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Cnpr forum, aumenta il costo del denaro: quale futuro per famiglie e imprese?
Oggi 13-07-26, 09:01
“Non condividiamo la scelta della Bce di alzare i tassi: significa erodere la ricchezza reale e il potere d'acquisto di famiglie e imprese. A pagare il conto è soprattutto la classe media, che per noi resta un segmento di riferimento fondamentale per la produttività e la ricchezza del Paese. Indebolirla è un errore fatale. La stretta pesa anche sull'indebitamento delle Pmi, di cui l'Italia è particolarmente ricca rispetto al resto d'Europa. Gli Stati Uniti, in una situazione analoga, non hanno preso una decisione così restrittiva: l'Ue poteva e doveva essere più prudente. La nostra priorità restano le piccole e medie imprese, da sempre l'ossatura del Paese. La capacità del governo di sostenerle è evidente: abbiamo aiutato famiglie e imprese ad affrontare il caro energia, i dati sull'occupazione sono positivi, abbiamo tagliato il cuneo fiscale e rilanciato fringe benefit e voucher sociali, nel tentativo di migliorare il clima tra datori di lavoro e dipendenti. Le imprese vanno sostenute perché sono il motore dell'occupazione”. Lo ha dichiarato Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia in commissione a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum “La BCE aumenta il costo del denaro: quale futuro per famiglie e imprese?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Secondo Maria Cecilia Guerra, parlamentare del Partito Democratico in commissione Bilancio della Camera dei deputati, “la BCE da un punto di vista tecnico ha agito con prudenza perché la variazione dei tassi è stata proprio minima. Guardando la situazione economica la scelta è stata guidata dalla considerazione che, se da un lato l'inflazione deriva dall'aumento dei costi energetici, bisogna monitorare l'inflazione interna specie per ciò che attiene i costi dei servizi. Era dunque una scelta obbligata quella di alzare i tassi. Le altre banche centrali hanno messo in campo aumenti molto più significativi rispetto all'Europa. Gli effetti sulle famiglie sono per noi molto importanti. Il rallentamento dei consumi ha preceduto quello dei tassi perché l'inflazione colpisce soprattutto le famiglie più povere, quelle che hanno un paniere vincolato. Le banche guardano molto al merito di credito con tassi più elevati per i soggetti considerati a rischio, e si registra un rallentamento soprattutto dei consumi non assistiti da una garanzia statale. La forte compressione dei salari, che in Italia sono ancora 9 punti sotto il livello del periodo pre-pandemico, è motivo di ulteriore preoccupazione”. Critica Laura Cavandoli, esponente della Lega nella commissione Agricoltura a Montecitorio: “La Bce ha adottato una scelta che grava su famiglie e imprese, diversa da quella della Fed. Quando inflazione e crisi economiche derivano da tensioni geopolitiche, non possono essere affrontate con il solo aumento dei tassi. L'incremento dello 0,25% su mutui e prestiti riduce il potere d'acquisto delle famiglie e la liquidità delle imprese, senza rappresentare una risposta adeguata. Ritengo questa decisione tecnicamente sbagliata perché adottata senza una piena valutazione del contesto. La presidente Lagarde l'ha recentemente rivendicata nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz non sia ancora del tutto superata. Ci si attendeva un calo più rapido dei prezzi al consumo, registrato invece solo in parte, ad esempio sui carburanti. Se le famiglie sono in difficoltà, le piccole e medie imprese lo sono ancora di più: con tassi più alti hanno meno liquidità e minori possibilità di investire. Il Governo ha introdotto strumenti importanti, come il Fondo di garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini e Transizione 5.0, ma gli effetti delle decisioni della BCE restano difficili da gestire e potrebbero non bastare a contenere l'inflazione europea”. Rafforzare il potere d'acquisto dei salari è la priorità per Marco Grimaldi, deputato di Avs in commissione Bilancio della Camera: “Le famiglie stanno subendo la spinta inflattiva generata dalle grandi corporazioni, soprattutto quelle che gestiscono gli interessi petroliferi e le multi-utilities oltre alle compagnie energetiche. Una spinta che ha eroso i salari alla quale si aggiunge anche l'aumento dei tassi d'interesse. Una scelta assurda anche perché invece di investire su economie e consumi si è preferito investire sull'economia di guerra. Scelte che penalizzano le piccole e medie imprese, rischiano di far saltare investimenti e acquisti, acuendo le difficoltà di un sistema che, al contrario, avrebbe bisogno di garanzie pubbliche e investimenti possibili in innovazione e ricerca. Con linee di credito che rischiano di essere sempre più compromesse. Noi siamo in un sistema che sarebbe in piena recessione se non ci fossero i fondi del Pnrr. Abbiamo vissuto 36 mesi di fila di calo della produzione. C'è bisogno di politiche che siano in grado di far tornare gli investimenti nei settori giusti rafforzando il potere d'acquisto dei salari per far ripartire i consumi”. Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell'Odcec di Bari: “Il rialzo dei tassi deciso dalla BCE, pur essendo considerato da molti una scelta tecnicamente corretta per contrastare l'inflazione, rischia di avere effetti pesanti su famiglie e aziende. L'aumento del costo del credito rende più onerosi prestiti e finanziamenti, riducendo i consumi e frenando gli investimenti, soprattutto delle piccole imprese. Per affrontare questa fase è necessario accompagnare la politica monetaria con interventi mirati a sostegno dell'economia reale”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale Esperti contabili: “L'aumento dei tassi d'interesse è uno strumento che rischia di rallentare la crescita economica senza risolvere un'inflazione generata soprattutto dall'aumento dei costi energetici. Per tutelare famiglie e imprese servono misure alternative, come un tetto ai tassi sul credito al consumo, interventi fiscali mirati, sgravi sui costi di produzione e politiche capaci di sostenere domanda e offerta, anziché affidarsi esclusivamente alla leva monetaria”. https://youtu.be/346JuKQdPG0
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