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Il "blocco barelle" costa 10 mila euro al giorno
Oggi 26-05-26, 13:42
Il «blocco barella» non blocca i tassametri delle ambulanze private. Sono quelle noleggiate dall'Ares per andare a sostituire, nelle postazioni territoriali del 118, i mezzi di soccorso che rimangono in fila davanti ai Pronto soccorso sovraffollati del Lazio. Questo affitto nel 2025 è costato 3 milioni e 920 mila euro, con una media di 10.740 euro al giorno. L'azienda regionale per l'emergenza-urgenza lo definisce il fenomeno del «fermo-mezzi», che scatta quando serve il veicolo sostitutivo in attesa del rientro dell'ambulanza in missione, spesso bloccata a causa della mancata restituzione della barella, che sovente viene usata dai Ps per far «stazionare» il paziente in astanteria fino alla liberazione di un posto letto in osservazione breve o medicina d'urgenza (o nei reparti di degenza). In quelle ore d'attesa, però, le ambulanze lasciano scoperte le proprie postazioni territoriali di riferimento. E, per questi motivi, scattano così i costi-extra per il noleggio dei mezzi di soccorso privati, che vengono chiamati dall'Ares, appunto, proprio per andare a coprire le postazioni del 118 rimaste sguarnite dal fermo-mezzi. Anche perché, come ha scritto la stessa Ares 118, il «servizio a chiamata spot è essenziale per coprire le carenze giornaliere nel servizio di trasporto in emergenza, che si verificano a seguito di circostanze impreviste». Per quest'anno l'Ares ha deliberato «l'affidamento del servizio di soccorso sanitario in area extraospedaliera spot - attività a chiamata» a 8 società private e 2 associazioni di volontariato per 2 milioni di euro annuali. Gli importi orari, però, sono diversificati: per le 8 aziende private il costo previsto è di 64 euro l'ora per le ambulanze con solo infermiere, 84 euro quelle con il medico e 104 euro con medico e infermiere. Per le 2 associazioni di volontariato, invece, il costo fissato è di 48 euro l'ora per le ambulanze con solo infermiere, 58 euro con il medico e 88 euro con medico e infermiere. Questi costi vanno poi a pesare tutti sul bilancio del 118, chiuso lo scorso anno con una perdita pari a -27,9 milioni di euro: «Dal 2019 Ares è stata inibita a fatturare il cosiddetto fermo mezzi alle strutture ospedaliere private - ha scritto l'azienda nella relazione che accompagna il consuntivo - Tale valore nel 2025 è stato calcolato per un totale di 1.585.449» nelle strutture private e per altri 2 milioni e 334 mila euro in quelle pubbliche. Per questo motivo l'Ares lamenta nel bilancio di «sostenere costi anche di provenienza da problemi sistemici esterni. Basti pensare all'attivazione di ambulanze cosiddette a spot, per la parte generata dal fermo mezzi nei Pronti Soccorso degli ospedali laziali. Per tale ragione - ha concluso l'Ares - si ritiene che la perdita possa essere coperta mediante intervento regionale che tenda non soltanto a riportare l'equilibrio economico, ma anche stabilmente a considerare il livello di finanziamento pari ai costi che l'Azienda presenta a preventivo.
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