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Fara (Eurispes): "La devianza giovanile è fenomeno complesso e delicato della società"
Oggi 16-06-26, 14:08
Roma, 16 giu. (Adnkronos) - ''La devianza giovanile – spiega il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara – è uno dei fenomeni più delicati e complessi della nostra società. La complessità del problema rende indispensabile un approccio multidisciplinare, che tenga conto dell'attività di contrasto, esplori dinamiche e tendenze, si interroghi su origini e motivazioni, per rispondere al diffuso allarme sociale senza cadere in facili semplificazioni. Il mondo giovanile non è un gruppo sociodemografico omogeneo, ed è bene non cadere nella tentazione di trattarlo come se lo fosse, anche quando si prendono in esame gli episodi di devianza e criminalità. Ad alcuni ragazzi il futuro è stato semplicemente negato, arruolati dalla criminalità organizzata, o esclusi da un normale percorso scolastico e dal sostegno di una famiglia. Ma anche i contesti apparentemente meno problematici possono generare comportamenti antisociali o criminali: una devianza 'borghese', 'normalizzata', che si esprime con vandalismo, bullismo, comportamenti autodistruttivi. Per molti ragazzi la devianza esprime il disagio derivante dal confronto con una società di cui non si sentono realmente parte, né tantomeno protagonisti. L'attività di ricerca ed analisi conferma un diffuso malessere giovanile che si manifesta, in alcuni casi, in una silenziosa esclusione sociale, in altri, in comportamenti antisociali e, talvolta, criminosi''. ''I Social Network – conclude il presidente dell'Eurispes – si rivelano spesso strumenti che amplificano i comportamenti devianti, facendone modelli accattivanti, diffondendone l'esempio, disumanizzando le vittime e desensibilizzando gli autori, normalizzando condotte violente e abusanti. Occorre, infine, tenere presente che una parte del fenomeno rimane “sommerso”, in quanto frenato dalle resistenze delle famiglie e dalla chiusura dei ragazzi stessi. Anche questa è una sfida che non può non essere accolta''. L'indagine campionaria presso la popolazione realizzata dall'Eurispes contribuisce a delineare il quadro delle opinioni prevalenti tra i cittadini italiani, indagando sia le interpretazioni sociali del fenomeno delle bande giovanili sia le rappresentazioni più diffuse: dai gruppi ritenuti maggiormente coinvolti o vulnerabili, alla distribuzione territoriale del fenomeno, fino alla valutazione delle strategie più efficaci per contrastarlo. Tra gli obiettivi dell'indagine sul territorio vi è anche quello di mettere a confronto i dati forniti dalle Forze di Polizia sui giovani denunciati e le opinioni ed esperienze dei cittadini, per indagare la corrispondenza o meno tra numeri e percezioni diffuse. L'insieme delle risposte fornite dai cittadini risulta nel complesso in linea con i dati relativi agli ultimi anni e con la loro recente evoluzione. L'aumento dei reati compiuti da giovani, ed in particolare da minori, in tipologie che causano un forte allarme sociale appare coerente con poco meno della metà degli italiani che considerano per niente o poco sicura in relazione alla criminalità giovanile la località in cui vivono, che definiscono la diffusione di comportamenti devianti/illeciti da parte di giovani aumentata rispetto al passato, che sono a conoscenza della presenza di bande giovanili nella città/località in cui vive. Secondo il giudizio dei cittadini, i mass media rappresentano in modo realistico o addirittura in modo meno grave rispetto alla realtà il problema della criminalità giovanile, anziché amplificarlo. Non siamo dunque di fronte ad un divario tra realtà e percezione sociale. La percezione della sicurezza riguardo alla violenza giovanile divide quasi a metà la popolazione: il 46% giudica positivamente la situazione della città o località in cui vive, mentre il 44,5% esprime un giudizio negativo. La diffusione di comportamenti devianti o illeciti da parte dei giovani rispetto al passato è aumentata secondo il 46,7% dei cittadini.Le cause alla base dei comportamenti devianti tra i giovani Il fattore più rilevante nella diffusione della criminalità giovanile riguarda, secondo i cittadini, l'inadeguatezza della famiglia (19%), a seguire la mancanza di una cultura della legalità (18,9%), la carenza di opportunità lavorative (13%), il disagio economico (12,2%),l'influenza esercitata dal mondo del Web (9,4%), la limitata presenza delle Istituzioni statali nei territori (6,6%), il potere delle organizzazioni criminali (6,4%), la mancata integrazione sociale (5,3%), l'inadeguatezza del sistema scolastico (3,6%). Su quali fattori scatenanti occorre mettere attenzione I fattori che influiscono negativamente sui giovani contribuendo a favorire comportamenti violenti sarebbero l'assenza o la distrazione della famiglia, giudicata influente nell'85,5% dei casi. Seguono il contesto sociale degradato (77,4%), un'educazione troppo permissiva (75,3%), la mancanza di autorevolezza delle Istituzioni (73,1%), l'esclusione sociale (70,9%), il fallimento educativo della scuola (69,2%). Il desiderio di ribellione giovanile rappresenta l'elemento con la quota più contenuta di attribuzioni di responsabilità (60,1%). In relazione ai fattori che contribuiscono alla devianza giovanile (intesa come insorgenza di comportamenti illeciti o violenti) si osservano variazioni nei livelli di incidenza attribuiti alle diverse forme di influenza. Il cattivo esempio di amici o conoscenti raccoglie la quota più alta di giudizi di incidenza medio-alta con l'85,5% delle risposte. Segue il cattivo esempio di genitori, fratelli o altri familiari (79,5%), l'incidenza significativa dei modelli negativi trasmessi da influencer o celebrità (65,5%) o veicolati da serie, film o videogiochi (63,2%), ma anche, sebbene in misura minore, dalla musica (53,8%). Sul piano della sicurezza, il 36,9% dei cittadini si stente minacciato dalla microcriminalità. La criminalità organizzata, inclusa la mafia, è indicata nel 26,1% dei casi come seconda fonte di minaccia più rilevante, mentre le gang giovanili sono menzionate dal 17,4%. La presenza di bande giovanili sul territorio I dati raccolti offrono un'indicazione del grado di consapevolezza dichiarata rispetto alla presenza di bande giovanili nei contesti locali. Il 52% dei cittadini dichiara di non avere alcuna informazione in merito. Il 33,5% riferisce di aver appreso dell'esistenza di bande giovanili in modo indiretto, tramite racconti di parenti, amici o conoscenti. Il restante 14,5% afferma di essere a conoscenza del fenomeno per esperienza diretta, avendolo vissuto personalmente o attraverso un contatto concreto. L'analisi delle risposte per area geografica restituisce un quadro articolato dei livelli di conoscenza, diretta o indiretta, riguardo alla presenza di bande giovanili nella propria città o località di residenza. Nel Nord-Ovest il 33,6% riferisce di averne sentito parlare tramite conoscenti, e il 14,2% segnala un'esperienza personale. Una distribuzione simile si riscontra nel Nord-Est, dove il 36,9% riferisce di averne sentito parlare attraverso parenti, amici, conoscenti, mentre il 14% segnala un'esperienza diretta. Anche nel Centro e nel Sud, la conoscenza indiretta è riportata rispettivamente dal 34,9% e dal 29,9%, mentre le esperienze dirette sono indicate dal 17,9% e dal 13,1%. Infine, nelle Isole, il 32% degli abitanti fa riferimento a racconti di terzi e il 12,8% segnala un'esperienza personale. Le condotte più frequentemente associate alle bande giovanili sono i gli episodi di insulti e derisione (68,5%) e gli atti di vandalismo (67,3%), seguiti dalle minacce (60,8%) e dalle aggressioni fisiche (46,8%). Percentuali non trascurabili riguardano anche i reati minori: il 43,4% dei cittadini segnala scippi e borseggi, mentre il 42,6% cita furti di automobili o motorini. Meno frequente, ma comunque elevata, è l'associazione con episodi di molestie o violenza sessuale, indicata dal 25,4% del campione. La composizione delle bande giovanili Secondo il 42,4% degli interpellati le bande giovanili sono formate da ragazzi italiani e stranieri insieme, a indicare una visione del fenomeno come realtà eterogenea e mista. L'idea di gruppi composti esclusivamente da stranieri è indicata nel 25,4% dei casi, mentre nel 16,6% si fa riferimento a bande formate solo da italiani. Tra gli intervistati, la quota più elevata (70,9%) afferma di essere a conoscenza dell'esistenza di bande composte esclusivamente da ragazzi. Il 41,1% segnala la presenza occasionale di una o due ragazze in contesti prevalentemente maschili. Una minoranza (30,8%) dichiara di conoscere bande a composizione equilibrata tra ragazzi e ragazze, mentre solo il 9,4% riferisce di aver appreso dell'esistenza di bande composte interamente o prevalentemente da ragazze. Quasi quattro cittadini su dieci hanno conoscenza indiretta dell'operato di gang giovanili, mentre un terzo ne ha avuto esperienza diretta Il 37,4% dei cittadini riferisce di essere a conoscenza di situazioni problematiche vissute da conoscenti a causa di bande giovanili. Tra coloro che dichiarano invece un'esperienza diretta (in totale il 33,7%), il 17% riferisce episodi di minacce o insulti, il 9% ha subìto un furto e il 7,7% è stato aggredito fisicamente. In presenza di problemi legati al fenomeno delle bande giovanili, oltre la metà del campione (57,5%) dichiara di non aver mai sporto denuncia. Tra coloro che invece dichiarano di aver sporto denuncia, il 26% lo ha fatto una sola volta, mentre il 16,5% lo ha fatto in più occasioni, configurando un coinvolgimento più reiterato o una maggiore propensione ad affidarsi alle Forze dell'ordine. Quasi sette cittadini su dieci (69%) dichiarano di aver evitato, almeno una volta, alcune aree del proprio territorio perché considerate frequentate da gang giovanili. Nel dettaglio, il 34,6% afferma di aver evitato tali zone in modo occasionale, mentre il 25% riferisce di farlo con frequenza. Un ulteriore 9,4% adotta sistematicamente questa strategia, evitando sempre determinati spazi urbani. La quota più consistente dei cittadini (47,2%) considera le norme attuali troppo indulgenti, mentre il 32,9% dichiara di non avere un'opinione precisa sul tema. Infine, il 16,2% ritiene che l'impianto normativo sia adeguato, mentre solo una minoranza (3,7%) lo giudica eccessivamente severo. Secondo i cittadini, per affrontare il fenomeno occorrerebbe soprattutto rafforzare la presenza delle Forze dell'ordine sul territorio nazionale (15,5%), seguita dall'inasprimento delle pene anche nei confronti dei minori (15,2%). Quasi con la stessa incidenza, il 14,7% propone di promuovere l'educazione alla legalità all'interno delle scuole, mentre il 14% ritiene utile incentivare la creazione di spazi di aggregazione giovanile positivi, come centri sportivi, culturali o ricreativi. Interventi di tipo sociale trovano espressione nel 13,6% delle risposte, che individuano nel sostegno all'occupazione giovanile una possibile leva di prevenzione, e nell'8,8% che menziona il supporto alle famiglie in difficoltà. Inoltre, l'8,7% attribuisce efficacia alla limitazione dell'accesso degli immigrati. Molto contenute le indicazioni relative alla promozione di un uso corretto del Web (6%) e di chi fa riferimento ad altre misure non comprese tra quelle proposte (3,5%). Secondo quasi la metà dei cittadini (46,1%), la copertura mediatica rispecchia in modo realistico la gravità del fenomeno. Di contro, il 27,4% ritiene che i media tendano a ridimensionare la portata del problema, sostenendo che la rappresentazione offerta è meno grave rispetto alla realtà. Infine, il 26,5% sostiene che i mass media trasmettono un'immagine eccessivamente allarmistica della criminalità giovanile. I dati evidenziano che la metà degli interpellati dichiara di non aver mai assistito né di essere venuto a conoscenza di comportamenti violenti da parte di ragazzi in tali contesti. Tuttavia, una porzione altrettanto rilevante della popolazione riferisce almeno un episodio: il 28,3% afferma che è successo più di una volta, mentre il 21,7% riporta di aver avuto un'esperienza simile almeno una volta.
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