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Giani invita alla Regione l'ex militante di Hezbollah. E M5S lo "corteggia"
Oggi 13-06-26, 10:22
La Regione Toscana apre le porte a Dyab Abou Jahjah, per Israele ex militante di Hezbollah. Jahjah è entrato ieri nelle sedi istituzionali della Toscana. La mattina a Palazzo Panciatichi, il pomeriggio al convegno su Hind Rajab e i crimini internazionali, alla presenza di esponenti politici della Regione. Alle 11, in Sala Fanfani, i consiglieri Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti, esponenti del M5S, hanno incontrato il fondatore della Hind Rajab Foundation nella giornata di studio «Hind Rajab e gli altri crimini. Il diritto internazionale tradito e le vie della giustizia». Alle 16, invece, era presente al convegno a cui hanno partecipato, tra gli altri, l'assessore Alessandra Nardini. Prevista la presenza anche del presidente Eugenio Giani e Bintou Mia Diop, vicepresidente della Regine Toscana e assessore alla Pace. Abou Jahjah è il volto della Hind Rajab Foundation, l'organizzazione che ha avviato iniziative giudiziarie contro militari israeliani accusati di crimini di guerra. Su di lui e sulla fondazione il ministero israeliano per gli Affari della Diaspora e la lotta all'antisemitismo ha pubblicato un report dal titolo «A Pseudo-Legal Organisation Masking a Dangerous Agenda». Il documento descrive la fondazione come una struttura che usa strumenti legali, fonti aperte, social network, immagini e video per costruire dossier contro soldati israeliani e portarli davanti a tribunali nazionali e internazionali. La fondazione rivendica l'azione come ricerca di giustizia. Israele la presenta come una macchina di pressione politica mascherata da diritto. Il passaggio più sensibile riguarda Abou Jahjah. Il report lo indica come ex militante di Hezbollah, ricostruisce i suoi rapporti politici con l'organizzazione sciita libanese, cita messaggi pubblici su Hassan Nasrallah e precedenti attività in Europa. In un post pubblicato dopo la morte del leader di Hezbollah, ha scritto: «Sayyed Hassan Nasrallah non sarà mai dimenticato. È un leader storico della resistenza. Ha liberato il Libano nel 2000, lo ha difeso nel 2006 e ci ha permesso di vivere in libertà e con orgoglio». E ancora: «Ho avuto il privilegio di incontrare una volta Sayyed Nasrallah, nel 2001. Abbiamo parlato solo per un'ora, ma il suo carisma, il suo sorriso, la sua brillantezza e la sua gentilezza sono indimenticabili. Mi considero fortunato ad aver vissuto nella sua epoca e ad aver assistito alla sua leadership». E poi conclude: «E tra i nostri martiri, lui è il principe. Che Dio benedica la tua anima». Nella giornata fiorentina il tema è partito da Hind Rajab, la bambina palestinese uccisa a Gaza, diventata simbolo internazionale. Il nome della bambina ha dato alla fondazione una forza morale immediata. «Penso che l'omicidio di Hind Rajab rappresenti quel senso di impunità del regime israeliano per i crimini di guerra. Credono di poter fare qualsiasi cosa senza subirne le conseguenze», ha detto Abou Jahjah. Ma per il report israeliano, quello di Abou Jahjah, conosciuto con l'alias «Malcolm X», non è un profilo neutro. É stato autore di articoli su Al-Akhbar, giornale libanese indicato nel report come vicino a Hezbollah. Nel 2002 fu accusato dalle autorità belghe di coinvolgimento in incidenti violenti e sui social avrebbe definito gli attentati dell'11 settembre «dolce vendetta». Durante la guerra «Iron Swords», invece, avrebbe sostenuto apertamente Hamas e Hezbollah. Mentre nel 2017, secondo il report, fu allontanato dal quotidiano belga De Standaard dopo aver elogiato un attentato a Gerusalemme in cui morirono quattro soldati israeliani, scrivendo: «Con ogni mezzo necessario, Palestina libera». Nel 2004 il quotidiano olandese Het Laatste Nieuws gli attribuì la frase: «Considero ogni morte di un soldato americano, britannico o olandese una vittoria», pronunciata nel contesto della guerra in Iraq. Negli anni successivi l'attivista ha contestato diverse ricostruzioni delle proprie dichiarazioni sostenendo di essere stato citato in modo distorto.
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