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Cnpr forum, con il “Piano Casa” cosa cambia?
Oggi 18-05-26, 10:28
“Il governo ha varato un Piano Casa molto ambizioso, con obiettivi chiari e importanti. Una misura che mancava da decenni, parliamo del Dopoguerra quando si erano programmati oltre 350mila immobili dopo le distruzioni dei bombardamenti. Questo Piano Casa punta a 100mila alloggi per risolvere in gran parte il problema dell'abitazione in Italia. Abbiamo una demografia che continua a segnare una decrescita costante rispetto ai decenni precedenti, ma se non c'è disponibilità di appartamenti significa che un problema c'è. I prezzi nelle grandi città sono esplosi, pensiamo a Milano dove una coppia di giovani lavoratori non riesce ad acquistare una casa. Questo piano interviene proprio su queste criticità. Non basta tuttavia l'intervento del governo, devono scendere in campo anche le regioni e i comuni. A Milano c'è stata una gestione non brillante da questo punto di vista con una incapacità di gestire il territorio che ha creato una devastazione degli immobili cittadini. Serve una collaborazione istituzionale, occorre recuperare l'edilizia pubblica ristrutturando e mettendo a norma l'esistente e, infine, va abbattuta la burocrazia”. Lo ha dichiarato Andrea Mascaretti, parlamentare di Fratelli d'Italia nella Commissioni Bilancio e Lavoro a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum “Piano Casa Italia: cosa cambia adesso?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Critico Antonio Misiani (PD) vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato: “Siamo molto scettici, i numeri dell'emergenza abitativa sono veramente preoccupanti. Ci sono 1,5 mln di famiglie che sono in condizione di disagio per quanto riguarda la casa, 300 mila in lista di attesa e la crisi riguarda ormai anche il ceto medio. Un piano all'altezza di questi numeri richiederebbe risorse straordinarie, investimenti e una visione prospettica delle politiche della casa. Il piano che ha presentato il governo non ha queste caratteristiche, innanzitutto perché non prevede risorse aggiuntive e si limita a riallocare e ridistribuire risorse che erano già state stanziate dai governi precedenti e anche dall'attuale. Per il ceto medio, la zona grigia, la fascia del Paese che si sta impoverendo, non prevede strumenti specifici. Non c'è il rifinanziamento del fondo affitti, non c'è un nuovo strumento per questa fascia sociale, non ci sono vere misure per calmierare i canoni, non c'è una regolamentazione degli affitti brevi che è quello che sta determinando in molte città, in particolare quelle a forte afflusso turistico, la crisi degli affitti lunghi”. Secondo Laura Cavandoli, deputata della Lega in Commissione Agricoltura della Camera, “Il decreto legge 66 dà risposte a quelle che sono le fragilità ma anche all'esigenza di case che c'è in Italia soprattutto nei grandi centri. Si parte da numeri importanti perché si vogliono realizzare 100.000 abitazioni nei prossimi dieci anni. L'ottica è quella di rigenerare, recuperare e riconvertire gli immobili pubblici, in modo che vengano rimessi sul mercato con funzione abitativa, per edilizia pubblica, sociale ed integrata, con l'obiettivo di fornire alloggi a prezzi accessibili. Si guarda soprattutto alle fasce più deboli con l'edilizia popolare: ci sono tante richieste da parte di chi non può accedere alla casa, e c'è tutto il discorso del social housing. Si parla di un investimento di 10 miliardi di euro per 100 mila abitazioni che attraverso il ‘decreto' riconosce l'urgenza di questa attività per dare risposte abitative anche a studenti e lavoratori fuori sede compreso quelli stagionali per agricoltura e turismo. Serve alleggerire la parte burocratica, con un commissario straordinario per individuare tutti gli immobili pubblici disponibili che possano essere convertiti in civili abitazioni con un alleggerimento burocratico”. Rivendica l'attività svolta Agostino Santillo (M5s) vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera: “L'emergenza abitativa l'abbiamo segnalata dalla fine della scorsa legislatura. Ma il governo è rimasto sordo a questo richiamo. Le liste d'attesa delle famiglie che aspettano un'abitazione con canone sociale raccolgono oltre 650mila nuclei. Questo Piano casa prevede 100mila alloggi in dieci anni senza neanche indicare da dove prendere i fondi. In secondo luogo, che ne sarà degli altri 550mila? In più c'è il problema degli inquilini morosi incolpevoli. Questo decreto legge ha portato a 22 milioni di euro un fondo che noi avevamo lasciato con 50 milioni; il governo dimentica poi il fondo di garanzia a sostegno all'affitto per chi è in difficoltà. Gli italiani hanno diritto a un'abitazione, alla qualità dell'abitare e non semplicemente ad una casa. La prima cosa da fare è la ricognizione vera del patrimonio edilizio abbandonato, compreso quello dei privati; poi limitare la speculazione con il sociale con il calmieramento dei prezzi rendendo più appetibili gli alloggi privati. Fin quando non avremo una mappatura chiara parliamo di aria fritta”. Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell'Odcec di Bergamo: “Il “Piano Casa Italia”, promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, punta ad aumentare l'offerta di abitazioni accessibili. Se potrà dare una risposta non solo alle fragilità più estreme, ma anche al crescente disagio abitativo di ceto medio, giovani lavoratori e famiglie lo vedremo nei prossimi mesi. Il Governo punta sul recupero degli immobili pubblici inutilizzati, sulla semplificazione burocratica e sulla collaborazione tra pubblico e privato. In concreto, però servono misure urgenti perché questi interventi si traducano davvero in case disponibili per i cittadini. Dobbiamo tuttavia contemperare la necessità di procedere speditamente con le legittime preoccupazioni di alcune associazioni ambientaliste che temono che il Piano Casa possa favorire eccessive semplificazioni urbanistiche e interventi poco compatibili con la tutela del territorio”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale Esperti contabili: “Il Piano Casa del governo pone un obiettivo molto ambizioso con 60mila alloggi popolari da recuperare e 100mila nuove abitazioni a prezzo calmierato da realizzare nei prossimi 10 anni. Numeri che sembrano molto grandi anche se non sono tali da estinguere l'emergenza abitativa. Se approfondiamo però il tema dei fondi che finanzino questo Piano non c'è nulla. Il Fondo per i progetti di rigenerazione urbano del 2020 è stato definanziato per destinare risorse al Piano Casa. Un fondo cui attingevano i comuni per restituire qualità e coesione nei territori. Togliere risorse all'uno per finanziare l'altro significa, semplicisticamente, spostare i soldi dalla tasca destra alla sinistra”.
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