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Comunicato Stampa: ‘Si fa presto a dire pace', il libro di Mario Raffaelli
Oggi 27-05-26, 14:00
‘Si fa presto a dire pace', è un'opera che invita a riflettere sul significato autentico della parola ‘pace': non una formula astratta o un auspicio retorico, ma un equilibrio fragile e complesso che richiede politica, pazienza, ascolto e capacità di costruire condizioni nuove per il dialogo. Attraverso esperienze personali e testimonianze dirette, Raffaelli mostra come la pace non coincida con l'assenza di conflitto, ma con la possibilità di trasformare lo scontro in confronto democratico e politico. Un libro che spiega bene il ruolo che diplomazia e mediazione possono ancora avere in un mondo attraversato da guerre, tensioni e profonde divisioni. Il consigliere regionale Nicolò Rocco (Riformisti Veneti in Azione) ha presentato l'opera dialogando con l'autore, l'Onorevole Mario Raffaelli, politico, diplomatico e mediatore italiano, nato a Trento nel 1946, che ha esercitato un ruolo decisivo nei processi di pace internazionali, in particolare in Mozambico. È stato deputato socialista dal 1979 al 1994 e sottosegretario agli Esteri nei governi degli anni '80. Il suo nome è legato soprattutto agli Accordi di pace di Roma del 1992, che posero fine alla lunga guerra civile in Mozambico. In quel processo fu il principale mediatore per conto del governo italiano, insieme alla Comunità di Sant'Egidio. Negli anni ha avuto anche incarichi internazionali sul Corno d'Africa e sulla crisi del Nagorno-Karabakh, oltre a un lungo impegno nella cooperazione internazionale e nella sanità africana attraverso AMREF, di cui è stato presidente della sezione italiana dal 2010 al 2020. Erano presenti alla presentazione dell'opera, tra gli altri, il Segretario Generale del Consiglio regionale, Roberto Valente, e l'Onorevole Giovanni Crema. “Il libro di Raffaelli – ha osservato il consigliere regionale - ci consegna alcuni messaggi molto importanti. Il primo, è che la pace è un processo di consapevolezza: ha certamente bisogno di una spinta ideale, ma non nasce soltanto dalle invocazioni. Va costruita concretamente attraverso il riconoscimento reciproco e la ricerca degli interessi di tutte le parti coinvolte. Serve quindi la capacità di comprendere anche le ragioni dell'altro e di creare condizioni che rendano possibile il dialogo. Il secondo messaggio è che la pace non riguarda mai soltanto due contendenti, ma è sempre un processo più ampio, che coinvolge intere aree geopolitiche e la comunità internazionale. Oggi, questo ruolo sembra essere messo in discussione dal ritorno delle logiche imperiali e dei conflitti di potenza, ma proprio per questo l'Europa deve ritrovare una sua funzione centrale. Noi europei abbiamo il compito di riaffermare l'Europa come patria del diritto, della centralità della persona e della diplomazia: un soggetto capace, non solo di esprimere valori ideali, ma anche di incidere concretamente nei processi di pace e di stabilizzazione internazionale.” Il Segretario Generale del Consiglio, Roberto Valente, nel suo intervento, ha evidenziato il punto di forza del libro: “Aiuta a comprendere lo spessore dell'impegno delle Istituzioni, nell'Africa australe, quando seppero tessere la tela per arrivare alla pace. Sono rimasto in particolare sorpreso e colpito dal ruolo esercitato dalla Comunità di Sant'Egidio e, soprattutto, del rapporto che Mario Raffaelli ha avuto con un giovane sacerdote, Matteo Zuppi, ora Cardinale, Presidente della CEI, Arcivescovo di Bologna, ma che all'epoca è stato braccio destro dell'autore nel processo di pacificazione.” L'autore, Mario Raffaelli, ha chiarito che “il libro ruota attorno a un'idea tanto semplice quanto spesso fraintesa: la pace non è mai qualcosa di scontato, né il risultato di sole invocazioni o manifestazioni simboliche. È invece un processo lungo, complesso e faticoso, che richiede mediazione, diplomazia e la costruzione di condizioni concrete, istituzionali, economiche e internazionali, capaci di permettere ai contendenti di continuare a perseguire i propri interessi attraverso il dialogo e non attraverso le armi. Il punto di partenza del racconto è l'esperienza del Mozambico e dell'Africa australe, dove un articolato percorso di mediazione portò a un processo di pacificazione riuscito. In quell'area, infatti, non vi era soltanto la guerra civile mozambicana: l'Angola era attraversata da un altro conflitto, lo Zimbabwe era appena uscito dal processo d'indipendenza e il Sudafrica viveva ancora la stagione drammatica dell'Apartheid. Tutti questi conflitti finirono per trovare una soluzione dentro un più ampio processo di stabilizzazione regionale. Ed è proprio questa una delle lezioni centrali del libro: i processi di pace non possono essere isolati, ma sono sempre processi di area. Non può esistere una pace duratura in un singolo Paese se quel Paese continua a essere immerso in una regione segnata da tensioni e da guerre.” “Fondamentale, in quella esperienza, fu anche il ruolo svolto dalla Comunità di Sant'Egidio, con cui collaboravo da anni – ha voluto sottolineare Raffaelli - Da quella sinergia, nacque quella che il Segretario generale dell'ONU dell'epoca definì ‘la formula italiana': da una parte, le istituzioni e il governo, capaci di mettere in campo autorevolezza diplomatica, strumenti e competenze; dall'altra, il forte slancio umanitario e la credibilità di una realtà della società civile come Sant'Egidio. Accanto a Raffaelli operava anche Matteo Zuppi, allora giovane sacerdote e oggi presidente della Conferenza Episcopale Italiana.” Mario Raffaelli ha anche ricordato che “l'Europa non ha alle spalle una storia di pace, ma guerre di tutti i tipi, che hanno causato milioni di morti. Se abbiamo avuto 80 anni di pace, lo dobbiamo al fatto che dei politici illuminati, alla fine della Seconda guerra mondiale, hanno iniziato a costruire condizioni diverse, mettendo assieme carbone e acciaio che erano stati all'origine dei conflitti; da lì, è nata la comunità economica europea che si è evoluta negli anni, fino all'odierna Unione europea, una realtà unica, dove i contrasti vengono gestiti in modo democratico attraverso procedure codificate, senza ricorrere alla guerra. Oggi, viviamo in un mondo complesso, frammentato, ma dalla lettura del mio volume credo che si possano trarre numerose lezioni con un valore specifico per interpretare l'odierno panorama internazionale. Con un approccio pragmatico: in politica e in diplomazia convivono sia la spinta ideale sia il pragmatismo, concepiti come realtà separate e contrapposte. La grande difficoltà è fare sintesi tra questi due mondi: quando ci si riesce, si vivono momenti importanti della Storia. La diplomazia è lo strumento che risolve le situazioni di conflitto trasformando le armi della guerra nelle armi della critica. Per raggiungere una pace sostenibile, attraverso il compromesso. In quest'ottica, è fondamentale la pressione sulle parti in causa esercitata da quei Paesi che abbiano capacità di incidere sui contendenti. E l'Europa deve capire che, per difendere i propri interessi ed essere soggetto attivo nel panorama internazionale, deve diventare un soggetto politico.” “Per arrivare alla pace, è fondamentale trovare un buon accordo tra le parti contrapposte, che va però sempre implementato, dato che la pace non è per sempre, ma deve essere difesa e curata giorno dopo giorno. E, per risolvere un conflitto, la via è sempre un processo graduale, per transizione e mai per implosione.”, ha concluso Mario Raffaelli. La responsabilità editoriale e i contenuti di cui al presente comunicato stampa sono a cura di CONSIGLIO REGIONALE VENETO
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