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Fii, Ben Amor: "Creatività e pensiero critico non vanno consegnati all'intelligenza artificiale"
Oggi 20-06-26, 11:43
Roma, 20 giu. (Adnkronos) - L'intelligenza artificiale può aiutare l'educazione, ma alcune competenze devono restare patrimonio umano e non possono essere delegate alle macchine. Yanis Ben Amor, executive director del Center for Sustainable Development della Columbia University, lo spiega durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, presentando il lavoro realizzato con Fii Institute sulle “non-negotiable skills”. La domanda di partenza riguarda il rischio che insegnanti e professori finiscano per trasferire all'AI alcune capacità che i bambini non impareranno più. Non sarebbe la prima volta nella storia. Ben Amor cita il calcolo mentale: un tempo era considerato una competenza indispensabile, poi l'arrivo delle calcolatrici e degli smartphone lo ha reso molto meno praticato. Con l'intelligenza artificiale il rischio è più ampio. Per questo, negli ultimi due anni, un lavoro internazionale con oltre 40 università, molte anche del Global South, ha cercato di individuare le competenze che ogni bambino dovrebbe continuare ad apprendere “da ora e per sempre”. Tra queste ci sono creatività e pensiero critico, ma il rapporto ne individua più di nove, accompagnandole con casi concreti per spiegare perché debbano essere protette. Il ragionamento si allarga poi all'impatto dell'AI sul lavoro. Ben Amor ricorda che la partnership tra Columbia e Fii Institute osserva quattro ambiti: educazione, etica, sanità e macroeconomia. Sulla dimensione occupazionale, il lavoro è guidato da Jeffrey Sachs, con due rapporti dedicati all'impatto sui posti di lavoro. Un primo effetto sembra già visibile negli Stati Uniti, soprattutto tra i laureati alla ricerca di un primo impiego: le offerte sono diminuite. Ma attribuire tutto all'AI sarebbe troppo semplice. Una spiegazione è che la produttività dei team già presenti nelle aziende sia aumentata, riducendo la necessità di assumere nuove persone. Un'altra riguarda il quadro economico generale, segnato da crisi successive e da un clima di incertezza che spinge le imprese a rallentare le assunzioni. Secondo Ben Amor, molte aziende preferiscono spiegare tagli o mancate assunzioni con l'AI perché appare una motivazione più moderna e meno problematica da comunicare rispetto a una difficoltà economica. Solo un periodo di normalizzazione permetterà di capire quanto l'impatto sia davvero legato alla tecnologia. La storia delle innovazioni tecnologiche suggerisce comunque prudenza. Ogni grande evoluzione ha cancellato alcuni lavori, ma ne ha anche creati altri che prima non esistevano. Il “prompt writer” è un esempio: dieci anni fa sarebbe stato un mestiere incomprensibile ai più. L'AI, quindi, non porta solo rischi, ma anche opportunità oggi difficili da immaginare.
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