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Casalotti, l'ex del killer ricercato: "Separati da tre anni"
Oggi 02-07-26, 09:00
«Che Shahadat sia vivo o morto a me non interessa. Di lui non voglio sapere più niente». Asma Akter è una donna forte e non teme di fare i conti con quell'uomo - «mi infastidisce pronunciarne anche solo il nome» - con cui è stata sposata a lungo, ha avuto dei bambini e che ora è ricercato per aver sterminato una famiglia. «Li ha uccisi tutti. Tutti. La madre, una donna come me, il padre e la bambina di appena otto anni». I nomi delle vittime della strage di Casalotti, Asma li ha ben presenti: mamma Jahan, papà Kamal e la piccola Arowa. Unico sopravvissuto a quella mattanza è Amir, vent'anni, ora ricoverato in ospedale in prognosi riservata. Asma ha un pensiero per ognuno di loro. Parla con Il Tempo dalla sua casa di Londra, che fino al 2023 condivideva proprio con Shahadat. E perentoria afferma: «Non sono più sua moglie. Sono una madre single che deve pensare ai propri figli». Quando ha saputo cos'era successo? «Lo scorso sabato. Guardavo la televisione e parlavano di quella famiglia trucidata venerdì. Che il responsabile era il mio ex marito ed era in fuga». Ha idea di dove può essere andato? «Non lo so. Quell'uomo non fa più parte della mia vita. Sentire la tv che parla di lui è come vedere una delle tante notizie al telegiornale. Per quell'uomo non verso più nemmeno una lacrima». Teme che possa contattarla o contattare i vostri figli? «Non fa più parte della mia vita. Devo però tener conto di un aspetto». Quale? «Che faccia azioni mostruose o no, resta il padre dei miei ragazzi. E loro devo proteggerli». Solo da Shahadat? «Da tutto e tutti. Devo fare in modo che non abbiano accesso alle informazioni. Per questo ho bloccato i telefoni. Come potrebbero reagire sapendo che il padre ha ammazzato una famiglia? Da mamma devo difenderli da qualsiasi cosa possa metterli a rischio». Qual era il suo rapporto con Shahadat? «Non avevamo nessun rapporto». Mi scusi, però, siete stati sposati. «Sì, è vero. E ci siamo separati nel 2023. Ora quell'uomo per me non esiste più e non voglio nemmeno ricordare il passato». Dopo la separazione ha provato a contattarla? «Da quel giorno è sparito nel nulla. Non una chiamata, non un messaggio. Non siamo più la sua famiglia. Meglio così. Non voglio soffrire ancora, la nostra vita deve andare avanti». Con lei è stato violento? «Mi scusi, ma quella fase della mia vita voglio dimenticarla. Sono molto stanca, la mia mente è fragile. Sa come vado avanti da quasi due anni?». Mi dica. «Con le medicine. Le prendo tutti i giorni per stare meglio. Qui a Londra ho la mia attività, la mia quotidianità, i miei bambini. Voglio dimenticarlo e, per quanto possibile, andare avanti. Ormai è uscito dalla mia vita». Sapeva che si era trasferito a Roma? E che in Italia continuava l'attività politica con il Bangladesh Nationalist Party? «Non sapevo nulla. Non mi ha dato notizie e non volevo averne. Per me, lui non era più niente. E ora, a causa di quest'azione terribile che ha compiuto, devo tornare a parlarne». Tra le ipotesi, oltre la fuga, c'è anche che Shahadat si sia ucciso. «Che sia vivo o morto, per me è indifferente». In Bangladesh ha avuto guai con la giustizia? «Questo non lo so, bisognerebbe chiederlo alla sua famiglia». Gli investigatori stanno scandagliando i suoi contatti: amicizie, legami politici. «Non so dirle se la polizia italiana ha chiamato anche me». Come? Non lo sa? «Sono esausta e mi sto tenendo lontana dal telefono. Tutti vogliono sapere, mentre io voglio solo dimenticare. Però, ora che ne ho l'occasione, vorrei dire una cosa». Prego. «Non ho la forza di chiamare, ma se posso aiutare in qualche modo fornirò tutto il supporto necessario».
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