'appello di Matteo Lepore per il 42enne morto domenica al Pilastro, mentre due agenti lo tenevano bloccato a terra, a faccia in giù, in un'agonia filmata dai balconi. Nessun palco e nessun comizio, solo la voce della nipote Yossra, dopo i momenti di paura per il malore della zia, svenuta per l'emozione. "Non siamo qui per chiedere odio, non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia, rispetto e umanit. Si chiamava Abderrahim Fakir ed era mio zio: non era un numero, non era una notizia, era una vita, era una persona amata e qualcuno ieri ha deciso di portarmelo via". Sulla morte di Fakir indaga la procura, che ha acquisito video e bodycam e attende l'autopsia. In mattinata il procuratore capo Paolo Guido ha annunciato l'iscrizione di chi ha preso parte all'intervento nel nuovo registro delle annotazioni preliminari, precisando che i fatti sono "di più ampia estensione temporale" rispetto al video circolato in rete e che gli accertamenti riguarderanno anche l'operato dei sanitari. Accanto a Lepore, in piazza, il presidente della Regione Michele de Pascale. "La perdita di una vita è sempre un dramma - spiega il governatore dell'Emilia-Romagna -. Quando una persona perde la vita mentre è sottoposta a un provvedimento di polizia è un elemento che desta grandissimo clamore e grande preoccupazione. Sono state molto importanti le parole del procuratore: l'autorità giudiziaria è in prima fila per la verifica di quanto è avvenuto". Ma quando la piazza si svuota, la serata cambia volto. Collettivi e antagonisti, al grido di cori contro polizia, governo e sindaco, puntano sulla vicina piazza Roosevelt, sede di prefettura e questura: un fortino presidiato dagli agenti in tenuta antisommossa e dalle camionette, con un elicottero a sorvegliare tutto dall'alto. Le provocazioni salgono di tono, volano bottiglie e oggetti contro gli agenti, che rispondono con lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti. La notte di Bologna si chiude così, tra i fumi dei lacrimogeni: le risposte che la città chiede sono ora affidate all'autopsia e al lavoro della procura.
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