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Capire ciò che sfugge all'interpretazione: Pierre Huyghe a Basilea
Oggi 19-06-26, 08:18
Basilea, 19 giu. (askanews) - Trasformare uno dei musei più importanti d'Europa in un organismo che cambia, si muove, respira e ospita una serie di continue soglie che mettono in discussione il senso stesso di ciò che, imprudenti, chiamiamo realtà. La Fondation Beyeler di Basilea ospita una importante retrospettiva di Pierre Huyghe, uno degli artisti che al tempo stesso creano e disfano il senso del presente, che aprono porte sul diverso, che pensano a una relazione con l'altro, con il non umano. La mostra è curata, insieme ad Anne Stenne, da Mouna Mekouar. "La Fondation Beyeler ha in collezione diverse opere di Pierre Huyghe - ci ha detto - ed è sempre interessata a esporre artisti innovativi e radicali, che mettono in discussione lo stesso formato delle mostre, la nozione di opera d'arte, che cos'è e come andrebbe esposta. E in relazione alla storia del museo è decisivo poter presentare qui il lavoro di Huyghe". Un lavoro che porta le pareti a vibrare per seguire il respiro di un organo artificiale che, sott'acqua, vive insieme alla mostra. Un lavoro che è fatto di nebbia e di esseri senza volto che si muovono su un pianeta misterioso e alieno, in cerca forse di vita, forse di identità. Un lavoro che scava nella storia del luogo, che crea immagini mentali tra uomo e macchina, che lascia a dei robot il compito di montare essi stessi il film che documenta quello che fanno nel deserto di Atacama. Tutto, insomma, è un'immagine mentale, come le rocce che vengono dal nostro passato più remoto e galleggiano sopra la grande esplosione del Cambriano. "Descrivere questa misteriosa sensazione che si prova nel cercare di capire qualcosa che sfugge a ogni interpretazione - ha aggiunto la curatrice - è un modo per capire il lavoro di Pierre, che non ha una sola definizione e che si muove su molteplici livelli, che lo rendono rilevante, inoltre lui lavora moltissimo con lo spazio, cambiandone continuamente l'atmosfera". E così accade che all'interno della struttura progettata da Renzo Piano dei pannelli si muovano sul soffitto, come i monoliti di 2001 di Kubrick, modificando luci e ombre del museo e certificando quell'idea di vita ibrida che, a fine percorso, ci appare sotto forma di un verme primordiale che si muove sulla soglia di una porta, una creatura riconoscibile e fantascientifica al tempo stesso, figlia di un muto mistero. "Lui lavora con tutti gli strumenti più moderni, come l'intelligenza artificiale o altre tecnologie che oggi ci circondano - ha concluso Mouna Mekouar -. Ma li usa come un mezzo per costruire il suo mondo e questo rende la sua arte non solo parte della storia, ma anche del presente. E siccome sono in continuo cambiamento ed evoluzione, sono anche parte del futuro". Il futuro, per l'appunto. Presenza sottile che, tra tutte le possibili forme, qui sembra prendere soprattuto quella della nebbia, una sorta di apparizione della Nube della non conoscenza che, come vuole la tradizione filosofica, porta una più vera forma di conoscenza. La stessa sensazione che ci lascia la mostra di Pierre Huyghe. (Leonardo Merlini)
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