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Fasce orarie, giorni deboli e rotte sacrificabili: così le compagnie aeree si preparano al peggio
Oggi 06-05-26, 14:49
La tensione sui mercati energetici, alimentata dallo scontro tra Iran e Stati Uniti e dalla persistente chiusura dello Stretto di Hormuz, inizia a produrre effetti anche sul trasporto aereo. Le compagnie, pur in assenza di una vera e propria emergenza nelle forniture, stanno predisponendo piani di contingenza per affrontare un possibile peggioramento dello scenario già nelle prossime settimane, con l'obiettivo di contenere costi e garantire la continuità operativa. Le prime linee guida, emerse da confronti interni ai vettori e rilanciate dal "Corriere della Sera", delineano un approccio selettivo e graduale. Tra le misure più immediate figura la riduzione dei voli nelle ore centrali della giornata, considerate meno strategiche in termini di riempimento e redditività. L'idea è quella di concentrare l'offerta nelle fasce orarie più richieste - mattina presto e tardo pomeriggio - così da mantenere elevati i coefficienti di carico e limitare gli sprechi di carburante. Parallelamente, si ragiona su una rimodulazione dell'offerta lungo l'arco della settimana. I giorni con minore domanda, come martedì, mercoledì e sabato, potrebbero essere i primi a subire tagli o accorpamenti di voli. Resterebbero invece sostanzialmente intatti i giorni a più alta intensità di traffico - lunedì, venerdì e domenica - cruciali sia per i flussi turistici sia per quelli legati ai viaggi d'affari. Più incerta la posizione del giovedì, che potrebbe rientrare tra le giornate oggetto di interventi mirati. Un altro capitolo rilevante riguarda la revisione delle rotte. Le compagnie stanno già individuando una lista di collegamenti "sacrificabili", a partire da quelli con margini ridotti o con tassi di riempimento non soddisfacenti. Nel mirino finiscono soprattutto le rotte domestiche, dove la presenza di alternative ferroviarie, in particolare l'alta velocità, consente una maggiore flessibilità nei tagli senza compromettere eccessivamente la mobilità dei passeggeri. Diverso il discorso per i collegamenti verso le isole, considerati essenziali: in questi casi si punta a mantenere almeno una frequenza giornaliera, anche a costo di ridurre il numero complessivo dei voli. Ryanair è tra i vettori che stanno lavorando più attivamente su queste simulazioni. Il suo amministratore delegato, Michael O'Leary, ha chiarito che si tratta al momento di scenari ipotetici, senza decisioni operative già adottate. Tuttavia, ha anche sottolineato come la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz rappresenti un fattore di crescente preoccupazione per l'intero comparto, rendendo necessario prepararsi per tempo. Secondo il manager irlandese, un'eventuale fase critica potrebbe manifestarsi già all'inizio di giugno, anche se molto dipenderà dall'evoluzione del contesto geopolitico. La strategia non è isolata. Altri dirigenti del settore, pur mantenendo l'anonimato, confermano che esistono già elenchi preliminari di destinazioni e frequenze da ridurre in caso di necessità. Si tratta di un lavoro di pianificazione che coinvolge sia le compagnie low cost sia i vettori tradizionali, chiamati a trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e tutela dei collegamenti. Sul fronte istituzionale, la posizione resta improntata alla cautela. Il commissario europeo ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, ha ribadito che al momento non vi sono evidenze di una carenza di carburante per l'aviazione civile. Allo stesso tempo, però, ha riconosciuto la delicatezza della situazione, sottolineando la necessità di mantenere alta l'attenzione e di essere pronti a intervenire qualora le condizioni dovessero deteriorarsi rapidamente. Nel frattempo, alcune misure sono già entrate in vigore, seppur in forma limitata. Diverse compagnie hanno avviato una razionalizzazione dell'offerta, cancellando o riducendo le rotte meno redditizie e i collegamenti stagionali con bassi livelli di riempimento. Particolare attenzione viene riservata alle destinazioni secondarie e alle tratte caratterizzate da forte concorrenza, dove i margini risultano più compressi. Si tratta, per ora, di interventi mirati e progressivi, pensati per rafforzare la resilienza del sistema senza generare allarmismi tra i passeggeri. Ma il settore resta in allerta: se la crisi energetica dovesse intensificarsi, i piani oggi ancora sulla carta potrebbero trasformarsi rapidamente in misure operative, con un impatto diretto sull'offerta di voli e sull'intero mercato del trasporto aereo europeo.
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